Cortometraggio “Acque” di Daniel Gallizioli

                                                                                         Acque

                                                                           di Daniel Gallizioli

 

-Clicca qui per guardare il film.

2 pensieri su “Cortometraggio “Acque” di Daniel Gallizioli

  1. “Acque” di Daniel Gallizioli

    Come sempre un Incipit interessante e coinvolgente, il corto metraggio fa assaporare da subito la sostanza, il corpo, la poesia del tema…che viene poi a mancare per tutto il resto della pellicola.
    Telecamera fissa sullo scorrere dell’acqua, “Acque” appunto, il titolo del corto.
    La telecamera poteva rimanere anche lì, una scena forte che domina tutta la composizione e ti accompagna fino alla fine.
    Tuttavia viene egregiamente seguita dalla scena introduttiva, efficace e precisa, interpretata dal bravo Davide Prestini, attore protagonista, che si distingue sempre nell’interpretazione, anche se preferito nella sua prima e precedente parte, nel medio metraggio “Dio vede e provvede”.
    Il tutto viene fatto poi scemare con le successive scene, ripetitive e inconsistenti in cui si perde la poesia, si perde l’acqua, si perde il “travaglio” del protagonista, regista che deve creare e plasmare un’idea, la sua idea…perdendosi nei fili della trama.
    Un corpo centrale che non riesce in maniera efficace, chiara e spontanea ad esprimere il suo pensiero, le sue parole, ciò che voleva dire.
    Troppa attenzione ai problemi legati alla regia del protagonista, il rapporto con gli attori, troppo presenti e partecipativi, e i suoi dialoghi, inconcludenti e poco convincenti, i quali dovevano essere gli strumenti, le pedine di un qualcosa che stava cercando la sua “perfezione”, la sua ragion d’essere. Le sue continue manifestazioni di insoddisfazione, troppo plateali e forzate, non fanno trasparire il perché della sua insofferenza, se non a posteriori e non attraverso il suo lavoro, la regia delle sue scene, ciò che ha girato, ciò che vede attraverso la telecamera, il suo strumento, attraverso le sue immagini che non trovano risposta e forza rispetto al suo immaginario, alla sua idea…di “acque”, attraverso un percorso, un travaglio intimo e personale. Plasmare le “acque”, le vere protagoniste.
    Il tutto viene concluso poi da una piacevole scena finale che riprende l’incipit, la poesia, l’acqua, come in un continuo fluire…

    Il corto per certi versi poteva essere anche muto, se non per i pensieri di Davide, il protagonista.
    Ottime le inquadrature.

    Grazie ancora

    Lucrezio
    …o meglio Citta

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