Lontana Bellezza

“Ci sono pochi attori tramite i quali Dio si esprime, ebbene Al Pacino è uno di questi”. Queste le parole di Martin Brest riferendosi al suo film “Scent of woman-Profumo di donna” del 1974,in cui Pacino interpreta il protagonista, il colonnello Slade, un ex marine, rimasto disgraziatamente cieco dopo lo scoppio di una bomba. Il colonnello è un uomo dalla personalità forte ma “ossimorica”,  rude e cinico ma anche divertente e sarcastico con una passione sfrenata verso il genere femminile e volenteroso di prendersi una vacanza per togliersi gli sfizi che gli restano. A seguirlo e sorreggerlo, un ragazzo, Charles Simms (Chris O’Donnell), uno studente che, impaurito inizialmente da questa ingombrante personalità, verrà trascinato in una vacanza unica, che lo porterà a conoscere a fondo Slade e a captarne tutta la propria umanità e dignità. Ma a prescindere da ciò, dalla sceneggiatura o da altre caratteristiche cinematografiche del film, tutto viene posto in secondo piano e offuscato da una delle interpretazione più complete nella storia di Hllywood. Al Pacino per preparare questo complicato personaggio ha preso contatti con l’Associated Blind e la Lighthouse, due rinomate associazioni per non vedenti di New York, incontrando regolarmente i loro clienti, ponendo loro domande su come hanno perduto la vista e come vivono senza di essa. Alla Lighthouse, ha inoltre appreso le azioni quotidiane di un cieco, dall’uso del bastone allo sviluppo del senso di orientamento, come versarsi da bere, accendersi un sigaro, trovarsi una sedia e servirsi di un’agenda telefonica. Ciò gli ha permesso di realizzare un’ interpretazione veramente superiore,stupefacente che ha pochi eguali nella storia di Hollywood,  riuscendo così a superare il primo protagonista originario di “Profumo di donna”, diretto da Dino Risi quasi vent’ anni prima, nel 1974. Questo film, tratto come il precedente dal romanzo di Giovanni  Arpino “Il buio e il miele”, ha come protagonista, nelle vesti del colonnello, un altro grande attore, questa volta italiano, Vittorio Gassman, che raggiunge con questa interpretazione la sua consacrazione nel Cinema, in Italia ma anche all’ estero.

Il  soggetto delle due pellicole è speculare, la sceneggiatura, soprattutto nella parte finale, è diversa e quella americana esalta maggiormente la figura del protagonista rispetto a quella italiana che risulta  più drammatica,  esasperata, soprattutto negli snodi narrativi. Due film di medio livello che non superano le tre stelle, che però offrono al pubblico in modo esplicito e netto l’ arte della recitazione nella sua purezza espressiva e completezza artistica. Da una parte la forza prorompente che sfiora la follia di Al Pacino e dall’ altra la calma apparenza che trasuda disperazione e sfocia nella miseria di Vittorio Gassman.

Un omaggio spontaneo e naturale a questi due enormi artisti che hanno contribuito in anni diversi ad esaltare l’ “ars recitatoria”, spesso troppo bistrattata e banalizzata in periodi  più recenti,  con l’ avvento della televisione o delle grandi produzione occidentali o forse soltanto per meri motivi economici, d’ altronde si sa, con l’ arte non ci si compra il pane tutte le mattine, no?!

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