la valle dell’ eden di Elia Kazan

                                                                 LA NASCITA DI UN MITO

                                                                voto ***                (USA-1955)

Nell’ America californiana del primo ventennio del ‘900, una famiglia altolocata, composta dal padre (Massey), di forte ideologia puritana e i due figli Cal (Dean) e Aron (Davalos), vive non senza qualche difficoltà la propria vita a causa della crisi economica e dell’ imminente entrata in guerra degli Usa. Tutto è reso ancora più difficile dalla personalità solitaria e ribelle del secondogenito della famiglia Cal, interpretato da un ottimo James Dean,  trascurato dal padre, che gli preferisce di gran lunga Aron che, a breve , si sposerà. Il ragazzo non è capito ed è sempre più geloso del fratello e quando scoprirà che la madre(Van Fleet), ritenuta morte, lavora in realtà in una città vicina come maitresse,  una situazione già vacillante si inclina completamente e getta nel caos tutta la famiglia.

Film tratto dall’ omonimo romanzo di John Steinbeck (di una parte chiaramente, altrimenti 115’  non sarebbero bastati per la lunghezza dell’ opera) è anche il film d’ esordio di Dean come protagonista che interpreta davvero perfettamente il ruolo dell’ adolescente scapestrato e incompreso. Ottima anche l’ interpretazione della madre del ragazzo, Jo Van Fleet che, per questa prova, vinse l’ Oscar come miglior attrice non protagonista nel ‘ 56. Il grande regista Kazan cerca di raccontare i  drammi privati intimi e generali, utilizzando il protagonista come paradigma di un malessere quasi comune , generazionale, riuscendoci però a tratti. Una tensione altalenante  rompe talvolta l’ andamento della sceneggiatura che però spesso è carattrizzata da vertici espressivi concitati , tipici  dello  psicodramma. Forse non la migliore fatica  di Kazan ma sicuramente una delle più premiati con un Golden Globe nel ’56 come miglior film drammatico e con il “Prix du film dramatique” al festival di Cannes del ’55.

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paranormal activity di Oren Peli

                                                                                   ATTENZIONE!

                                                                         voto**       (USA-2007)

Katie (Katie Featherston) e Micah (Micah Sloat) sono una coppia che da poco vive insieme in una grande e lussuoso casa. Da quando la ragazza è andata a vivere con il fidanzato, di notte l’ abitazione  è oggetto di strani  rumori, sinistri bisbigli e avvenimenti di ambigua natura. Queste manifestazioni sono piuttosto leggere e i due non se ne preoccupano molto. Ma Micah vuole mettere luce su queste vicende e decide di acquistare una telecamera e di riprendere la loro camera di notte, momento del giorno in cui tutte queste attività apparentemente paranormali si concentrano. Il vaso di Pandora verrà così  aperto e diventerà sempre più difficile e pesante da gestire per la giovane coppia e soprattutto per la ragazza che si sentirà perseguitata da un demone mostruoso.

Una strana sensazione avevo alla fine del film. E non volendo limitarmi a vani e superficiali commenti contrariati come molti altri in sala , quali “Soldi buttati!”, “Che schifo di film”, ci ho riflettuto. Questo horror è un horror atipico che non vuole fare sobbalzare lo spettatore sulla poltrona con incomprensibili sceneggiature ma grande cura della tensione e della suspense ma vuole ritrarre la raltà la verosmiglianza e ci riesce perfettamnete , rimanendo sempre molto coerente alla storia e alle implicazioni della medesima, senza mai scivolare in errori strutturali. Un horror verosimile e quindi lento, senzaltro monotono e a tratti noiso. Ma non potrebbe essere altrimenti perchè il regista ritrae l’ abitudinarietà e la routin famigliare di una coppia , senzaltro èripetitiva e scandita da azioni simili. E il male che emerge da questa pellicola non è esplicito ma anzi è misterioso, quasi incomprensibile ma iplacabile. Certo il film, però, in tal modo è stancante alla lunga e di livello stilistico piuttosto basso ma tutto converge a creare una situazione reale  e ciò è dimostrato anche dalla scelta degli attori, una coppia di ragazzi normalissima che non incarna alcun luogo comune degli horror attuali (mi riferisco chiaramente al bello ed esperto e alla modella protagonista perseguitata ma che lla fine si salva). E’ un tentativo apprezzabile, sicuramente non originale perchè tutta la pellicola affonda le proprie radici in “The Blair Witch Project” ma che è una bella risposta agli horror moderni anche per gli enormi incassi che ha ricevuto in America (fino a 100 milioi di dollari) contro le poche migliaia per la realizzazione. Quindi Io starei molto attento a definirlo un film semplicemente fortunato di un regista che si è trovato nel posto giusto al momento giusto… C’è molto di più!

Ed è  chiaro che lo spettatore medio , uscendo dalla sala, si mostra contrariato e nella peggiore delle ipotesi divertito da questo film. La paura, l’ agitazione e la tensione non emergono mai e la noia fa presto capolino.

I 25 migliori che?

                                                                                      OH MY GOD!

La situazione del Cinema Occidentale è già difficile di suo, se poi ci si mettono anche queste agenzie americane come EW, siamo costretti ad auspicarci un inevitabile collasso  futuro, a meno che non ci sia già  stato.

Riguardo alla lista, sulle posizioni non sono assolutamente d’ accordo e la metà dei nomi personamente li toglierei all’ istante. Quando ho letto i nomi di Paul Greengrass (in 23^ posizione), Sam Raimi (in 15^), Judd Apatow (in 14^) ho spento il computer, giurando di non accenderlo mai più ma ho resistito 3 minuti e mezzo. Ho quindi proseguito con la lista e quando mi sono visto Peter Jackson in 2^ posizione preceduto da Spielberg in 1^ con un artista come Eastwood in 19^ ho apprezzato il coraggio da un lato, ma dall’ altro mi sono vergognato per i giornalisti che hanno stilato questa lista.

Va bene che il Cinema dipende ormai da logiche di mercato e pubblicità ma a questi livelli, ha del redicolo. Che l’ Italia non sia presente in questa lista non è una novità ma, onestamente, non ci scandaliziamo sù. Ma che non ci siano nomi come Woody Allen, Francis Ford Coppola, Oliver Stone, Kim Ki Duk ha davvero dell’ incredibile…

Nausicaä della Valle del vento (風の谷のナウシカ) di Hayao Miyazaki

                                                                         NATURA ED ECOLOGISMO

                                                              voto: *** e mezzo            (Tokyo-1984)

I “sette giorni del fuoco” , una terribile disgrazia che ha sconvolto la fisionomia e l’ ecosistema terrestre , ha reso la terra un globo sconvolto e devastato da aria tossica insostenibile per l’ uomo e da giganteschi insetti, vittime del mutamento che vivono nella giungla tossica, chiamata così per le tossine prodotte dalla flora anch’ essa vittima della mutazione genetica. Mille anni dopo quei tremendi sette giorni, la società è regredita , lasciando degli sporadici retaggi tecnologiche come le armi e le macchine volanti. Nausicaa è una ragazza coraggiosa e giusta che, a differenza degli altri, ama la natura e tutto ciò che la riguarda , senza paura e timore alcuno. Ella è la principessa della valle del vento e combatterà in prima linea quando la regina di Tolmekia e le sue truppe, volendo riportare il dominio dell’ uomo sul pianeta, soggiogano gli abitanti della valle e si preparano a sconfiggere la Giungla e i suoi abitanti con l’ aiuto dei potenti guerrieri invincibili. Un film d’ animazione che , a livello di ambientazione e scenografico, getta le proprie radici in serie quali “Conan, ragazzo del futuro” e “Ken, il guerriero” ma che va in direzione diametricalmente diverse. Questo film, oltre ad offrire un avvincente conflitto, trasmette anche durante la pellicola e soprattutto grazie alla protagonista Nausicaa vere e proprie ideologie. Lei è infatti usata come veicolo del regista per trasmettere le sue posizioni che vanno dall’ ambientalismo all’ antimilitarismo, dalla fratellanza tra i popoli all’ amore per la natura. Il tutto accompagnato da un’ animazione futurista e particolarmente curata, davvero all’ avanguardia per il periodo.

Pietra miliare della Cinematografia Giapponese e uno dei vertici raggiunti dal regista Miyazaki.

tra le nuvole di Jason Reitman

                                                                          CAPISALDI COMUNI

                                                                  voto: **            (USA-2009)

Ryan Bingham (Clooney) è un’ affascinante e distinto “taglia teste” . Lui, infatti, è pagato dalle grandi ditte per licenziare il personale e cercare di rendere questa terribile notizia meno amara di quanto possa essere a dipendenti anche anziani che hanno sacrificato la propria vita  per quel lavoro. In questo frustrante sistema, il protagonista sguazza perfettamente e, libero come una farfalla, non ha e non desidera dimora, famiglia e legami alcuno. E non ne sente necessità, vivendo una vita in viaggio senza alcuna casa, se non l’ aeroporto, uno qualsiasi negli Stati Uniti. Ma la vita tranquilla e serena di Ryan cambia a causa di due donne, Alex (Vera Farmiga) che riuscirà a farlo innamorare e a sperare un futuro insieme  a lei e Natalie (Anna Kendick), una sua collega di lavoro giovane e non disincantata come lui che lo farà riflettere sull’ importanza dei principi tipicamente americani come la famiglia, l’ amore ecc., i caposaldi della società stessa.

Un film che vuole trasmettere o meglio vorrebbe trasmettere l’ importanza delle relazioni umane e la fugacità e inautentica vita del protagonista ma la sceneggiatura porta al contrario. Infatti Ryan , mentre fa quello che sa fare meglio, cioè il taglia teste e viaggia 350 giorni l’ anno, è felice, soddisfatto e appagato ma quando si convince che questa vita non gli appartiene più, comincia a patire la solitudine e riceve cocenti delusione.

Una pellicola che cerca di riproporre in chiave positiva i principi base della società statunitense, non riuscendoci però fino in fondo. Per il resto, il film è nella norma. Dei buoni attori, una buona scenografia e ottimi dialoghi ma una banalità sceneggiativi che si sente. Un film americano che parla della società americane in modo poco incisivo. Da ricordare , però, la bravura del regista Reitman che riesce a dare al protagonista una forte personalità e uno spessore davvero incisivo e difficile da dimenticare.