“sempiterno” di Daniel Gallizioli

                                                                                   “Sempiterno”

                                                                              di Daniel Gallizioli

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I love Radio Rock di Richard Curtis

                                                      LIBERTA.’ ANARCHIA. ROCK ‘N’ ROLL

                                                     voto: ** e mezzo     (Germania, UK-2009)

    Nell’ Inghilterra degli esorbitanti anni ’60 la radio privata e pirata era l’ unica scappatoia esistente e l’ unica valida alternativa per i ragazzi di ascoltare buona musica in grande quantità poiché la conservatrice radio nazionale, la BBC,  trasmetteva soltanto 45′ la settimana di brani pop e rock. In questa situazione acquisisce  sempre più importanza l’ emittente pirata  “Radio Rock”, una radio da palinsesto giornaliero e continuo che trasmette per 24 al giorno musica pop e rock di quegli anni. Lo studio di questa radio è un enorme barcone  fatiscente ma inarrestabile che naviga al largo del Mare del Nord. Il comandante di questa nave è Quentin (Bill Nighy), un brillante sessantenne con la musica nel sangue e con uno charme da vero rocket man che dirige i vari deejay, tra i quali spiccano “Il conte” il capo carismatico della nave (Philip Seymour Hoffman), il rotondo ma affascinante Dave (Nick Frost) che con la sua voce fa innamorare tutte le ascoltatrici e il nuovo arrivo Gravin (Rhys Ifans) un ex leggenda del rock che con la sua vena artistica e improvvisazione fulminante, dissacrante e provocatorio farà raddoppiare gli ascolti. La storia è raccontata dalla prospettiva di un ragazzino , Carl (Tom Sturridge) che salirà a bordo per ordine della madre per allontanarsi dalle trasgressioni della terra ferma, che a confronto di quelle di Radio Rock sono un nonnulla. Belle donne, droghe e musica si sprecano su questa barca in cui l’ ideale anarchico cavalca a ritmo di musica e passioni la vita di ognuno dei personaggi , compreso il piccolo Carl, che scoprirà l’ amore e conoscerà suo padre.

Tutta la sceneggiatura del film è incentrata sì su Carl ma il coprotagonista è la musica medesima che  diviene il veicolo sceneggiativo per conoscere e rendere allo stesso modo  importanti e decisivi attori non protagonisti e apparentemente secondari . La sceneggiatura dopo una prima parte forsennata e molto veloce si adegua alla scena, rivelandosi armonica nella parte centrale col decisivo arrivo di Gavin e quasi dilatata nella parte finale, in quel fasullo unhappy-end che trasforma il film anche in una esplicita dichiarazione di libertà attraverso l’ amore per la musica e per la vita, negli anni in cui il Rock sembrava la chiave di tutti quei desideri giovanili antitradizionali, deviati ed estremi dell’ anarchia. Ottime le interpretazione con quella di Hoffman (performance  che alcuni definivano da Oscar) e Ifans sopra tutti; musiche commerciali di grande effetto che vengono poste nei momenti giusti e si rivelano degli ottimi anelli collegativi per le scene e le sequenze del film. Una buona regia quella di  Curtis che riutilizza  molti attori usati in film precedenti come “Love Actually” e “Notting Hill”, finalmente liberi di esprimersi al meglio senza la presenza spesso ingombrante di Hugh Grant e senza la presenza di un vero protagonista sopra gli altri. Interessante la gestione dell’ ultima sequenza che ricorda in più occasioni “Titanic”, sia a livello di riprese, sia per l’ inaspettato epilogo e destino del leggendario barcone che, benché  in cattive condizione, non sembrava poter morire mai ma come dice “Il Conte” nell’ ultimo “on air” radiofonico: “… non muore niente di importante stanotte ma in futuro nuove canzoni verranno scritte, verranno cantate e saranno la meraviglia del mondo…”, che risulta poi essere la vera conclusione del film: potranno morire persone, idee , realtà ma la musica e la libertà non moriranno mai. Questo era ciò che trasmetteva “Radio Rock” e questo ideale non potrà mai morire.

Pochi incassi in America  e in Europa l’ hanno reso poco apprezzato al botteghino e la critica si spacca tra valutazioni molto positive e non particolarmente entusiaste. Si tratta comunque di una commedia brillante e vivace, mai stancante o prolissa, che ripercorre una realtà storica esistita realmente nella Gran Bretagna degli anni ’60 e che ha rivoluzionato a suo modo le generazioni successive e la diffusione della musica di quegli anni.