il laureato di Mike Nichols

                                                                                    THE SOUND OF SILENCE

                                                                          voto: *** e mezzo           (USA -1967)

laureatoBenjamin, un ragazzo appartenente alla medio-alta borghesia, si è laureato con ottimi voti e torna a casa, dove lo aspettano tutti i parenti e amici di famiglia che lo accolgono , complimentandosi con il probabile futuro lavoratore ricco e di successo con una famiglia ordinaria e con pochissimi problemi. Le speranze di tutti verranno clamorosamente deluse. Il giovane è confuso e adesso, che deve decidere cosa fare della sua vita, è ancora più in difficoltà tanto da intraprendere una relazione adultera con l’ affascinante e bellissima, anche se molto più grande di lui, Mrs Robinson (Anne Bancroft) , moglie di un grande amico dei suoi genitori. La relazione segreta prosegue fino a che lui non conosce la figlia della donna, Elaine, di cui s’ innamorerà perdutamente. Ciò provocherà l’ ira della donna e il conseguente allontanamento dei due innamorati. Benjamin la cercherà dappertutto, trovandola infine e portandola via letteralmente dall’ altare su cui si sarebbe dovuta sposare con un’ altro ragazzo che i genitori avevano scelto per lei.

La grandezza di questo film si può comprendere solamente se lo si cerca di contestualizzare soprattutto a livello storico. Il film viene realizzato alla fine degli anni ’60, agli inizi della rivoluzione culturale e la pellicola cerca di trasmettere proprio una visione , una posizione in merito a questo periodo. Il protagonista appartiene, come detto,  alla borghesia, la stessa classe che verrà aspramente criticata. Al ragazzo , però, questa realtà sta stretta e molto ed è per questo che cerca di evaderne. Il film propone un quadro sarcastico e fortemente critico della società perbenista del periodo e il protagonista rappresenta la critica isolata a questo mondo che, alla fine, però, sconfigge grazie alla spontaneità di un amore travolgente che nessuno può evitare e che gli permetterà di scrollarsi di dosso le redini di quella società. E’ un film di un impatto storico -sociale clamoroso e le colonne sonore, davvero perfette ed indimenticabili, fanno respirare a pieno questa sensazione di rivolta, di avversione, di liberazione.

Il personaggio non è scelto a caso. E’ un attore bravo ma del resto non bellissimo, anzi anche un po’ impacciato ed insicuro. Ciò permette una grande immedesimazione e , nonostante questa sua peculiarità , lui riuscirà a fuggire da tutto quel mondo falso e ipocrita con una passione davvero sbalorditiva. Un capolavoro, quindi,  a livello tematico e di significato.

A livello tecnico , però, il film ha molti errori. La sceneggiatura è tratta dal romanzo di Charles Webb e con i minuti diventa un po’ schematica. L’ inizio è folgorante e leggendario ma nella parte centrale e finale si sente anche una punta di retorica quasi demagogica. La tecnica del regista non mi ha sbalordito anzi l’ ho trovata un po’ scontata, in certi punti e poco efficace anche se il film ha vinto un solo Oscar e proprio per la regia.

Gli attori sono buoni. Hoffman, lanciato da questo film, appare forse ancora un po’ acerbo ma entra nel personaggio in modo ammirevole. Ed anche per gli altri interpreti, le performance si dimostrano più che accettabili. Le musiche sono perfette e uniche, davvero calzanti e poi da Simon & Garfunkel non ci si poteva aspettare che vertici espressivi. Dei due cantanti sono presenti l’ indimenticabile “The Sound Of Silence”, “Mrs Robinson”, “Scarborough Fair”

Tuttavia , come già detto, questo film ha il grandissimo ed enorme merito di aver colto lo spirito di ribellione unico degli anni  ’70, racchiudendo in un’ ora e mezzo tutte le paure, le esperienze, i desideri e le ambizioni di una generazione. Ecco perchè nutro grandissimo affetto per questa grande pellicola.

Vi ripropongo la parte migliore del film che , davvero, non si può dimenticare. Incredibile quanto essa sia eloquente, pur non proponendo alcun dialogo.

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l’ immensità dell’ Arte

sigillo

Ho guardato “Il settimo sigillo” e in poche occasioni mi sono trovato inebetito , come in questo caso, davanti alla grandezza assoluta, alla capacità unica del regista, alla genialità della sceneggiatura e della storia, all’ incredibile poesia di cui tutto il film si caratterizza. Ai dialoghi così originali e tutt’ altro che scontati che bucano lo schermo come una lama, colpendo senza fine lo spettatore che davanti a tutto ciò non può rimanere altro che frastornato.

E’ straordinario essere a contatto con certi vertici espressivi, peccato che le opportunità siano rare, ma, quando capita, questa esperienza ha una forza talmente schiacciante da non poter dimenticare. Bergman è davvero stato uno degli atristi maggiori di tutta la storia del Cinema ma , direi, anche dell’ Arte nella sua generalità e merita solo un gran ringraziamente per la sua opera immortale…

Sembra forse di cadere nella banalità e nella retorica di opinioni scontate ma non avrei fatto questo elogio se non avessi vissuto qualcosa di realmente unico…

non è un paese per vecchi dei fratelli Coen

                QUAL  E’ LA COSA PIU’ IMPORTANTE CHE HAI PERSO A TESTO O CROCE…

                                                                                  voto: ***           (USA 2007)

Non____un_paese_per_vecchiI sogni e le ambizioni di Llewelyn Moss, un umile lavoratore di campagna, sembrano prendere forma quando l’ uomo trova, in una zona desertica, una valigetta piena di soldi. Ma il denaro è sporco e lui lo sa. La valigia è  proprio in mezzo ad un vero e proprio campo di battaglia, che assomiglia molto ad uno scambio andato male. La tentazione è troppa e l’ uomo prende i soldi e scappa, causando una sanguinosa e inverosimile reazione a catena, portata avanti soprattutto da un inquietante e spietato assassino che si lascerà dietro una lunghissima scia di sangue per arrivare a quel denaro. Parallelamente il caso verrà preso in mano da un anziano sceriffo di contea che impersonifica la chiave di tutto il film e che cercherà in tutti i modi di scioglere l’ intricato nodo.

Il film è tratto dall ‘ omonimo romanzo  premio Pulitzer di Cormac McCarthy e , onestamente, nella pellicola si sente. Il vero limite è proprio questo. Nella parte centrale e finale il film si sfilaccia un po’ a livello sceneggiativo e strutturale. La trama ne risente e quella tensione e precisione formale, che  invece ritroviamo nella parte iniziale, si perde costantemente. Per il resto, solo buone parole. La storia in se’ è fantastica, i personaggi sono fondamentali e ognuno di loro si ritaglia un ruolo pregnante. Sembrano quasi più storie isolate che , unendosi, formano qualcosa di davvero  grandioso. I  protagonosti reali del film sono due: lo sceriffo, che rappresenta  le difficoltà e il dramma interiore della vecchiaia sempre più difficile da sopportare in una società come questa e l’ agghiacciante sicario, che rappresenta il culmine dell’ inumanità sociale , ormai sviluppatasi. Oltre a ciò, la storia cerca di rappresentare un vero e proprio  cambiamento antropologico e questo si percepisce sia nella sceneggiatura che nella scenografia. Il film inizia con grandi inquadrature del vecchio West, dando un respiro quasi epico e finisce con i caotici quartieri messicani nei quali si concluderà la storia con la morte del protagonista che ha dato inizio a tutto. Questa finalità è nobile ma appartiene, più che al film, al romanzo e nella pellicola si percepisce a fatica.

Per quanto riguarda la tecnica, il film ha un’ ottima scenografia e fotografia, soprattutto all’ inizio. Gli attori collezionano interprestazioni incredibile, in particolare Tommy Lee Jones che, a mio parere, è immenso e , ovviamente il grande Bardem che vinse , per quest’ interpretazione, un meritatissimo Oscar. Premio da aggiungere agli altri tre per miglior film, regia e sceneggiatura non originale.

La prima mezz’ ora del film è da quattro stelle , grazie ad una tensione davvero curata al dettaglio e perfetta.Questa scena, che vi ripropongo, esprime perfettamente questa caratteristica.

miseria e nobiltà di Mario Mattòli

                    IN QUESTA CASA SI MANGIA PANE E VELENO. ANZI… SOLO VELENO!

                                                             voto: ** e mezzo          (Italia 1954)

miseriaDue famiglie squattrinate, quella dello scrivano Felice (Totò) e del fotografo Pasquale (Turco) vivono insieme un’ esisistenza difficile quanto faticosa, in cui non si riesce nemmeno a mangiare. Tutto sembra andare per il peggio quando miracolosamente si presenta la possibilità di saziarsi, fingendosi la famiglia del marchesino Eugenio (Pastorino), che vuole conquistare la mano della bellissima ballerina del teatro e figlia di don Gaetano, un signorotto locale. Comincerà così un siparietto irresistibile in cui i continui colpi di scena e equivosi danno ancora più sapore a tutta la pellicola.

Una commedia breve che parla in modo genuino e leggero della miseria più nera e della nobiltà più ostentata e che ha come obbiettivo la comicità stesso. I personaggi sono perfetti ed interpretati benissimo.La classe delle singole battute si percepisce perfettamente. Il film , però, non raggiunge mai dei momenti di comicità unica ed eccezionale ma si mantiene sempre ad un livello costante, senza sbalzi. La farsa, ben curata, insiste sull’ equivoco , mischiato perfettamente al tema secolare della fame. Storica, ormai, la scena in cui i protagonisti , davanti ad un piatto di pasta, ballano entusiati sulla tavola , infilandosi addirittura gli spaghetti nelle tasche, per non farseli rubare.

Sophia Loren, per cui nutro, onestamente, un’ avversione istintiva, in questo film è incredibilmente bella ed affascinante. Davvero stupenda!

Dai… Vi ripropongo la scena degli spaghetti. Davvero imperdibile.

orwell 1984 di Michael Radford

                                                                               L ‘ IGNORANZA E’ FORZA

                                                                        voto:  ** e mezzo          (GB 1984)

ORWELL_1984La società totalitaria e oppressiva del “Grande Fratello” , nel superstato di Oceania, schiavizza il popolo,  facendolo vivere nell’ ignoranza e nella sublimazione totale di ogni volontà, in un ambiente asettico e meramente schematico. Winston Smith (John Hurt) conduce una squaliida esistenza  lavorando per il ministero della verità ma, disgraziatamente, si innamora di una sua simile. Questa passione irrefrenabile, che coinvolge entrambi, è ovviamente clandestina e verrà scoperta dall’ onnipresente società. Burton , alla sua ultima apparizione, interpreta il cinico funzionario dello stato che, tuttavia, conserva un barlume di lucidità anche quando punirà i due sventurati, torturando Winston con enormi topi famelici.

Secondo film tratto dal grandissimo romanzo di Orwell. La pellicola ha una cura scenografica perfetta e curata al minimo dettaglio, seguendo in modo accuratissimo il romanzo, ricordando in moltissime scene “Metropolis” di Lang. Il cast è di livello alto e gli attori scendono nel personaggio in modo perfetto, collezionando ottime interpretazioni. Per quanto riguarda la sceneggiatura, non essendo originale, risulta affine ad Orwell e ai suoi scritti.

Risulta un buon film che però, alla fine, non trasmette tutta quella emozionalità e tensione che avrebbe richiesto una pellicola del genere, tratta da un romanzo come quello di Orwell.

Il film vinse meritatamente  il Premio per il Miglior Film dell’anno 1984 nella rassegna British Film Awards organizzata dal quotidiano inglese Evening Standard.

il divo di Paolo Sorrentino

O LEI E’ IL PIU’ GRANDE SCALTRO D’ ITALIA O E’ IL PIU’ PERSEGUITATO DELLA STORIA

                                                                           voto : ***    (Italia 2008)

 

divo

 

Film ritratto su Andreotti e in particolare sull’ Andreotti degli anni ’90 in cui il suo personaggio sembrava  entrare in crisi a causa di un governo cortissimo e delle continue accuse di concorso a delinqure mafiose e i conseguenti processi, a i quali, comunque, riuscì sempre ad essere assolto.

Mereghetti è un critico che io , personalmente, apprezzo molto e spesso mi trovo d’ accordo con le sue parole. A Cannes lui parlò del film e ne ebbe una buonissima considerazione.

Io sono d’ accordo sull’ analisi tecnica, sulle grandi interpretazioni ed in particoalri quella di Toni Servillo ma, sull’ idea di fondo del film, non del tutto. In realtà, a mio parere, l’ uso di Andreotti come paradigma della realtà politica nazionale è secondario, è un passaggio successivo .  Invece, a me pare che la vera finalità non sia qualla di proporre un ritratto preciso di un politico ma , pittosto, quello di una persona, di un uomo. Si cerca di descrivere la parte più oscura del personaggio, quella privata, quella intima. E il regista ci riesce, ci riesce perfettamente. Solo successivamente interviene la politica, lo stato, gli accordi. E penso che sia proprio questa la grandezza del film cioè quella di riuscire a compiere una descrizione inusuale e non comune di uno dei personaggi pubblici più controversi e oscuri della storia italiana.

bastardi senza gloria di Quentin Tarantino

                                                     NOI SIAMO I BASTARDI E UCCIDIAMO NAZISTI

                                                                                 voto: ***      (USA 2009)

bastardi-senza-gloriaCinque capitoli dividono il film che descrive due storie , apparentemente divise ma che, alla fine, convergeranno in un unico grande progetto, volto a eliminare le maggiori cariche del partito nazionalsocialista tedesco. La prima racconta la storia di una ragazza Shosanna (Melanie Laurent) , un’ ebrea che si vede uccidere barbaramente la famiglia dai nazisti all’ inizio della guerra nelle desolate campagne francesi. Cambierà nome e vita, aprendo un cinema ma conservando un autentico odio verso i tedeschi. Parallelamente, sempre in Francia,  una squadra speciale di soldati americani e tedeschi (ex SS) chiamati i Bastardi e capeggiata dall’ affascinante quanto divertente comandante Aldo Raine (Brad Pitt) , gira da regione a regione , collezionando numerose mattanze naziste e divenendo sempre più conosciuti e temuti tra le fila nemiche. I destini della giovane e dei Bastardi si incroceranno quando il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels decide di organizzare una serata di gala per la presentazione di un  nuovo film tedesco proprio nel cinema della ragazza. A questa serata parteciperanno le cariche maggori del terzo reich compreso Hitler. Occasione da non sprecare sia per la ragazza che per i Bastardi che elaboreranno un  piano per colpire il regime al suo vertice. In tutto il film si ritrova la presenza costante di un intuitivo quanto abile colonnello delle SS Hans Landa (Christoph Waltz)  che oltre ad essere uno dei protagonisti del film, sarà anche un personaggio fondamentale nel piano della giovane Shosanna.

Il ritorno di Questin Tarantino è indubbiamente in grande stile. I dialoghi sono eccezionali e indimenticabile poichè l’ espressività è curata fino all’ ultimo sguardo e le parole sono sempre calzanti e adatte a quell’ istante esatto. Ciò è accompagnato da una tensione costante e altissima che non di sfascia mai per interi minuti. Gli attori si mostrano davvero bravi, con dei picchi recitativi davvero notevoli come, per esempio, l’interpretazione del colonnello da parte di Waltz. La sceneggiatura e l’ organizzazione della pellicola è tipicamente tarantiniana, con capitoli, scritte e musiche davvero adatte. La tensione è curata molto bene in numerose scene ma il film è caratterizzato anche da parti molto più distensive e divertenti che funzionano. Una di queste è quella in cui  i Bastardi, per entrare nel cinema, si fingono siciliani.

Il limite del film, che però non si rivela un reale errore,  è la staticità che in alcune parti si rintraccia. In particolare nel secondo capitolo è presente molto quando la storia si concentra sulla ragazza e i Bastardi non vengono più inquadrati per una buona mezz’ ora. Ma questo potenziale problema del film viene quasi coperto dall’ ottimo lavoro del cast che fa davvero un ottimo lavoro con un’ omaggio particolare all’ interpretazione grandiosa di Christoph Waltz, uno sconosciuto attore austriaco. Inutile dire che Tarantino costella la pellicola di riferimenti cinemogafici precisi, da Sergio Leone  e Ernst Lubitsch a Ken Loach , per trasmettere allo spettatore il suo grande amore per il Cinama.

Secondo me Tarantino non è un genio nel suo campo ma un buon regista molto estroso. Ma devo ammettere che questo film è davvero ben fatto ed è uno dei migliori nella carriera del regista. Assulatemte consigliato!