orizzonti di gloria di Stanley Kubrick

BELLEZZA E SOAVITA’, LA RISPOSTA DELL’ ANTIMILITARISTA KUBRICK ALLA GUERRA

                                                                                 voto: ****P        (USA  1957)

orizzontiUn generale francese (Kirk Douglas) , durante la prima guerra mondiale, viene convinto dal suo superiore ad attacare un forte inespugnabile tedesco , chiamato “il Formicaio”. L’attacco è inutile, difficilissimo e impossibile, a causa anche delle poche forze che i francesi sono disposti a dispiegare. Ovviamente l’attacco fallisce e il superiore accusa di codardia la sua legione, decidendo di fucilare tre soldati a caso, come monito per tutti. Nonostante gli sforzi del generale, che cerca di difendere in tutti i modi i suoi uomini, le sentenze di morte verranno compiute.

Ottimo e grandissimo film. Uno dei meno conosciuti di Kubrick ma probabilmente il migliore, con attori superlativi dai quali spicca un grande Kirk Douglas, ottima fotografia e sceneggiatura semplice ma efficace. Il bianco e nero, che fa da sfondo a tutto il film, non è mai pesante grazie a degli splendidi e perentori dialoghi, davvero perfetti, incalzanti e caratterizzati da un ironia tanto implicita quanto amara.

La scena finale è memorabile. In questa, una ragazza bellissima (prigioniera di guerra) canta una canzone dolcissima con una voce incantevole ai soldati francesi. Questa non è altro che una finezza del regista che non compie altro che una vera e propria invettiva contro la guerra che si inchina, anch’essa, alla pura bellezza, rappresentata dal canto della fanciulla.

Per chi ama il gossip, la ragazza, dopo il film (ma si vocifera anche durante), fu l’amante del grande regista. Anche in fatto di donne Stanley ne capiva…

la fiamma del peccato di Billy Wilder

                                                                             LE ASSICURAZIONI CERTE VOLTE…

                                                                                      voto: ****         (USA 1944)

fiammaUn giovane assicuratore Walter Neff (Macmurray) con una provocatoria e perentoria eloquenza si innamora della moglie di un anziano molto ricco che deve rinnovare l’assicurazione dell’ auto. Ma l’amore è corrisposto e la donna induce l’uomo a far firmare al marito una costosa assicurazione sulla vita e di ucciderlo per ricavarne la grossa somma di denaro e vivere felici insieme. Il piano viene pianificato al dettaglio e tutto sarà compiuto. Ma per uno stretto collega assicuratore di Neff, Barton Keyes ( G. Robinson) , la storia non tiene e tutto andrà, poco a poco, sgretolandosi. Le utime scene sono anche quelle iniziali, in quanto tutto il film è raccontato in forma di flashback, per cui il protagonista, ormai ferito, lascia un messagio vocale in cui confessa tutta la sua storia.

Un grande film, un grande Noir, con tempi sceneggiativi perfetti, scenografie precise ed esatte (il film è quasi sempre girato di notte e spesso sotto la pioggia), fenomenali attori che interpretano il ruolo alla perfezione e dei dialoghi incalzanti ed estremamente affascinanti. La storia è appassionante e ricca di colpi di scena , dati anche da un tentativo da parte del regista di ricercare nei personaggi sensazioni, sentimenti e dubbi. Un ‘ottima introspezione psicologica. Grandissima l’ultima scena in cui il protagonista Neff , prima di morire si fa accendere una sigaretta dal suo amico assicuratore Keyes, che ormai ha scoperto tutto.

Uno dei film per cui nutro più affetto e che riguarderei ogni giorno (si fa per dire…). Ma se non vi fidate di me, sappiate che questo è il film preferito da Woody Allen. Infatti il regista lo cita nel film “Misterioso Omicidio a Manhattan” diretto nel 1993.

il circo di Charlie Chaplin

                                                                                              UNO DEI MIGLIORI

                                                                                            voto: ****    (USA 1928)

circus-2Arrivato casualmente in un circo, Charlot (Chaplin) viene assunto per le sue grandi doti umoristiche e diventa la punta di diamante dello show. Durante questa sua inaspettata esperienza si innamorerà della cavallerizza del tendone , che è anche figlia del propietario, che però è infatuata di un altro componente del circo. Gli sforzi di Charlot, per conquistarla, saranno vari e alla fine perderà il lavoro e rimarrà solo.

Una delle opere migliori e allo stesso tempo meno conosciuto del genio statunitense che, in questo lavoro, mischia perfettamente il melodramma ai consueti sketch comici irresistibili. Il muto non limita per niente la potenza comica del film grazie all’incredibile linguaggio corporeo di Charlot.

Il film ha vinto un Oscar nel ’28 ed è passato in secondo piano, soprattutto per gli spettatori, nella storia di Chaplin, pur essendo uno dei migliori. La fotografia pur con delle difficoltà (ammissibili) è l’unico limite di un’ opera davvero ottima. Di Chaplin è ovviamente la sceneggiatura, la regia, e le musiche, come in tutti i suoi film.

Un genio a tutto tondo.

la passione di giovanna d’ arco di Carl Theodor Dreyer

                                                                  IL MUTO COME ESSENZA DEL CINEMA

                                                                             voto: **** P       (Francia 1928)

passionePrima rappresentazione cinematografica della vicenda storico-religiosa di Giovanna D’ Arco, la pulzella della Lorena che, da semplice pastorella, diviene il condottiere di Francia nella guerra dei cent’ anni, portando il delfino francese alla vittoria. La sua scomoda posizione la porterà alla morte sul rogo.

Davanti ad un grandissimo film muto, si prova una strana sensazione. Si capisce infatti quanto elevata sia l’arte della recitazione, da una parte e dall’altra, quanto le parole, di fronte al linguaggio del corpo, siano estremamente effimere e pleonastiche. Spesso si dimenticano queste caratteristiche che stanno alla base della cinemografia, incarnadone la sua fondamentale funzione, cioè la rappresentazione dell’uomo, una rappresentazione visiva in primis e solamente poi sonora.

I film muti hanno avuto purtroppo tragici destini. Essi infatti non sono più visti, collezionati o ricercati e quindi si stanno, poco a poco, dimenticando. Di tanto in tanto però ammirare un film muto è fondamentale perchè  si riesce così a capire profondamente il cinema, la sua arte e si stabilisce con esso una relazione ineffabile.

Per quanto riguarda questo film, le difficoltà di distribuzione che nel corso degli anni ha conosciuto parecchie variazioni, perdite, nuove versioni, non hanno scalfito l’originale bellezza e qualità dello stesso. Stupefacente e perfetto.

L’attrice protagonista che interpreta il dolore e le difficoltà esistenziali di Giovanna cioè Renèe Falconetti è imperdibile e recita la sua parte come , personalmete, non ho mai visto fare da nessun altro attore in nessun film.

Incredibile, ed estremamente essenziale e diretto. Poche parole riescono ad esprimere tale livello…

 

monsieur Verdoux di Charlie Chaplin

                                                          CHARLOT COME NON L’AVETE MAI VISTO

                                                                             voto: ****  (USA 1947)

monsieur-verdoux-2Un fascinoso e brillante omuncolo, per sfuggire dalla povertà, derivata dalla grande depressione, inizia la “carriera” di Barbablù, sposando e derubando, ricche vedove prima di ucciderle. Tutto, per mantenere sè e la sua amata famiglia (quella vera). Quando, però, la moglie e il figlio disgraziatamente moriranno, lui, ormai sconsolato e visibilmente affranto, si lascerà arrestare e morirà poco dopo, giustiziato. La voce fuori campo iniziale ci dice già tutto sullo trama e sul destino del protagonista ma il film non decade mai grazie ad un ritmo appassionante, leggero e brillante allo stesso tempo.

Una grande e geniale metafora delle dittature delle guerre che hanno portato allo sterminio di massa e un uomo che, come contrappasso, si macchia di gravi crimini contro quello stesso genere umano. Il protagonista agisce quasi per ribellione contro l’uomo stesso, che riesce ad essere così malvagio con i propri simili.

Grande humor nero, distante dalla tradizione di Charlot e imponente critica alla piccola e squallida realtà piccolo borghese, vecchia e scassata.

Un grande film senza grandi riconoscimenti e che non venne molto apprezzato al tempo della distribuzione.

Se non ricordo male, citazione in “Ladri di biciclette” in cui, in una scena, si intravede sul fondo la locandina del film.

vivere di Akira Kurosawa

                                                                       UOMO E MORTE IN UN CAPOLAVORO

                                                                               voto:****   (Giappone 1952)

kuroUn uomo, che come ci suggerisce l’ iniziale voce fuoricampo, non ha mai veramente vissuto, nel torpore di un lavoro bieco in comune, viene a conoscenza di essere affetto da un tumore incurabile allo stomaco che gli concederà poco meno di un anno di vita. Sapendo ciò, cerca di godersi il poco tempo che gli rimane, frequentando un amico che cerca di farlo divertire e affezionandosi ad una sua ex collega di lavoro molto giovane, non riuscendo però a far nulla per dimenticare i trent’anni frustranti e squallidi di un lavoro che gli ha solamente regalato l’appellativo di “mummia”.

Un film molto emozionante e sentimentale , spesso a livello intrinseco, implicito. Kurosawa ci descrive la condizione di un uomo che non ha mai realmente vissuto, riflettendo sul tema fondamentale dell’esistenza, cioè il rapporto tra uomo e morte.  Prima di morire ,però, il protagonista (interpretato benissimo da Takashi Shimuro) capirà cosa potrà fare per riacchiappare la vita scappatagli di mano, cioè promuovere il progetto di un parco, che lui stesso bocciò tempo prima. La parte finale del film si conclude nella casa del defunto con un banchetto per il funerale, in cui gli amici discutono della sua persona, esaltandola, raggiungendo la conclusione che sia giusto fare ciò che lui ha fatto solamente alla fine della sua vita. Fanno così una promessa ma questa, come ci dimostrano le ultime scene, non sarà rispettata e tutto proseguirà nel torpore di una bieca frustrazione.

Film a tratti forse un po’ prolisso, di cui si capisce molto fin  dall’  inizio ma che non cade mai in retorica e banalità.

i racconti della luna pallida d’ agosto di Kenji Mizoguchi

                                                                        ARTE E INDIVUDUO PER IL MAESTRO  

                                                                                   voto: ****P     (Giappone 1953)

raccontiDurante le guerre imperiali, nel XVI secolo in Giappone, due amici, un contadino ed un vasaio, rispettivamente Ozawa e Mori, fuggono dalla loro vita quotidiana, in cerca di fotuna. Entrambi andranno in contro ad un triste destino e torneranno a casa da sconfitti. Infatti , uno finirà sedotto e abbandonato da una principessa (immaginaria), l’altro, cercando di diventare samurai, si macchierà di viltà.

Siamo di fronte ad un vero e proprio capolavoro cinematografico di uno dei più grandi maestri in assoluto. Il reagista, prendendo spunto da racconti giapponesi, realizza una vera e propria riflessione sull’uomo, sulle sue aspettative, le sue ambizioni (spesso superficiali), il suo bisogno di emancipazione e quel naturale desiderio di fuggire dalla propria mediocrità. Tutto all’interno del conflitto tra realtà -arte e bellezza che, in questo caso, costringe i protagonisti ad errare nella perdizione dell’apparenza e della superficialità. In questo modo, al termine del loro folle viaggio, i due protagonisti cercano di ritornare al passato senza riuscirci.

Un ritmo incredibilmente frenetico e teso fa da sfondo ad una storia appassionante e a tratti incredibile, che per la scenografia e la regia sembra ricordare un’ opera teatrale. Leone d’argento al festival di Venezia e alcune chiare comunanze con il capolavoro felliniano “I Vitelloni”.