a christmas carol di Robert Zemeckis

                                                                        SPETTACOLO SOFFOCANTE

                                                                    voto: * e mezzo          (USA-2009)

Ebenezer Scrooge (Jim Karrey) è uno strozzino anziano e cinico. Il periodo natalizio non lo ammorbidisce minimamente anzi  egi si mostra ironico e sarcastico nei confronti di tutti gli stolti che vede per strada festanti. La sorte gli farà cambiare idea e la notte della vigilia riceve la visita dei tre fantasmi del natale, quello del passato, del presente e del futuro (tutti interpretati da Karey) che tra fantasia e realtà, passato e futuro, riescono ad aprirgli gli occhi e a trasformarlo in una persona gentile e cordiale col prossimo.

La storia è tratta totalmente dal classico di Dickens, che viene rispettato totalmente dal regista Zemeckis che è anche coproduttore del film.

La magia del natale e dell’ opera inglese viene rispettata con una scenografia mozzafiato e un’ animazione spesso stupefacente , aiutata molto da un HD per niente superfluo e decisivo in molte sequenze. Gli attori che interpretano i personaggi animati sono perfetti, con un elogio particolare a Jim Carrey sempre più poliedrico.

Tuttavia la sceneggiatura viene in più parti soffocata da una ricerca spesso ossessiva dell’ effetto scenico e spettacolare a tutti i costi , che rischia di far passare in secondo piano i concetti e le riflessioni dello stesso film. Un ‘ animazione per bambini ma non solo, poichè alcune scene con gli spiriti sono davvero forti e impressionanti , ancor più con  l’ HD che amplifica  di gran lunga l’ impatto scenico della pellicola.

Onestamente poche sono le novità attuate dal regista che non esagera nelle scelte personali, realizzando un film, sì fedele all’ opera ma poco originale a livello sceneggiativo.

Grandi incassi negli USA e in Italia.

Vi ripropongo qui il trailer del film.

bullet in the head di John Woo

                                                             SANGUE E MORTE NELLA RIVOLUZIONE

                                                                  voto: ****                (Hong Kong-1990)

Alla fine degli anno ‘ 60 a Hong Kong, in pieno clima rivoluzionario contro il colonialismo britannico, tre amici, Ben (Leug), Franck (Cheung) e Paul (Lee) fanno parte della malavita di quartiere, arrivando addirittura ad uccidere un uomo, capo della banda rivale. I tre decideranno quindi di fuggire in Vietnam, approfittando della guerra per arricchirsi. Essi , però, entreranno in un vortice di morte e disperazione. Verranno imprigionati dai Vietcong che li tortureranno.  Riusciranno a scappare ma subito dopo entreranno nella casa di un boss mafioso che , per la solita febbre dell’ oro, tradiranno cercando di sfidarlo per strappargli una nota cantante che egli usava per fini economici, obbligandola a prostituirsi. Tutti e tre usciranno da questo terribile vortice ma tutti e tre distrutti , ognuno a suo modo , accompagnando il film verso un epilogo tragico e drammatico.

John Woo ripropone in questo suo capolavoro tematiche e riflessioni spesso presenti nelle sue pellicole, come quella dell’ amicizia, della morte e della tragicità della vita ma riuscendo a strutturare un’ opera estremamente più matura e profonda di altre. Il nichilismo e l’ insensatezza raggiungono vertici espressivi incredibile. La pellicola è tesissima e non lascia un momento di respiro allo spettatore. La violenza e la tragicità sono estremizzati ad un livello assoluto. Le armi, il sangue e le scene cruente si sprecano e raggiungono un livello sceneggiativo davvero unico. Gli attori, a parte in qualche sequenza, non sono impeccabili ma non riescono mai a togliere brillantezza alla pellicola. L’ unhappy end è perfetto ed estremamente coerente con tutto il resto del film.

Ma la grandezza del film è anche quella di porre tutte le vicende in un contesto storico preciso, pieno di citazioni sociali e generazionali come il carro armato di piazza Tienanmen del 1989. Il contesto è la caduta degli imperi coloniali e la rivoluzione sociali di quegli anni in cui vivono la loro vita tre amici , le cui strade, alla fine, si divideranno ma si rincontreranno nella fine. Quindi la storia inizia dalla relazioni dei tre amici, allargandosi poi, fino a raggiungere riflessioni generazionali e sociali. Un progetto estremamente ambizioso che John Woo raggiunge indiscutibilmente.

a serious man dei fratelli Coen

                                                                    REGIA STANCA, FORSE TROPPO

                                                                    voto: * e mezzo          (USA-2009)

Negli anni ’70, nel Mid West, vive Larry Gopnik (Michael Stuhlbarg) , un professore di fisica ebreo che vive un ‘ esistenza ordinaria con sua moglie e due figli. I nodi, però vengono velocemente al pettine e poco a poco le crepe si mostrano in tutta la loro forza. La moglie ha deciso di divorziare e chiede continuamente al marito di informarsi per una separazione rituale, il figlio fuma spinelli e ascolta senza sosta i Jefferson , mentre aspetta il suo Bar Mitzvah . La figlia non pensa ad altro che a curarsi i capelli, sottraendo al padre denaro che le servirà un giorno per rifarsi il naso ed infine il fratello, che occupa gli spazi vitali della famiglia , diventando ben presto un peso per tutti. La sofferenza e la difficoltà non si limita solo all’ universo famigliare. Il professore, che dovrebbe passare di ruolo a giorni, deve far fronte alla tentata corruzione di un suo alunno che lo minaccia di diffamazione. In preda ad una crisi esistenziale il curioso omuncolo si rivolgerà a diversi rabbini, per farsi indicare la via ma le loro risposte e consigli sembrano generici e insensati.

Siamo di fronte ad una riflessione profonda su una persona e sul suo dramma interiore che, però, si fa veicolo e paradigma di un modello di esistenza che a sua volta prende una piega molto più ampia, riflettendo anche sulla vita a tutto tondo. La mano dei Coen è percepibile in più occasioni e le sequenze testimoni di ciò sono quelle che riguardano soprattutto il lavoro del protagonista che , all’ inizio del film, spiega e dimostra alla classe il Paradosso del gatto di Schrodinger e nella parte finale come per una sorta di gioco , dimostra il Principio di indeterminazione di Heisemberg. Ed è qui che il film raggiunge il suo apice tematico.

Prologo di tutto il film è una sequenza in cui una famiglia polacca parla e comunica con un dybbuk, un’ anima posseduta. Stessa esperienza vivrà a Gopnik che vedrà l’ anima dell’ amante della moglie,  morto tragicamente in un incidente d’ auto, comparirgli sul lavoro.

La sceneggiatura è buona ed è affascinante per tematiche, idee e concetti ma purtroppo essa si schianta contro una regia davvero deludente. Le scelte di direzione si dimostrano stanche , lente, prolisse e spesso  pleonastiche e la lunghezza del film non è un’ attenuante, poiché la durata è di poco più di  90’. Sono poche le scelte azzeccate e la noia fa velocemente capolino in una pellicola che non buca mai lo schermo. Si avvicina in più occasione ma non c’ è mai quella sterzata espressiva di cui i Coen ci avevano abituato. L’ unico momento di livello alto è il finale, in cui davvero si raggiunge il vertice del film. I Coen infatti capovolgono tutto con l’ ultima scena in cui un tornado, implacabile , si sta dirigendo verso la città e la gente lo guarda inebetito, senza fare nulla. Una sorta di resa davanti all’ insensatezza cabalistica della vita stessa.

Per il resto , buoni attori con un occhio di riguardo per il protagonista Michael Stuhlbarg. Bella interpretazione. Pochi ma giusti incassi al botteghino.

il decameron di Pier Paolo Pasolini

                                                                     PRIMO CAPITOLO DELLA TRILOGIA

                                                                         voto: ** e mezzo            (Italia-1971)

Siamo di fronte alla trasposizione di Pasolini di nove novelle dell’ opera di Boccaccia del ‘300 “Il Decameron”. Le novelle riproposte sono le più famose e scandalose. Quelle in cui la libertà sessuale e lo scandalo emergono maggiormente e in modo più esplicito, come quella dell’ ortolano Masetto da Lamporecchio, quella di Caterina e Ricciardo, di Tingoccio e di Donno Gianni , che possiede l’ amata davanti al marito di lei, mischiate ad altre, più comiche e particolarmente conosciute, come la storia di Andreuccio da Perugia (Davoli) , dell’ infedele Peronella e quella di uno dei personaggi  per cui nutro una personalissima ammirazione: Ser Ciappelletto.

Primo film di una trilogia che Pasolini concluderà con “I racconti di Canterbury” e “Il fiore delle mille e una notte”. L’ obbiettivo e il principio creativo è sempre il medesimo cioè quello di sconfiggere i tabù comuni ed esaltare la serenità e la spensieratezza che caratterizza l’ atto  sessuale , a scapito di un’ occlusione , figlia dell’ ignoranza e di una moralità iperbolica  e forzatamente ipocrita. Il film nel complesso tiene a livello sceneggiativo ma sono presenti dei limiti. Gli attori , pur entrando molto nei personaggi con una forte mimesi del parlato, si rivelano non sempre perfetti. Ciò limita molto il film in più occasioni e spesso la stessa pellicola prosegue in modo stanco e troppo dilatato a causa di scelte di regia non sempre azzeccate. Tuttavia Pasolini riesce a mantenere la dimensione astorica dell’ opera letteraria, riuscendo a trasmettere in alcune sequenze tutta l’ innocenza e la gioia popolare presente nel Decameron.

Pasolini cura insieme ad Ennio Morricone anche la musica e recita (in modo tutt’ altro che impeccabile) nella parte di un allievo di Giotto.

Una buona realizzazione del grande Pasolini, non certo una delle migliori.

Auguri Woody

Tanti auguri ad Allan Stewart Königsberg , il grandissimo Woody Allen, che è nato nel giorno di oggi nel lontano 1935 a New York, ovviamente. La sua città da sempre, con la quale ha un rapporto di continuo amore e odio…

1000 di questi giorno, con la speranza di rivederlo presto nelle sale, anche se le ultime realizzazioni denotano un po’ di vecchiaia del regista che, comunque, non smetto di amare.

Una delle maggiori menti del Cinema Occidentale…