una diversa mattinata

caraibi7lmEra da molto che non assistevo ad un ricevimento di nozze, era da parecchio tempo che non vedevo un abito bianco, gli anelli, i parenti commossi e tutto il resto che ci si può aspettare in un matrimonio. L’ occasione si è proposta nella serata di ieri in cui una mia amica, conoscendo molto bene la sposa, voleva starle vicino in questo importante esperienza. E come mi accade in certi momenti, il mio istinto mi ha portato in una direzione, in questo caso a partecipare alla funzione, pur non conoscendo assolutamente nessuno e costringendomi a fare una trentina di Km. E tutto perchè? Me lo sto chiedendo ancora adesso e non riesco precisamente a dare una risposta a questa domanda. Forse per vedere ed osservare con un occhio totalmente esterno e obbiettivo il matrimonio di due ragazzi giovani e tutto ciò che lo riguarda:  i genitori , gli amici, i conoscenti degli sposi estremamente eccitati, che cercano di nascondere la canonica noia della messa con espressioni inebetite da sorrisi vacui , i preti, tutti in fila, che vorrebbero essere in una spiaggia deserta dei tropici, oppure per guardare i visi dei due innamorati (almeno spero che lo siano), i loro sorrisi, i loro sguardi, la loro emozione, i loro minimi movimenti, dettati dalla tensione di fare un giuramento assoluto davanti al nostro unico Dio? Non lo so…

 E’ stata una piacevole ed inusuale mattinata la mia. Ma come spesso mi accade quando partecipo a qualcosa di “importante” , non necessariamente per me ma anche per altri, ci rifletto e , in questo caso, mi è rimasta una strana sensazione addosso, qualcosa di amaro, di martellante  e , alla fine di tutto, nella mia mente, si è materializzato , come per magia, un film. Non credetemi pazzo ma si tratta di  un grande film,  non conosciuto come  meriterebbe, di Robert Altman, cioè “Un matrimonio”. Ora, è parecchio strano che davanti ad una celebrazione classica come a quella a cui ho partecipato, con tanto di macchina d’ epoca sul saGrato, petali bianchi a gogò, riso finale in faccia agli sposi, cioè davanti ad un ambiente puro e equilibrato mi sia subito venuto alla mente un film in cui l’idea del  matrimonio viene totalmente ribalatata ed in cui questo sacramento viene descritto in maniera sarcastica , dove un ricevimento in grande stile, come poteva essere quello di stamane, nasconda retroscena subdoli e imbarazzanti che nessuno conosce o che fa comodo non conoscere ed infattin nel fim, alla fine è come se non fosse successo nulla. Ecco forse è proprio questo il punto, il nulla. Il film di Altman è un mosaico e una grande metafora dell’ America ma anche dell’occidente in cui un’ ambientazione caotica e apparentemente confusionaria nasconde una verità estremamente semplice e banale che tocca corde importantissime come la sociologia generazionale, che riguarda un po’ tutti noi. Un film amaro che ci dà una visione del matrimonio molto lontana da quella con cui siamo cresciuti ma che credetemi è molto più pragmatica e aderente alla realtà.

Il cinema ma l’ arte in generale spesso aiutano e molto,  perchè compiono qualcosa di incredibile, ci regalano un senso critico che ci permette di guardare tutto da più punti di vista e notare particolari impercettibili in cui spesso si nasconde la chiave di molte questioni…

Vi ripropongo il treiler del film. Non si sa mai, magari vi offendete.

5 pensieri su “una diversa mattinata

  1. Tutto qui quello che ti ha lasciato questa “diversa mattinata”?
    Ancora adesso non sai cosa ti ha spinto a fare trenta km?
    Mi chiedo cosa possa stimolarti se i tuoi coetanei non ci riescono.

    Bello il blog.
    Spero che tu possa realizzare il tuo sogno,di andartene per fare carriera nel cinema o meglio nella regia.

  2. Anche a me vengono le associazioni mentali fra le varie circostanze e i film, e sono assolutamente convinta che i film servano a riflettere, oltre che a svagarsi, come i libri e altro.
    Non vengo molto compresa quando lo dico: il più delle volte mi sento rispondere cose come “no, un film lo vedo solo per liberare la mente, rilassarmi, divertirmi..non voglio riflettere, non lo vedo per fare analisi”… Sob

    • Quanto ti capisco… è incredibile. Leggendo il tuo commento mi viene in mente un’ intervista a Kim Ki Duk in cui, il grande regista koreano, pronuncia una frase che spiega cos’ è per lui ma anche, a tratti, per me il Cinema.

      « …L’odio di cui parlo non è rivolto specificatamente contro nessuno, è quella sensazione che provo quando vivo la mia vita e vedo cose che non riesco a capire. Per questo faccio film: tentare di comprendere l’incomprensibile… »

      Quando capisco che altre persone, come te, prova quello che provo io, mi sento davvero sollevato. Allora non fa proprio tutto così schifo…

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