80 anni di Cinema, 80 anni d’ Arte

                                                                      AUGURI INTRAMONTABILE

 

 

Il 30 maggio 1930 nasceva Clinton Eastwood. Conosciuto da tutti, ormai, come “Clint” ha compiuto 80 anni, quasi un secolo  passato per la maggior parte nel mondo del Cinema. Un augurio ma anche un’ esaltante omaggio ad un buon attore ma soprattutto ad un eccezionale regista che ha saputo collezione e dirigere pellicole di livello alto, riuscendo a raggiungere più volte i vertici di Hollywood.  Arruolatosi giovanissimo nella “United States Army”, capisce presto che quello non è il suo destino e, dopo qualche film di secondaria importanza, lavora con Sergio Leone, raggiungendo una svolta di carriera grazie alla storica “trilogia del dollaro”, “Il buono , il brutto e il cattivo”, “Per qualche dollaro in più” e “Per un pugno di dollari” nei quali, recitando come protagonista, raggiunge la consacrazione recitativa, pur essendo un attore non eccezionale. Storica la frase di Leone rivolta al suo pupillo: “Eastwood ha solamente due espressione: col cappello e senza cappello”. Un’ altra svolta per la sua carriera è stata possibile grazie all’ incontro con Don Siegel che, negli anni ’70/’80, lo sceglie per interpretare  l’ ispettore Callaghan, dando inizio ad una produzione importante ma di media qualità. E dopo alcuni film diretti negli anni ’70/’80, è a partire dagli anni ’90 che Eastwood raggiunge l’ “olimpo” del Cinema, non più come attore ma come regista, producendo film davvero unici e di qualità medio-alta, raro per le produzione hollywoodiane. Ricoridiamo fra i 35 film diretti sicuramente “Gli Spietati”  del ’92 ( premiato con 2 Oscar), “Un mondo perfetto” con Kevin Costner nel ’93, “Mystic River” con Sean Peen nel 2003, “Million dollar baby” nel 2004 (che gli valse altri due Oscar), “Flags of our fathers” del 2006, “Gran Torino” del 2008 e “Invictus”, l’ ultimo suo film del 2009.

In un’ ultima sua intervista Eastwood dice: “Ogni volta che faccio un film mi riprometto di riprendermi una lunga vacanza e invece mi capita sempre un nuovo interessante progetto”. E Io onestamente mi auguro che non vada mai in vacanza e attendo i suoi nuovi film “Hereafter” con Matt Damon e “Hoover” con Leonardo di Caprio.

manolete di Menno Meyjes

                                                          PASSIONE AMOROSA E TAUROMACHIA

                                     voto: **        (Spagna, Gran Bretagna, Usa, Francia-2007)

Manuel Laureano Rodríguez Sánchez -Manolete- (Adrien Brody), uno dei migliori toreri di Spagna e del mondo, vede la sua celebrità decadere in favore di nuovi e più giovani “matador de toros”, che sembrano offuscare la sua leggenda. Uno in particolare è l’ arrogante Luis Miguel Dominguin (Nacho Aldeguer), bello e rampante che conquista, con la sua tecnica, la “Plazas de toros”. La resa dei conti è vicina e il 28 agosto 1947 tutto è pronto per la sfida finale fra i due toreri. Nell’ attesa di questa epica battaglia, Manolete ripercorre i ricordi  della sua passionale e tormentata storia d’ amore (ormai finita) con Lupe Sino (Penelope Cruz), la bellissima e promiscua donna che gli ha stravolto la vita e di cui si è innamorato perdutamente. La perdita dell’ amante causerà angoscia e un ineluttabile sentimento di disperazione nell’ affascinante e timido torero che, nella sua ultima sfida con la morte (il toro), resterà vittima e non carnefice.

 La narrazione , ricca di analessi e retrospezione, abbraccia l’ affascinante sentimento di “eros e thanatos” che attanaglia la psiche più profonda del protagonista. Sentimento causato dalla travolgente storia d’ amore che acquisisce , durante la pellicole, accezioni metaforiche affascinanti e poetiche, come la forza bestiale del toro accostata al delicato ma ugualmente devastante fascino dell’ amante, oppure il rapporto tra carnefice e vittima che si crea fra il torero e il toro, molto vicino a quello tra l’ amante e l’ amato . Il regista, prima sceneggiatore, vuole, però,  dare alla pellicola un taglio troppo narrativo, usa infatti molti flashback e retrospezioni in modo quasi ossessivo, rischiando in più punti di risultare confusionario e disordinato. Il cast è ottimo e il protagonista Adrien Brody è perfetto per il ruolo del taciturno e timido torero, insieme anche ad una Penelope Cruz  incredibilmente affascinante e sensuale  che riesce  a mangiare semplicemente una mela con una carica erotica sbalorditiva (come avviene in una sequenza del film). La pellicola è inoltre caratterizzato da molte frasi ossimoriche ad effetto che puntano sul contrasto e che risultano troppo artefatte e di troppa influenza hollywodiana, come per esempio “Per voi uomini niente è reale finchè non sanguina” dice Lupa a Manolete, oppure, sempre la donna all’ amante, “Sei il più bell’ uomo brutto che abbia mai visto”, accompagnate da accenni di oscurità storica che fanno trasparire  retroscena politici franchisti dietro la prematura fine del torero, che rimangono sempre troppo in superficie.

draquila (l’ Italia che trema) di Sabina Guzzanti

                                               POTERI SPECIALI AD UN UOMO SPECIALE

                                                   voto: ** e mezzo                  (Italia-2010)

Un film documentario/ inchieta, il nuovo della Guzzanti, che studia le conseguenze politiche del disastroso terremoto che colpì l’ Aquila il 6 aprile 2009 alle 03:32, provocando 308 morti e danni inestimabili  all’ urbanistica, alle opere d’ arte e alla città, che ormai è divenuta una città fantasma. La Guzzanti, lungo tutto il film, cerca di andare oltre i cosiddetti “miracoli berlusconiani” che hanno dato una casa abitabile ad alcune delle vittime dell’ Aquila dopo solamente un anno, ricercando accordi, progetti e contratti leciti o meno tra il governo e le istituzione, quali la protezione civile, che si scopre avere un  potere politico/sociale immenso. La Guzzanti cerca di dimostrare quanto lo Stato e in particolare Berlusconi (sul quale la regista non risparmia la solita satira personale), ormai in caduta libera nei consensi nazionali, abbia cercato di imporsi nuovamente, sfruttando questa enorme calamità naturale e di tornare ad essere “amato” sulla pelle, però,  degli abitanti e della città dell’ Aquila, avviando progetti inutili e superflui e di un peso economico altissimo, solamente per migliorare a livello mediatico la propria immagine e riuscendoci in modo paradossale.

Un documentario tecnicamente ben fatto che ricorda moltissimo la tecnica di Michael Moore, alternando interviste a fotografie, immagini di repertorio, intercettazioni, comparse televisive e anche immagini animate, intervallate lungo la pellicola per fini comici. Anche se in modo meno elegante e più spartano  di Moore, la Guzzanti ha fatto nel complesso un buon lavoro a livello stilistico ma soprattutto a livello sociale. Infatti il film non si mostra particolarmente fazioso, poichè si basa su fatti e ricerche, fatti e ricerche, mostrando molta linearità e logicità strutturale. Solamente alla fine, nella conclusione, il documentario ha un grave scivolone: la regista esprime palesemente un concetto, su Berlusconi e il suo operato in Aquila, troppo estremo ma soprattutto superfluo e pleonastico ai fini della narrazione, poichè questa posizione si capiva già guardando il film, il quale, con questa conclusione, non fa altro che risultare più fazioso di quanto sia in realtà e di interessare solamente una parte di spettatori italiani (la solita, quella controberlusconiana) e di allontanarne altri, a cui gioverebbe guardare un documentario del genere.

Questo è un errore importante e non trascurabile. La satira può essere dura ma non deve mai eccedere altrimenti diviene faziosa e prolissa e rischia di perdere la propria efficacia.

Vi ripropongo qui il trailer del film.