cover boy di Carmine Amoroso

                                                                                  CRITICHE INGENEROSE

                                                                            voto : ** e mezzo   (Italia 2006)

cover-boyUn giovane rumeno, Ioan (Eduard Gabia) parte per l’Italia in cerca di fortuna grazie ad un amico che poi perderà per strada. Arrivato là, la sua vita inizialmente è molto difficile e, tra un lavoro precario e l’altro, vive in clandestinità e sbarca il lunario insieme al suo nuovo amico Michele (Luca Lionello), con cui divide anche la casa. La possibilità di sfondare e finalmente cambiare vita arriva grazie ad una donna che lo lancerà nel mondo della moda, essendo lei stessa una fotografa. Ciò lo porterà ad abbandonare l’amico che andrà in contro ad un tragico destino. Ioan, invece, accortosi della vanità e superficialità del mondo di cui ormai fa parte, decide di tornare indietro, in patria.

Un film medio e passabile, senza buonissimi attori, che offre però molti spunti di riflessione attuali. In particolare si interroga  sulle condizioni di vita sopportate  da quesgli immigrati clandestini che cercano di stare fuori dal mondo della criminalità.

Una buona sceneggiatura con momenti di carica emotiva ricercata e trovata , che rasenta quasi il commovente.

Un film passato inosservato anche dalla critica che ha scritto cose non eccezionali ma che invece qualche pregio ce l’ ha, e non uno solo.

harry potter e il principe mezzosangue di David Yates

                                                                                       TROPPO SUCCESSO…

                                                                         voto: ** e mezzo       (USA 2009)

mezzosangue

Nel sesto capitolo della storia del piccolo Harry Potter, tratto dal best seller campione d’incassi di J.K. Rowling, il mago (Daniel Radcliffe)  scopre, grazie al maestro Silente che il signore oscuro Voldemort (di cui si scopre anche l’identità da bambino) ha diviso la sua anima in sette parti, rispettivamente all’interno di sette oggett, chiamati Horcrux, per raggiungere l’immortalità .Il piccolo mago e il professore si mettono così alla ricerca di uno di questi Horcrux per limitare la potenza del cattivo. Sullo sfondo di una ricerca spasmodica e serrata quanto avvincente e appassinante, nascono due storie d’amore tra Ermione (Emma Watson) e Ron (Rupert Grint) e tra Harry e Ginny.

Una trama che tiene e non risulta mai farraginosa e lenta, pur essendo uno dei film, tra tutta la saga di Harry Potter, meno movimentati, senza molta azione. Questo può essere una difficoltà per un   film di questo tipo, che fa dello spettacolo il suo fiore all’occhiello, ma le scelte di regia sono azzeccate.

Una scenografia davvero magistrale e stupefacente mischia realtà ed effetti speciali in modo regolare e mai pleonastico e attori mediocri che ormai hanno (chiaramente) il personaggio incollato alla loro immagine. Questo  può aiutare ma le imprecisioni tecniche emergono lo stesso e gli interpreti, a parte in pochi casi, non si mostrano dei fenomeni (per usare una litote).

Daniel Radcliffe (Harry) per me è un attore di basso livello che ha avuto un’ incredibile fortuna ad essere scelto come il protagonista della saga, sbarcando così nel Cinema. In caso contrario, non so se molti lo conoscerebbero adesso.

Pensate, è come se avesse firmato un contratto a tempo indeterminato da quando ha 10 anni. Mica male…

Il film non è cattivo nel complesso. La trama del libro è poi rispettata abbastanza bene, con le ovvie mancanze dell’immagine rispetto alle lettere. Trovo comunque assurdo che i maggiori cinema seguiie da critica e spettatori, di ogni genere, trepidino nel vedere nelle sale questo film.

C’è qualcosa che non va, si percepisce chiaramente. Harry Potter dovrebbe essere un film marginale che vanno a vedere coloro che leggono il libro e sono appassionati del personaggio, per lo più. E’ assurdo che tutti aspettino questi film che, diciamolo, alla fine sono mediocri e dovrebbero interessare solo alcuni. Ma di questi tempi molte cose sono inspiegabili…

la zona di Rodrigo Plà

                                                       TRAGICITA’, FORZA E ISTINTO PER RODRIGO PLA’

                                                                          voto: ***    (Messico/Spagna 2007)

zonaIn un quartiere residenziale a Città del Messico, la vita prosegue tranquilla ma il normale equilibrio della comunità viene alterato da un ‘ intrusione. Questa infatti non è altro che una vera e propria zona di ricchi, totalmente staccata da mura e fili dell’alta tensione dal resto della città che vive in miseria e povertà in favelas e baraccopoli. Una tempesta offre a dei ragazzini , poveri che vedono nella zona una fonte di ricchezza e cibo, la possibilità di introfularsi in essa, scavalcando il muro. Non essendo dei ladri, vanno incontro ad un destino tragico. Tutti a parte uno, che trova rifugio nello scantinato di una villa , in cui vive in clandestinità  grazie all’ aiuto di un suo coetaneo che tiene nascosta la sua presenza ai genitori propietari di quella casa. Inizia così uno strano rapporto, fatto d’aiuto reciproco, uguaglianza e umanità fra i due ragazzini, la cui unica differenza è quella di essere nati in ambienti diversi.

La tranquillità e serenità delle prime scene, che riprendono questa zona, seguendo il volo di una farfalla, vengono immediatamente annullate e rinnegata  (regalando un presagio della realtà) dai fili dell’alta tensione, su cui la farfalla si poggia e muore all’istante. Un buon film con buoni attori che cerca di porsi questioni sulle diverse situazioni sociali, presenti, in particolare, in luoghi poco sviluppati. E anche sulla miopia dei cosiddetti ricchi, spesso superficiali e incapaci di valutare la realtà e controllare le proprie reazioni istintive quando vedono la loro riservatezza e isolatezza messa in pericolo.

Buona scenografia e ritmo duplice durano per tutto il film. Binomio scontato, quello tra ricco e povero, viene seguito da altri come pioggia e sole (luce e buio), il sopra e sotto (la casa e la cantina) ma anche il dentro e il fuori (la zona e le favelas).

Tragica scena finale, di forte impatto visivo e scenico che rappresenta l’ignoranza della massa, incapace di trattenersi.. L’uomo infatti, preso come singol, può controllarsi ma quando è immezzo ad altre decine o centinaia di persone, inevitabilmente, cede alla logica comune, perdendo ogni freno inebitore. La mente viene ottenebrata.

la classe di Laurent Cantent

       BUON LAVORO CHE POTEVA ESSERE ANCORA MIGLIORE (FORSE UN PO’ SOPRAVVALUTATO)

                                                                                  voto: ** e mezzo     (Francia 2008)

classeIl docente di francese François (François Bègaudeau) di una scuola di periferia parigina cerca di insegnare a dei ragazzi delle corrispondenti nostre scuole medie, oltre che le materie scolastiche, prima di tutto, a vivere. I ragazzi fanno parte delle classi meno agiate e spesso e volentieri sono emigrati in Francia. Come può insegnare un docente francese in una classe del genere e soprattutto come ci si può approcciare ad ogni studente così diverso, rispetto agli altri per cultura, famiglia e tradizione?

E’ quello su cui cerca di interrogarsi il film attraverso una persona (il professore) che, ancor prima di spiegare una lezione, cerca di avere un dialogo aperto con tutti. Questa è la domanda di fondo del film e alla quale cerca di rispondere il regista.

Film curioso con un grandissimo successo in Francia e riconoscimenti a Cannes, che cerca di offrire allo spettatore una realtà molto diversa e lontana da quella normalmente conosciuta. Un vero e proprio spaccato di realtà, caratterizzata da difficoltà e fatica.

Un’atmosfera di inutilità, mischiato ad un senso di incapacità per un mestiere così delicato come quello del mestro  si percepisce durante tutta la pellicola che però, alla lunga, si rivela un po’ a corto di idee e mancante di lucidità sceneggiativa. Un film, allo stesso tempo, di critica sociale e presa di coscienza che potenzialmente poteva lasciare una traccia stilistica più profonda di quella che, in realtà, ha dato.

Il film infatti si spegne poco a poco e rischia inoltre di interessare maggiormente ai pochi che conoscono meglio di altri le logiche scolastiche, come professori e studenti. Buoni attori, per lo più ragazzi, che si immergono bene nel personaggio e nel ruolo, probabilmente per la conoscenza che hanno dell’ambiente.

A mio parere, la Palma d’Oro di cannes è un premio eccessivo.

romanzo criminale di Michele Placido

                                                                          EH CUMPA’ CONQUISTIAMO ROMA?

                                                                                      voto : ***    (Italia 2005)

romanzoAscesa e caduta di tre amici , rispettivamente il Libanese (Pierfrancesco Favino), il Freddo (Kim Rossi Stuart) e il Dandi (Claudio Santamaria), che cominciando da un furto d’auto da ragazzini, crescendo, danno vita alla più importante e spietata organizzazione criminale degli anni ’70  e ’80. Tutto all’interno di amori, vendette, rese di conti e conflitti. I tre personaggi principali, la cui storia viene raccontato in tre capitoli diversi del film, sono differenti fra loro ma  tutti sono immersi nella malavita e spesso e volentieri contrattano con lo stato che si rivela avere un ruolo fondamentale nella malavita organizzata. Essi saranno anche immischiati in momenti oscuri della storia italiana come, per esempio, la morte di Aldo Moro.

Buonissimo film, finalmente italiano, che racconta un epoca intera    (fatta  di   rivoluzioni, sommosse e avvenimenti che hanno cambiato fortemente la storia contemporanea d’Italia)  attraverso le azioni  di un gruppo di malviventi. Buone musiche, che fanno da ottimo sfondo per gli avvenimenti. L’utilizzo di immagini di repertorio è una scelta azzeccata anche perchè esse sono amalgamate perfettamente con la trama e la sceneggiatura. Buoni attori    immersi totalmente nel personaggio con un elogio particolare per Pierfrancesco Favino (il Lianese).

Inevitabile vicinanza ai gengser-film Hollywodiani dai quali, effettivamente, Placido estrapola le caratteristiche migliori, tuttavia non  riuscendo ad eliminare totalmente quell’alone di poca originalità che si percepisce durante le scene. Tempi cinematografici rispettati perfettamente e intensità che raramente viene scalfita, grazie ad una buonissima regia e agli attori. I 130′ di film infatti non si presentano mai lenti o prolissi.

Tratto dall’ omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo, davvero un ottimo lavoro che ha ricevuto solamente un  David di Donatello.

gattaca, la porta dell’universo di Andrew Niccol

                                                               UNA BUONA FANTASCIENZA E… LA THURMAN   

                                                                                   voto: ** e mezzo   (USA 1997)

gattacaIn una società molto diversa dalla nostra (ancora per poco?) è possibile, oltre che andare normalmente a visitare pianeti e satelliti, è anche possibile creare bambini in laboratorio, scegliendone le caratteristiche, rendendoli quasi dei superuomini. Una coppia di genitori decide di concepire il secondo figlio artificialmente, dopo  il primo, concepito “per amore” senza l’intervento scientifico senza grandi risultati.

Oppresso dal complesso d’inferiorità rispetto al fratello, il ragazzo più grande cresce con l’improbabile sogno di diventare pilota spaziale, pur sapendo che le possibilità sono esigue. Se ci riuscirà o meno, lo faccio scoprire a voi. Sappiate comunque che il protagonista (Hawke) instaura una relazione (dentro e fuori dal set) niente popo di meno che con Uma Thurman che interpreta, con il solito fascino che la contraddistingue, una sua compagna di corso.

Buon film di fantascienza da cui si intravede una critica alle differenze sociali e al razzismo biologico e pratico, presente ancora oggi nella società moderna. Un limite di sceneggiatura è il poco crdibile giallo che si instaura intorno al personaggio che tenta di riprendersi, non riuscendoci totalmente, con il colpo di scena finale che sa tanto di soap opera.

Il titolo è un acronimo delle quattro sostanze che, combinandosi, formano il DNA : guanina , adenina e citosina.

monsieur Verdoux di Charlie Chaplin

                                                          CHARLOT COME NON L’AVETE MAI VISTO

                                                                             voto: ****  (USA 1947)

monsieur-verdoux-2Un fascinoso e brillante omuncolo, per sfuggire dalla povertà, derivata dalla grande depressione, inizia la “carriera” di Barbablù, sposando e derubando, ricche vedove prima di ucciderle. Tutto, per mantenere sè e la sua amata famiglia (quella vera). Quando, però, la moglie e il figlio disgraziatamente moriranno, lui, ormai sconsolato e visibilmente affranto, si lascerà arrestare e morirà poco dopo, giustiziato. La voce fuori campo iniziale ci dice già tutto sullo trama e sul destino del protagonista ma il film non decade mai grazie ad un ritmo appassionante, leggero e brillante allo stesso tempo.

Una grande e geniale metafora delle dittature delle guerre che hanno portato allo sterminio di massa e un uomo che, come contrappasso, si macchia di gravi crimini contro quello stesso genere umano. Il protagonista agisce quasi per ribellione contro l’uomo stesso, che riesce ad essere così malvagio con i propri simili.

Grande humor nero, distante dalla tradizione di Charlot e imponente critica alla piccola e squallida realtà piccolo borghese, vecchia e scassata.

Un grande film senza grandi riconoscimenti e che non venne molto apprezzato al tempo della distribuzione.

Se non ricordo male, citazione in “Ladri di biciclette” in cui, in una scena, si intravede sul fondo la locandina del film.

ferro 3 , la casa vuota di kim ki Duk

                                                   NELL’ AMOR LE PAROLE NON CONTANO CONTA LA MUSICA

                                                                        voto *** e mezzo   (Corea del Sud 2004)

ferro3Corea del Sud. Un ragazzo, con una grossa moto, girovaga di casa in casa, sfruttando l’assenza dei padroni per viverci qualche giorno. Inspiegabilmente, per un’etica personale o per rispetto altrui, alla sua partenza rassetta l’abitazione, la sistema, dandogli un’ aspetto migliore di quanto aveva al suo arrivo, lavando e pulendo a mano anche i panni sporchi degli originari inquilini. In una delle sue case “in prestito”, il ragazzo incontra una ragazza e i due si innamorano. La ragazza lo segue e comincia una stravagante vita con lui tra una casa e l’ altra, cercando di superare il tenace marito di lei e orami rivale di lui, che farà di tutto per allontanare i due.

Una storia d’amore con una particolarità, i due non si parlano mai. Le pochissime parole  infatti sono pronunciate da personaggi secondari in sporadiche occasioni. Realtà , irrealtà, sentimento e amore si mischiano in una storia tanto affascinante quanto magica. Importante riflessione anche sul rapporto di coppia per il quale si dimostra che nessuna parola alla fine conta quanto piccoli sguardi, gesti, piccolezze. Esemplificazione finale con l’ultima frase che esorta il lettore a non domandarsi quanto sia reale la storia ma di accettarla per quello che è e nient’altro. I due infatti coroneranno il loro sogno d’amore in un modo davvero incredibile.

Musiche eccezionali di origine orientali e regia sopraffina di un (ormai) grande regista dei giorni nostri, rendono questo film davvero buono e riconosciuto anche dalla critica che lo ha premiato al festival di Venezia. Unico possibile limite sono gli attori, in particolare quelli secondari ma alla fine neanche più di tanto…

QUESTO LAVORO DIMOSTRA QUANTO LA CINEMOGRAFIA ORIENTALE SIA ALL’ALBA DELLA SUA GRANDEZZA A DISCAPITO DI QUELLA OCCIDENTALE CHE HA ORMAI RAGGIUNTO IL SUO TRAMONTO.

vivere di Akira Kurosawa

                                                                       UOMO E MORTE IN UN CAPOLAVORO

                                                                               voto:****   (Giappone 1952)

kuroUn uomo, che come ci suggerisce l’ iniziale voce fuoricampo, non ha mai veramente vissuto, nel torpore di un lavoro bieco in comune, viene a conoscenza di essere affetto da un tumore incurabile allo stomaco che gli concederà poco meno di un anno di vita. Sapendo ciò, cerca di godersi il poco tempo che gli rimane, frequentando un amico che cerca di farlo divertire e affezionandosi ad una sua ex collega di lavoro molto giovane, non riuscendo però a far nulla per dimenticare i trent’anni frustranti e squallidi di un lavoro che gli ha solamente regalato l’appellativo di “mummia”.

Un film molto emozionante e sentimentale , spesso a livello intrinseco, implicito. Kurosawa ci descrive la condizione di un uomo che non ha mai realmente vissuto, riflettendo sul tema fondamentale dell’esistenza, cioè il rapporto tra uomo e morte.  Prima di morire ,però, il protagonista (interpretato benissimo da Takashi Shimuro) capirà cosa potrà fare per riacchiappare la vita scappatagli di mano, cioè promuovere il progetto di un parco, che lui stesso bocciò tempo prima. La parte finale del film si conclude nella casa del defunto con un banchetto per il funerale, in cui gli amici discutono della sua persona, esaltandola, raggiungendo la conclusione che sia giusto fare ciò che lui ha fatto solamente alla fine della sua vita. Fanno così una promessa ma questa, come ci dimostrano le ultime scene, non sarà rispettata e tutto proseguirà nel torpore di una bieca frustrazione.

Film a tratti forse un po’ prolisso, di cui si capisce molto fin  dall’  inizio ma che non cade mai in retorica e banalità.

il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher

                                                   CURIOSO ECCO, SICURAMENTE MOLTO CURIOSO  

                                                                         voto * e mezzo   (USA 2009)

benCuriosa e incredibile storia del “vecchio” Benjamin (Brad Pitt), che invece di nascere bambino e invecchiare come gli altri, nasce anzianissimo e ringiovanisce costantemente fino a morire da vecchio “bambino”, cullato dalla sua compagna (Cate Blanchett), ormai vecchissima, da cui ebbe anche un figlio e da cui si dovette staccare per le scontate difficoltà per via di questa sua caratteristica.

Idea particolare ma affascinante (che lascia lo spettatore sbalordito), presa da un racconto di Francis Scott Fitzgerald, che si rivela tale anche sulla pellicola ma poco più. Il tentativo, non riuscito fino in fondo, sembra quello di interrogarsi sulla morte e il rapporto dell’uomo col tempo, con la vecchiaia e la giovinezza.

 Stupefacente trucco, che è valso al film anche 1 Oscar, che ha fatto dei veri e propri miracoli nel ridare  in particolare a Pitt i suoi 20 anni. Il film nel complesso non è pessimo  e nemmeno mal fatto mal diretto ma la lunghezza (eccessiva) limita fortemente la brillantezza dell’idea originale. Buona prova dei protagonisti, che hanno realizzato davvero una buonissima performance.