“Hitchcock” di Sacha Gervasi

INDAGARE IL GENIO 

voto: * e mezzo

Immagine

Durante la ricerca di un nuovo soggetto, alla fine degli anni ’50, Alfred Hitchcock (Antony Hopkins), uno dei più famosi ma non più apprezzati registi dell’ epoca, vive la propria quotidianità in profonda simbiosi con la moglie Alma Reville (Helen Mirren), figura decisiva nella vita del maestro. La complessità psicologica del regista che vive la propria vita tra finzione  e realtà, orrore e sensibilità, timori e ansie , in costante assorbimento artistico,  si scontrano incessantemente con la consorte,  che sopporta e cura le articolate idiosincrasie e manie intime del marito. Una figura delicata e complessa quella del maestro, conosciuto in tutto il mondo e con cui Alma vive successi e delusioni, difficoltà e onori, sia sul set che fuori dal set. La scoperta del romanzo “Psyco”  di Robert Bloch del 1959, letto spesso dalla moglie, ispirerà l’ artista e lo convincerà  a realizzarne un film, concentrandosi  più che sul soggetto stesso o sui protagonisti, sugli elementi tecnici e filmici del suo nuovo progetto.  Malgrado il suo entusiasmo, la Paramount, casa di produzione di punta di Hitchcock e del suo lavoro, non è convinta dell’ idea e si rifiuta di sponsorizzare la pellicola, temendo in un’ involuzione artistica del maestro. Troppi sono i dubbi: la morte della protagonista a  metà del film, la sceneggiatura inconcludente, lo studio generico della psicologia dei personaggi.  Tutto ciò non sconforterà  Hitchcock che, ipotecando la casa e dando molte preoccupazioni  e pressioni a se stesso e alla moglie, sponsorizzerà di sua tasca gran parte dei costi di produzione. Le inevitabili preoccupazioni coniugali e la tensione espressiva dell’ artista non aiuteranno la coppia, che vivrà momenti di crisi profonda, alleviata soltanto dallo sviluppo di un film che convince sempre di più il regista e che diventerà il suo più grande successo commerciale.

Trasposizione cinematografica tratta dal saggio biografico di Stephen Rebello “Alfred Hitchcock and Making Of Psycho), che cerca di raccontare  la preparazione del film icona del maestro  e di mettere in luce le curiosità e le dinamiche del set e  che cosa si cela dietro al backstage. Partendo da quest’ opera , il  regista Sacha Gervasi  cerca di scavare nei meandri di un rapporto coniugale tra una moglie premurosa e paziente ed  un uomo speciale e ossessionato dal suo lavoro. Buona e consapevole   risulta  la scelta di porre come coprotagonista la moglie, che nella carriera del regista ha sicuramente rappresentato per lui un punto di riferimento decisivo ma  che purtroppo viene raramente ricordata. L’ interpretazione inoltre è molto azzeccata grazie a Helen Mirren che,  con la sua integrità ed equilibrio espressivo,  regala grande realismo alla pellicola, rispetto alla figura del regista, interpretata da un buono ma non eccezionale Hopkins. La sua performance  infatti si mostra  “ingolfata da un trucco troppo pesante che sbiadisce la sua mimica facciale e lo rende spesso impacciato nei movimenti,  con il risultato di fornire un’interpretazione, a volte, quasi caricaturale” (Muzi). Ed è proprio su questo che si fonda il forte limite del film che, a causa di questa centrale figura, viene intaccato da un’ aura di irrealtà e contraffazione. Una forzatura proiettata anche nell’ indagine psicologica e intima del protagonista  che viene sacrificata per una  sua immagine e reputazione commerciale e comune,  probabilmente  ben più affascinante del reale ma in ogni caso illusoria. La scelta infatti di non tentare mai di penetrare   realmente  nelle profonde pieghe psicologiche dell’ artista in aspetti   come il sesso, l’ amore o  l’ ossessione famigliare, dimostrano  la sublimazione di quegli interessanti aspetti profondi che altri artisti, appassionati di Hitchcock,  fanno emergere. Un esempio per tutti è quello de: “Il Cinema secondo Hitchcock” di François Truffaut, una profonda indagine cinematografica e psicologica del regista e dell’ uomo Hitchcock.

Oltre ai personaggi principali, il cast è comunque stellare e dà profonda coerenza all’ intero film, anche grazie a dei costumi e trucchi precisi e attenti al periodo storico. Scarlett  Johansson nel ruolo di Janet Leigh è stupenda, seguita da un ottima Jessica Biel (nel ruolo di Vera Miles) e James D’ Arcy (Anthony Perkins), anche se quest’ ultimo è molto distante dall’ agghiacciante interpretazione di  Bates dell’ attore originale. Regia ordinata e lineare, come tutto l’ impianto filmico, con alcuni bei particolari, anche se puramente strumentale nei confronti dell’ impianto profilmico, molto accurato e preciso.

L’ interesse cinefilo viene  affamato  e assetato  dalle  varie curiosità da gossip cinematografico e dinamiche sul set e fuori dal set: di come , per esempio,  Hitchcock riuscì a realizzare alcune grandi scene del film, il suo particolare rapporto col cast , quello con i produttori , giornalisti, fan… . Anche se questo aspetto  è  fin troppo esasperato e oscura  l’ elemento psicologico e relazionale dei due protagonisti  che,  man mano ci si avvicina alla realizzazione di “Psyco”, vengono sempre più accantonati. Scelta che, del resto, dà comunque grande dinamismo alla sceneggiatura.

Un tentativo, quello di Gervasi (già regista di “Anvil! The story of Anvil)  di raccontare Hitchcock nella sua umanità e intimità, senza però mai riuscirci realmente e profondamente, rimanendo vittima dell’ immagine comune di una delle più grandi  figure della storia del Cinema che, nella sua complessità, acquista sempre più fascino e curiosità. Tuttavia, a prescindere dalla valutazione puramente tecnica del film, questa pellicola  è un ottimo modo per ricordarsi, riscoprire  ed  appassionarsi ad uno dei migliori registi di sempre che  ci ha regalato capolavori assoluti e immortali del Cinema mondiale.

Poco successo negli USA, con un incasso poco superiore ai 5 milioni e uscita prevista in Italia per il 4 aprile.

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