salò o le 120 giornate di sodoma di Pier Paolo Pasolini

                                                                       PIU’ DI UN PELO SULLO STOMACO 

                                                                                   voto :**** (Italia 1975)

Durante la repubblica di Salò, quattro notabili fascisti della zona-il duca (Bonacelli), il presidente (Valletti), l’eccellenza (Quintavalle) e il monsignore (Cataldi), sequestrano un gruppo di ragazzi di entrambi i sessi, segregandoli in una villa e dando libero sfogo ai loro più profondi istinti e perversioni  sessuali , sottomettendo i giovani, obbligati a rispettare le regole della casa, pena la tortura. Tutto accompagnato dai racconti erotici di tre narratrici, dedicati alle manie, alla merda e al sangue.   Un’affascinante, quanto stupefacente ,ricerca sull’uomo e con l’uomo delle più profonde manie di cui esso può essere servo. Non è da escludere la realtà storica. Questa lucida follia è immersa nel regime fascisata, che non è altro che un travestimento della contemporaneità che accomuna carnefici, vittime e spettatori. Si tratta di un vero e proprio viaggio all’inferno che rende sgomento lo spettatore.     Pensare che questo film sia italiano è già, di per sè, incredibile, rendesi conto,poi, che queste siano  state girate nel ’75 è ancora più stupefacente. Ultimo film di Pasolini, che muore prima della censuratissima proiezione, è senz’altro un capolavoro, probabilmente il migliore film del regista, che in due ore ci pone davanti tutto ciò che non ci saremmo mai immaginati. Pasolini scova i limiti della perversiona umana, li studia e li racconta in modo crudo e reale, com’è giusto che va da fatto. Ovviamente certe scene sono forti, forse troppo forti e spesso mi hanno fatto togliere lo sguarda dallo schermo (a me… che non sono, in genere, facilmente suggestionabile). Assolutamente 4 stelle su 4 o 5 su 5 (1o su 10 se fosse possibile) e una visione che cosiglio fortemente a tutti (magari lontano dai pasti).   Virtuosismo di Pasolini che in uno dei pochi momenti di distensione, il numero musicale di Saviage e Surgère riprende “Femme femmes” di Vecchiali, film amato molto dal regista.

7 pensieri su “salò o le 120 giornate di sodoma di Pier Paolo Pasolini

  1. Mi riservo qualsiasi tipo di commento non avendo visto il film, visioneche potre fare durante la notte se qualcuno me lo prestasse.

  2. bella recensione, ma ci sono 2 altri aspetti del film che mi preme segnalare:
    la forza dei grandi cineasti, come dei grandi scrittori, è proprio quella di offrire, nelle loro opere, varie interpretazioni.
    una polisemia di senso che produce negli spettatori/lettori suggestioni e spunti anche distanti l’uno dall’altro (o non immediatamente riconducibili), come distanti sono le esperienze e il bagaglio culturale di ciascuno.
    la sfumatura all’opera che dà l’esule cinefilo è suggestiva, ma forse non è quella più rilevante o meglio, non è quella specifica.
    infatti Pasolini voleva segnalare da un lato la mercificazione che qualsiasi potere fa del corpo umano, dall’altro e quasi di rimando, l’anarchia di cui è composto ogni potere.
    ogni forma di potere ha una sua struttura, una sua fisionomia, dei valori creati per legittimarsi.
    insomma, una prorpia ideologia, che può avere toni teologici (dunque, in concreto clericali) o definizioni pratiche del tipo “è il miglior modo possibile” (non si dice, infatti, questo a proposito della democrazia o del capitalismo?), ma che in entrambi i casi, e comunque sempre, ha la sola legittimità della forza.
    dunque la eterogeneità che il potere ha assunto, a distanza di tempo e latitudine, è comprensibile dal momento che ogni potere non nasce sulla base di principi eterni o anche solo storici, ma è sempre il contrario.
    in più ogni continuità che si ha col passato, le cosiddette tradizioni, sono illusorie, giacchè ogni tradizione è in realtà un profondo tradimento del suo significato originale.
    tradimento attuato per mantenere il comando, per mantenere la prevaricazione sulla società, dunque, come dicevo prima per affermarsi come potere legittimo anche agli occhi dei pronipoti.
    gli esempi si sprecano, uno per tutti può essere la forbice che si allarga sempre più fra il messaggio di gesù cristo e la chiesa odierna.
    il potere è anarchico perchè fa ciò che vuole e ciò che vuole è profondamente arbitrario o fatto per necessità economiche e sfugge alla logica comune.

    • Sì, assolutamente. L’aspetto anarchico è uno degli elementi fondamentali infatti durante il film i riferimenti a questa naturale propensione politica sono parecchi ed espliciti.

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