ferro 3 , la casa vuota di kim ki Duk

                                                   NELL’ AMOR LE PAROLE NON CONTANO CONTA LA MUSICA

                                                                        voto *** e mezzo   (Corea del Sud 2004)

ferro3Corea del Sud. Un ragazzo, con una grossa moto, girovaga di casa in casa, sfruttando l’assenza dei padroni per viverci qualche giorno. Inspiegabilmente, per un’etica personale o per rispetto altrui, alla sua partenza rassetta l’abitazione, la sistema, dandogli un’ aspetto migliore di quanto aveva al suo arrivo, lavando e pulendo a mano anche i panni sporchi degli originari inquilini. In una delle sue case “in prestito”, il ragazzo incontra una ragazza e i due si innamorano. La ragazza lo segue e comincia una stravagante vita con lui tra una casa e l’ altra, cercando di superare il tenace marito di lei e orami rivale di lui, che farà di tutto per allontanare i due.

Una storia d’amore con una particolarità, i due non si parlano mai. Le pochissime parole  infatti sono pronunciate da personaggi secondari in sporadiche occasioni. Realtà , irrealtà, sentimento e amore si mischiano in una storia tanto affascinante quanto magica. Importante riflessione anche sul rapporto di coppia per il quale si dimostra che nessuna parola alla fine conta quanto piccoli sguardi, gesti, piccolezze. Esemplificazione finale con l’ultima frase che esorta il lettore a non domandarsi quanto sia reale la storia ma di accettarla per quello che è e nient’altro. I due infatti coroneranno il loro sogno d’amore in un modo davvero incredibile.

Musiche eccezionali di origine orientali e regia sopraffina di un (ormai) grande regista dei giorni nostri, rendono questo film davvero buono e riconosciuto anche dalla critica che lo ha premiato al festival di Venezia. Unico possibile limite sono gli attori, in particolare quelli secondari ma alla fine neanche più di tanto…

QUESTO LAVORO DIMOSTRA QUANTO LA CINEMOGRAFIA ORIENTALE SIA ALL’ALBA DELLA SUA GRANDEZZA A DISCAPITO DI QUELLA OCCIDENTALE CHE HA ORMAI RAGGIUNTO IL SUO TRAMONTO.

3 pensieri su “ferro 3 , la casa vuota di kim ki Duk

  1. Kim Ki-duk è uno dei miei registi preferiti. Penso di aver visto tutte le sue opere, la maggioranza delle quali mi hanno entusiasmato. Anche quando mi ha convinto di meno ho apprezzato il suo modo di fare cinema. La critica spesso si divide su di lui ma credo sia indubitabile che abbia realizzato dei veri capolavori, come questo “Ferro 3”.

  2. L’ho guardato oggi. Davvero affascinante ma, se è vero che la regia orientale non può certo tramontare, sulla recitazione i coreani (avrei giurato giapponesi) ne devono mangiare di pizze.

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