baarìa di Giuseppe Tornatore

                                                                                             TENTATIVI MAL RIUSCITI

                                                                                             voto: **             (Italia-2009)

baariaPeppino (Francesco Scianna) è un pecoraro che, da quando è piccolissimo, munge le mucche, distribuendo il latte alla città di Baarìa, un piccolo centro siciliano arretrato e bigotto che vive il cambiamento di un’ epoca, dal dopogeurra agli anni ’70, attraverso gli occhi del giovane che vive in prima persona tutti questi cambiamenti . Pur essendo di umilissime origini, il protagonista riuscirà, grazie alla tenacia e ad una grande forza d’ animo  a intraprendere ruoli di spicco nella politica locale tra le fila del partito comunista, di cui fu un grande perseguitore fin da ragazzo. Sempre grazie alla sua forza d’ animo riuscirà anche a crescere una numerosa famiglia, senza poche difficoltà.

Tornatore torna sul grande schermo raccontando la storia di un uomo , della sua crescita, delle sue esperienze, in una realtà che lo stesso regista conosce profondamente. Luogni e periodi storici, infatti, sono stati vissuti personalmente da regista che racconta, di fatto , il suo passato. Il film è colmo di omaggi al Cinema d’ epoca con numerose citazioni e riferimenti, per lo più a S. Leone ma non solo.

Tornatore parla di qualcosa che conosce profondamente, interiormente perchè lo ha vissuto. Questa è una considerazione fondamentale per capire la  finalità del film stesso e la sua profonda chiave di lettura. Il regista vuole infatti restituire attraverso il Cinema e il racconto cinematografico una memoria collettiva che ormai si sta poco a poco dimenticando e sgretolando. Il progetto è questo ed è nobile e apprezzabile ma il film stilisticamente delude molto. Il trucco è ottimo anche se a volte è impreciso e non rispetta sempre l’ età dei protagonisti e il periodo in cui vivono. Il cast è di bassissimo livello con delle scene, a volte, quasi imbarazzanti. Forse il regista ha voluto concentrare tra gli attori interpreti che conoscessero a fondo la realtà siciliana e quindi in grado di capirla a fondo e interpretarla al meglio anche se questa speranza non prende forma. I numerosi Ficarra e Picone, Aldo Baglio e Nino Frassica (ecc.) sono delle cattivissime scelte che non fanno altro che abbassare il livello del film. Unica buona scelta in fatto di cast è il ruolo della Bellucci, che compare in un’ unica scena in cui si concede in un concitato atto sessuale con un muratore. Ecco, i ruoli della Bellucci non dovrebbero superare il minuto e mezzo di pellicola, come in questo caso. I costumi sono buoni ed azzeccati e la scenografia, spesso monumantale, è molto apprezzabile e si dimostra uno degli unici elementi apprezzabili del film.

Ma l’ aspetto importante che rende il film mediocre è che la sceneggiatura sarebbe anche buona ma purtroppo è diretta in modo superficiale e spesso banale, quasi come se si stesse a ricercare costantemente e forzatamente il grande effetto e scenico e sceneggiativo (come spesso avviene in Nuovo Cinema Paradiso). Solo che nel grande successo dell’ ’88 ciò avviene, mentre qui ciò non avviene mai, anzi la pellicola spesso cade nel patetico. Nel finale , il film ha una sterzata in cui si solleva con delle buone scelte, per esempio quando il regista mischia i piani temporali del film , in modo quasi pindarico per arrivare alla vera chiave di lettura di tutta la pellicola, che ha parer mio è la Memoria.

In ogni caso, da come era stato presentato e pubblicizzato dai maggiori media, la mia delusione non è stata poca. Ma già lo sapevo. Quando un’ opera ha tutto questo alle spalle, le mie speranze si affievoliscono poco a poco e, nella maggior parte dei casi, non mi sbaglio.

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drag me to hell di Sam Raimi

                                                                                               VOLTASTOMACO

                                                                                          voto: *           (USA-2009)

drag-me-to-hell-posterUna giovane ragazza, Christine (Alison Lohman) lavora in una banca e si occupa delle richieste di finanziamenti, prestiti e mutui. La sua vita prosegue in modo tranquillo e ordinario, finchè si presente alla sua scrivenia una strana, inquietante e disgustosa gitana, a cui la giovane rifiuta un altro pignoramento sulla casa. Ciò provocherà l’ ira funesta dell’ anziana che lancia una terribile maledizione “di Laima” alla povera sventurata. La giovane si troverà davanti una realtà totalmente diversa da quella che conosceva, colma di ombre, oscurità, paura e inquietanti presenze che la perseguiteranno, tra cui il fantasma della vecchia, ormai defunta e un inquietante mostro con le fattezze di caprone. Grazie all’ aiuto di potenti medium, Christine pensa di aver risolto tutto ma, come tutti sappiamo, le maledizioni sono difficili da scacciare…

Un film di livello davvero basso. La sceneggiatura è scontata in modo quasi imbarazzante, la scenografia tiene ma inciampa costantemente in lievi , ma alla lunga martellanti, errori. La suspance è curata abbastanza bene ma diventa quasi consumistica e spesso forzatamente ridondante. Gli attori sono mediocri e la protagonista risulta in molti momenti monoespressiva , mantenedo sempre il viso inebetito da povera bambina spaventata e sperduta.

Alcune scene sono disgustose , davvero da voltastomaco. Si tratta di una tendenza alla volgarità, però, che non è sempre negativa. Ricordiamo , per esempio, che ne “L’ esorcista”  c’erano scene del genere,  ma qui è diverso. Qui,  questa  ricerca  si  mostra forzata, quasi per fare notizia, non per un progetto vero e proprio alle spalle come, invece,  era presente nel film diretto da William Friedkin nel ’73. L’unica scelta azzeccata è quella delle musiche, sempre calzanti e inquietanti al punto giusto.

Per quanto riguarda la regia, non c’è molto da dire. Il film è diretto in modo semplice ed elementare, senza grandi virtuosismo o citazioni. Si tratta dello stesso regista di “Spiderman” che forse non doveva sguazzare troppo tra un genere e l’ altro , rimanendo ancorato ad eroi mascherati.

brazil di Terry Gilliam

                                                SOGNO E IRRAZIONALITA’ CONTRO LA SOCIETA’

                                                                   voto: *** e mezzo      (USA-1985)
 
brazilSam Lowry (Pryce), un monotono e frustrato impiegato per il dipartimento Informazioni è alienato da una vita scandita da metodicità e bieco schematismo , senza slanci o ambizioni alcuna. La vita grigia dell’ ossessionato impiegato , oppresso dalla presenza della madre sempre sotto i ferri della chirurgia estetica, cambia incredibilmente quando conosce una donna, molto simile all’ angelo dei suoi sogni. La seguirà ovunque, combattendo il suo schematismo, rischiando più volte la vita e creandosi una vera e propria coscienza personale. Ma la solita opprimente società , ucciderà la donna e imprigionerà l’ uomo, a cui rimarrà soltanto la fantasia, grazie a cui volerà in un ultimo sogno di libertà.
 
Tratto dal romanzo del 1984 di Orwell, un film che parla molto. Tramite un linguaggio visionario e quasi onirico, Gilliam racconta l’ insoddisfazione, l’ inutilità, il desiderio, il sogno, l’ amore ma soprattutto lo schematismo di una società arcigna che soffoca l’ uomo in modo rigido e ossessivo. Il mondo è descritto proprio così. Siamo di fronte ad una realtà inumana , angosciante , volgare e assurda, in una parola invivibile. E’ un film costruito per blocchi sceneggiativi con uno stile quasi evanescente che mischia irrazionalità e cupa realtà in una pellicola carica di pathos e tensione.
Numerosi sono i riferimenti alla psicanalisi freudiana, che viene citata più e più volte per quanto riguarda i sogni, l’irrazionalitò, l’ istintualità che spingerà il protagonista a cambiare fino ad arrivare all’ enorme comlesso edipico che attanaglia il povero impiegato dall’ inizio.
Un film che si interroga su diverse questioni e livelli , riuscendo a parlarne in modo ordinato e completo , anche grazie ad una sintesi unica. Buoni gli attori e buona scenografia , sostenuta da una fotografia che non sbaglia un colpo , insieme a degli  effetti speciali rivoluzionari  per il periodo.
Un film, comunque, non facile, che ha una primissima visione (magari non attenta) può risultare incomprensibile e privo di senso, quando invece siamo di fronte ad un vero e proprio capolavoro.
 
Ottimo Robert de Niro, nel ruolo secondario di un “guastatore” alla rovescia, che ripara impianti disastrati, abbandonati alla logica societaria del consumismo.
Il regista Gilliam appare nel ruolo di uno delle tre spie  sulla strada del protagonista.
 

auguri boss

Un semplice augurio al BOSS , che ieri ha compiuto 60 anni.

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Oltre ad essere una delle migliori rock star mondiali , ha anche composto grandissime colonne sonore per importanti film, tra cui quella per “Philidelphia” di Jonathan Demme. Grande brano che si intitola “Street of Philadelphia”.

basta che funzioni di Woody Allen

                                                                     PER ADESSO FUNZIONA… ANCORA.

                                                                               voto: ***       (USA-2009)

bastaBoris (Larry David) è un eccentrico, logorroico, ipocondriaco, presuntuoso e narcisista intellettuale solitario, un tempo grande fisico che, con il passare degli anni, è totalmente disincantato da tutta la realtà che lo circonda, tanto da aver cercato di suicidarsi, rimanendo, però, soltanto zoppo. Colmo di ideosincrasie ed ossessioni, la sua vita prosegue con un grande senso di inadeguatezza e paura (o speranza?) di morte, completamente isolato dal mondo, con cui ha dei rapporti soltanto per delle lezioni di scacchi a pagamento che dà a dei bambini, che tratta malissimo. La sua monotonia presuntuosa viene stravolta da una ragazza, Melodie (Evan Wood) che, per un’ “astronomica concatenazione di circostanze”, conoscerà Boris e stravolgerà la vita dell’ attempato luminare, ma non solo, anche dei suoi amici, rivoluzionando la vita dei protagonisti del film.

Una romantica dark commedy che comincia in modo repellente, con continui sproloqui infantili e a tratti retorici del protagonista che non è altro che una fotocopia perfetta di Allen e che fa venir voglia di alzarsi e andarsene dalla sala. Il film, però, prosegue in modo elegante e vivace. La sceneggiatura è tutto forchè originale. Per chi ha amato Allen e conosce il regista di Manhattan, dialoghi, sceneggiatura e scenografia sono comuni e già visti, già sentiti, ma certe gag, nel film, sono davvero divertenti, come non si vedevano da un bel pezzo. Il torpore degli ultimi film di Allen (anch’ essi copiati a loro modo da altri capolavori del regista) viene accantonato, cercando di realizzare una pellicola vecchia maniera, in cui il protagonista, in realtà, è Woody Allen, nessun altro. Ciò è dimostrato anche dalla location, di nuovo Manhattan come in “Annia Hall”. Superfluo dire che, come spesso è accaduto anche i n passato, l’ esperienza personale, intima di Allen si ripercuote clamorosamente sui suoi lavori. Anche qui accade.

Quasi un film testamento, poichè mai come quando si è vicini alla morte si è così spudoratamente autoassolutori. Classico finale, dove tutti i protagonisti si incontrano in un assurdo convivio per festeggiare il capodanno, in cui parlano della loro esperienza (anche questo già visto più volte nelle commedie di Allen). La filosofia di fondo del film è che davanti all’ assurdità della vita e al suo nichilismo, tutto converge in una sola frase: “basta che funzioni” e ho l’ impressione che questa “massima” Alleniana possa essere allargata anche alla Cinematografia del regista. Basta che funzioni e, onestamente, pur essendo poco originale, anzi pochissimo, funziona ancora. Eccome se funziona…

l’ era glaciale 3- l’ alba dei dinosauri di Carlos Saldanha

                                                            BUCK, IL CAPITANO ACHAB DEI CARTONI…

                                                                        voto: ***            (USA-2009)

lera-glaciale-3Dopo le pazze avventure della prima era glaciale e del disgelo, la vita sembra aver raggiunto un delicato e tranquillo equilibrio. Manny e Ellie, i due mammuth, stanno per avere un cucciolo, il bradipo Sid, vedendo i due amici, desidera sperimentare la vita famigliare e Diego si rende conto di aver perso lo smalto di un tempo e decide di andarsene. La tranquilla monotonia attuale viene stravolta quando Sid ruba delle uova di dinosauro, diventando mamma di tre cuccioli di t-rex. La vera madre li cercherà in lungo e in largo, trovandoli e riprendendoseli insieme anche a Sid. Il gruppo di amici , allora, inizierà la ricerca dell’ amico, una ricerca che li porterà alla scoperta di un nuovo mondo sotterraneo, dimora incontaminata di dinosauri. Inizia, così, una nuova emozionante avventura che li porterà a conoscere un nuovo e stravagante personaggio, il furetto Buck.

Il terzo sequel è migliore del secondo, grazie ad una maggiore fluidità, originalità e vivacità sceneggiativa e anche la presenza di nuovi e affascinanti personaggi  non fa altro che aumentare l’ attenzione dello spettatore. Gli intermezzi slapstick di Scrat, affiancato ora da Scrattina (uno scoiattolo volante), sono davvero spumeggianti e divertenti. Si mostrano anche estremamente strategici, perchè vengono utilizzati quando la trama comincia ad appiattirsi. La vera novità sta nel personaggio Buck, che diventa, in poche battute, la mascot dell’ intero film,  poichè capace di regalare momenti estremamente comici.

Film condito qua e là da alcuni riferimenti alti, non proprio adatti ad un pubblico infantile, per esempio alla psicanalisi e al rapporto interpersonale dei personaggi (soprattutto quello ossessivo tra Buck e il grandissimo dinosauro albino, chiara citazione di Melville e il suo “Moby Dick”). Il film , inoltre, affronta vari temi come quello dell’ amicizia, della vecchiaia e soprattutto della famiglia, anche se questo sembra più uno stratagemma per acquettare i genitori…

3D non eccezionale che si mostra superfluo in numerose parti. Si tratta solamente di una trovata di mercato che fa impennare il costo del biglietto.In ogni caso, un buon film d’ animazione che raggiunge un buon livello , pur essendo il terzo film di una serie.

il grande sogno di Michele Placido

                                                                         MANCA ANCORA QUALCOSA…

                                                                              voto: **       (Italia-2009)

gsUna duplice storia intricata in cui tre vite si incrociano l’ una con l’ altra. Come minimo comune denominatore c’è Laura (Jasmine Trinca) che si innamora di un giovane poliziotto aspirante attore, Nicola (Scamarcio) e di un reazionario comunista, Libero (Argentero), tutto ambientato nella difficile realtà sociopolitica del ’68 in cui tutti i presupposti e ideologie piccolo borghesi, di cui Laura fa parte, vengono messe in discussione e combattute dalla rivoluzione culturale. Tra amore, contestazione, polizia e politica, i tre ragazzi vivranno diverse ma ugualmente intense storie d’ amore che li uniranno in un vortice che alla fine, però, li dividerà.

Un film diretto abbastanza bene, pur con diversi sbalzi sceneggiativi che alla lunga risultano stancanti. Attori, nel complesso, buoni. Ottimo Scamarcio, buon Argentero ma deludente Trinca che non riesce davvero mai a convincermi del tutto. Una fotografia accettabile insieme alle musiche e anche una buona sceneggiatura che, a tratti, mi ha stupito.

C’è, però, una sensazione strana che mi ha attanagliato per tutta la durata del film e che ho notato diverse volte nel Placido regista, ma anche in altri registi italiani come Bellocchio. Il film ha i migliori presupposti per decollare sia a livello sceneggiativo che stilistico ma, quando sembra sul punto di riuscirci, la pellicola si sfascia e svanisce, non riuscendo quasi mai a spiccare il volo. Questo è un grosso limite, anche perchè potenzialmente questo film potrebbe essere ottimo, solo che non lo è, soprattutto per questa mancanza. Altro grosso limite sta nel finale, presumibilmente opposto all’ happy end , che risulta troppo veloce, troppo frettoloso, un po’ sbrodolato, che non rende, risultando deludente rispetto al resto del film che, inevitabilmente, ne rimane pesantemente influenzato. Quindi un film italiano ( in cui Placido racconta anche della sua personalissima esperienza quindi autobiografico)nel complesso buono , ma non eccezionale. Infatti c’è rammarico  perchè avrebbe potuto davvero essere migliore e di livello più alto.