Tradizione, Storia e Memoria #2

I brani che vi propongo oggi sono due:

Il primo è la prima canzone del lato A della consumata audiocassetta. L’ esordio. Un presentatore e un intervistato iseano si incalzano nella presentazione del ‘Gruppo Spontaneo’, una cerchia, nemmeno troppo ristretta, di veterani del paese che si ritrova in una delle varie osterie di Iseo. Oltre il presentatore, che è Riccardo Venchiarutti (attuale sindaco di Iseo),  i componenti dello storico gruppo spontaneo sono: Ugo Carrara detto “Ciöa”, Pepi Massussi, Tonino Lancini, Peppino Sgarbi detto “Paia”, Tullio Bonfadini, Beppe Bonfadini detto “Rocheta”, Roberto Marchesi detto “Meo”, Beppe Barezzani, Sandrino Balzarini “il Maestro” e Franco Cristini. Divisi in ruoli (prime e seconde voci, musica, versi ecc..), vengono presentati e raccontati come personalità conosciute in paese, quanto i ruoli che vengono rievocati: un pezzo del  paradigmatico presente sociale e culturale di un paese di provincia tra gli anni ’50 e ’80.

Il secondo è il primo brano ufficiale, quello con cui ci si scalda la voce. Parla d’ Amore, vero e proprio leitmotiv di tutto l’ album. Dalle note di un coro emerge la speranza di un amore futuro che inebria la fantasia dell’ uomo e lo travolge in un sinuoso vortice di illusori desideri.

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Tradizione, Storia e Memoria #1

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Un popolo senza antenati non potrà mai avere posteri. Sempre meno scontata, questa frase, che ho sentito per la prima volta emergere dalle parole e dagli argomenti di Indro Montanelli, penso debba esser compresa, a fondo. Oltre ad alcune banalità legate alla Storia, del tipo che conoscendo gli errori di un tempo, difficilmente si possano  ricommettere nel presente,  anche se la ciclicità degli eventi e degli errori annessi sembra quasi inestinguibile, Io mi riferisco non tanto alle ‘narrazioni’ storiche (e spesso alterate) dei libri di testo o di alcuni saggi  ma alla nostra Storia personale, a quella intimi che viviamo su di noi ogni giorno anche se forse non ce ne accorgiamo nemmeno. Spesso Io volgo lo sguardo ai luoghi in cui viviamo, alle persone con le quali ci confrontiamo e alle generazioni che abbiamo intorno a noi. Quasi impossibile mi risulta  un dialogo o un confronto profondo con un uomo che abbia più di 65 anni (per la cronaca io ne ho 26), cioè che faccia parte di quelle generazioni nate durante o immediatamente dopo la seconda Guerra Mondiale. Gente che ha vissuto in prima persona la guerra o le terribili conseguenze della stessa, la miseria e le costrizioni che spesso avevano come unico sostegno l’ unità famigliare che si allargava spesso ad un’ intera comunità di persone, a interi paesi, tra cui sicuramente il mio, quello in cui sono nato:  Iseo. E qual è ,  a questo punto, l’ inevitabile slancio che una uomo giovane può vivere rispetto a certi tempi, in parte raccontati, in parte letti o ascoltati? Penso una atavica e irrazionale curiosità che spesso prende anche la forma di nostalgia, forse tramandata da quegli stessi uomini anziani che hanno vissuto certi complessi momenti storici ma che grazie all’ unione famigliare e alla semplice e spontanea fraternità di alcuni compaesani sono riusciti a vivere in modo meno amaro certi tragici istanti, in un tempo in cui per distrarsi dal lavoro e dalle fatiche non esisteva altro che una buona compagnia, forse del vino e delle canzoni. E poi interviene la Memoria, quella Memoria che forse tu consideri unico grande patrimonio dell’ Uomo e la riconosci in alcune espressioni o smorfie di gente che allora c’era , che ha sofferto ma che ha anche amato, che ha riso e vissuto. Ed è provando certe sensazioni, sicuramente provocate da fattori esterni a quello che può essere la mia passione per la Storia, che una grande curiosità mi ha sempre travolto lungo le vecchie zone del mio paese natale, tra gli snodi dei vicoli, i sagrati delle chiese, gli involti delle osterie. E quanto sarebbe stato affascinante essere su uno di quei tavoli a intonare canzoni popolari che alleviavano l’ angoscia e solleticavano il buon umore a reduci di guerre e sofferenze, penso. Ma aimhé ormai è diventato difficile anche solo sentire cantare certe note e intonate certi motivi in alcune sagre o feste paesane perché le nuove generazioni vissute in momenti anche socialmente più prosperi non sono riuscite a coltivare certe tradizioni; mano dopo mano si sono perdute, a parte in rari casi che riguardano solamente e purtroppo la cosiddetta “vecchia guardia” di anziani che si vedono sempre più raramente. E ricercare brani e tracce registrate pare essere una fatica di Sisifo, perché certe opere venivano tramandate oralmente soltanto, come i versi omerici dell’ Iliade e dell’ Odissea.

La fortuna , tuttavia, volle che mio nonno, uno di quelli nati prima del ’40, anzi nato esattamente nel 1926, e facente parte di quella ‘vecchia guardia’ perché suonatore di Fisa, che sta per fisarmonica, abbia per passione e Memoria, conservato una vecchia audiocassetta che non è nemmeno troppo antica, ma penso risalga agli anni ’70, che è circolata per un po’ a Iseo e probabilmente qualcuno conserva ancora. E qui , tra lo sfrigolio del nastro, in una dozzina di brani, si sviluppano alcuni dei motivi più apprezzati e stravaganti che cantavano i nostri antenati, fra i nostri vicoli e osterie, mentre si viveva quella storia che ci riguarda da vicino, quella più intima e personale, che dobbiamo serbare con gelosia e proteggere da un futuro oscuro se ce ne dimentichiamo. Perché forse è proprio vero che senza antenati, noi non potremo mai avere posteri.

La canzone che oggi ho deciso di condividere racconta di un amore tragico, desideri paterni di arrivismo e speranze sentimentali. Si tratta della storia di una bella ragazza innamorata di un alpino ma costretta dalla famiglia a sposare un anziano signore molto ricco. Tra i versi emerge la disperazione della giovane e il suo sfogo al padre che prospetta un ricco futuro da ereditiera per la figlia, la quale invece non desidera altro che la libertà d’ amare.

[Ho deciso di omettere qualsiasi anteprima al video musicale perché non serve. Vorrei che passassero solamente le voci , gli strumenti e la musica dei nostri ricordi.]

“Gravity” di Alfonso Cuaròn

UNA DRAMMATICA PASSEGGIATA NELLO SPAZIO

voto: ** e mezzo

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Nello spazio, in mancanza di ossigeno e a oltre 200 gradi sotto lo zero, la specialista Ryan Stone, un ingegnere biomedico, sta lavorando su un satellite insieme all’ astronauta Matt Kowalsky, ufficiale abituato a passeggiare nello spazio e prossimo al pensionamento. Mentre i due, accompagnati da un collega, sono fuori dallo Space Shuttle tutta la zona viene attraversata da numerosi detriti a grande velocità arrivati da un satellite colpito inavvertitamente da un missile russo. Lo scontro sarà durissimo e lo shuttle verrà gravemente danneggiato, uccidendo tutti i partecipanti alla missione fuorchè la terrorizzata Ryan, che sta sprecando poco a poco l’ ossigeno e l’imperturbabile Matt che riesce, malgrado il dramma e il pericolo, a mantenere la calma e riflettere su come tornare a casa.

Una missione maledetta che nasconde insidie e problemi, uno dopo l’ altro. Quando la situazione, che fin da subito si complica diventando pericolosissima, sembra diluirsi e risolversi, immediatamente un avverso e tragico imprevisto mette a repentaglio di nuovo la vita dei superstiti e l’ intera missione. Ben presto la protagonista è l’ unica a resistere e diventa la vera eroiana  della pellicola, lottando contro il tempo, il fato e lo spazio per riuscire a tornare a casa. Col trascorrere dei minuti, da una prospettiva incerta e impotente, la specialista, alla sua prima missione nello spazio, diviene una moderna combattente spaziale, vestendo sempre più quella fisicità immortale dell’ ufficiale Ellen Ripley di “Alien” (vera e propria icona di genere). Un racconto di formazione che modifica profondamente la protagonista, esaltandone il coraggio e la determinazione, ma non risultando immune dal melodramma che, ciclicamente, appare in maniera sempre più costante con il suo culmine nella scena in cui il capitano Kowalsky decide di tagliare la corda che lo lega a Ryan, sacrificando la propria vita. Una pellicola che in ogni caso ha nella visionarietà e nell’ immagine i suoi veri protagonisti con un’ inquadratura che oscilla frequentemente da semi soggettiva a soggettiva con delle visioni atteraverso profondissime e spesso nauseanti perché coerenti all’ assenza di gravità sofferta dai protagonisti. Grandi e spettacolari le inquadrature della terra e dei vari satelliti, posti in una scenografia virtuale curata nei minimi particolari ed esaltata da un 3D dinamico e armonico nel contesto. Happy end che rispetta il classicismo hollywoodiano e volitivo simbolismo finale con il quale si chiude la pellicola col titolo della stessa, che irrompe dopo l’ ultima scena quasi a ricordare di cosa trattasse il film. Ottima l’ interpretazione “alla Weaver” di una Sandra Bullock migliorata enormemente negli ultimi anni (siamo veramente distanti dai tempi di “Demolition Man” e “Speed”). Un’ attrice di grande forza drammatica che dimostra le sue enormi qualità nell’ apogeo espressivo del film in cui in una scena di rara bellezza, quasi incredula di essere sopravvissuta, si lascia cullare dalla gravità dello spazio come un feto nell’ utero materno, citando il finale di “2001 Odissea nello Spazio”, vero modello dell’ intero genere. Buona anche la performance di Clooney che equilibra l’ enorme tensione che fin da subito cresce nella sceneggiatura con una calma sempre molto distensiva e necessaria nell’ economia del film.
Il regista Alfonso Cuaròn è messicano , già direttore de “Uno per tutte” e de “Il prigioniero di Azkaban” , ha partecipato con questa pellicola al 70^ Festival di Venezia e ha vinto il “Future Film Festival Digital Awards”. La sceneggiatura è stata scritta dal regista e dal figlio ma solo nel 2010 è stata acquistata dalla Universal dopo anni di accantonamento. James Cameron l’ ha definito , forse esagerando, il miglior space movie mai realizzato.

 

“Effetti Collaterali” di Steven Soderbergh

NULLA E’ SCONTATO NEL PREVEDIBILE

voto: ** e mezzo

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Dopo un felice periodo fatto soprattutto  di denaro e prestigio sociale, l’ inaspettato arresto di Martin (Channing Tatum), getta Emily (Rooney Mara), la sua ragazza,  in un profondo sconforto personale. La tanto attesa libertà del compagno  tuttavia non cambierà la situazione, anzi, la ragazza, pur cercando di aiutarsi  con psicofarmaci e pillole, non riesce a reagire ed entra in un vortice fatto di ansie , paure, insicurezze e depressione. Il culmine arriverà con un tentativo di suicidio fallito ma che la porterà alla conoscenza del dott. Banks (Jude Law), preparato e ambizioso psichiatra che deciderà di seguirla ed aiutarla. Le varie cure prescrittegli  portano la donna ad una  continua instabilità psicofisica, fino a quando, anche grazie alle sue pressioni, il medico le farà provare l’ Ablixia. Questo farmaco, appena messo  in commercio,  dona a Emily grande energia ed autostima.  Anche la relazione con il fidanzato migliora, tuttavia alcuni effetti collaterali cominciano a diventare sempre più prevaricanti , fino a quando, in preda ad un’ incoscienza apparente la donna accoltellerà mortalmente Martin al suo ritorno a casa, in preda ad una sorta di sonnambulismo omicida.  La notizia fa ben presto il giro della città e degli addetti ai lavori,  colleghi del dott.  Banks. Il caso è piuttosto grave: un farmaco prescritto da uno psichiatra ha reso una donna instabili e vulnerabile un’ assassina e causato un omicidio. Il processo ha inizio e la brillante carriera del medico comincia ad incrinarsi e molti cominciano a voltargli le spalle. Anche lo psichiatra  è in preda ad un disagio e ad un forte senso di colpa, fino a quando  comincia a sospettare della ragazza e ad indagare su un suo ardito e complesso piano, volto a cucire un’ inattaccabile  messa in scena per coprire un enorme progetto di insider trading, una truffa in borsa, che avrebbe reso ricchissima  la giovane Emily e la sua ex psichiatra, la dott.sa  Siebert (Zeta-Jones). 

Ampio e articolato, l’ ultimo film diretto da Steven Soderbergh si mostra in piena linea con lo stile accattivante e originale del regista. Una tecnica ben riconoscibile e  di forte impatto scenico che tende a raccontare ed indagare drammi esistenziali e personali che nascondono riflessioni sociali più ampie e generali. Il tutto, raccontando una storia apparentemente semplice , che però nasconde una cornice intricatissima e movimentata, di gran fascino se pur   Continua a leggere

“Hitchcock” di Sacha Gervasi

INDAGARE IL GENIO 

voto: * e mezzo

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Durante la ricerca di un nuovo soggetto, alla fine degli anni ’50, Alfred Hitchcock (Antony Hopkins), uno dei più famosi ma non più apprezzati registi dell’ epoca, vive la propria quotidianità in profonda simbiosi con la moglie Alma Reville (Helen Mirren), figura decisiva nella vita del maestro. La complessità psicologica del regista che vive la propria vita tra finzione  e realtà, orrore e sensibilità, timori e ansie , in costante assorbimento artistico,  si scontrano incessantemente con la consorte,  che sopporta e cura le articolate idiosincrasie e manie intime del marito. Una figura delicata e complessa quella del maestro, conosciuto in tutto il mondo e con cui Alma vive successi e delusioni, difficoltà e onori, sia sul set che fuori dal set. La scoperta del romanzo “Psyco”  di Robert Bloch del 1959, letto spesso dalla moglie, ispirerà l’ artista e lo convincerà  a realizzarne un film, concentrandosi  più che sul soggetto stesso o sui protagonisti, sugli elementi tecnici e filmici del suo nuovo progetto.  Malgrado il suo entusiasmo, la Paramount, casa di produzione di punta di Hitchcock e del suo lavoro, non è convinta dell’ idea e si rifiuta di sponsorizzare la pellicola, temendo in un’ involuzione artistica del maestro. Troppi sono i dubbi: la morte della protagonista a  metà del film, la sceneggiatura inconcludente, lo studio generico della psicologia dei personaggi.  Tutto ciò non sconforterà  Hitchcock che, ipotecando la casa e dando molte preoccupazioni  e pressioni a se stesso e alla moglie, sponsorizzerà di sua tasca gran parte dei costi di produzione. Le inevitabili preoccupazioni coniugali e la tensione espressiva dell’ artista non aiuteranno la coppia, che vivrà momenti di crisi profonda, alleviata soltanto dallo sviluppo di un film che convince sempre di più il regista e che diventerà il suo più grande successo commerciale.

Trasposizione cinematografica tratta dal saggio biografico di Stephen Rebello “Alfred Hitchcock and Making Of Psycho), che cerca di raccontare  la preparazione del film icona del maestro  e di mettere in luce le curiosità e le dinamiche del set e  che cosa si cela dietro al backstage. Partendo da quest’ opera , il  regista Sacha Gervasi  cerca di scavare nei meandri di un rapporto coniugale tra una moglie premurosa e paziente ed  un uomo speciale e ossessionato dal suo lavoro. Buona e consapevole Continua a leggere

“Buongiorno papà” di Edoardo Leo

FRESCHEZZA E SPONTANEITA’  PER UN NUOVO INTERESSANTE REGISTA

voto: **

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Loft brillante e spyder, cura maniacale dell’ estetica e modi da casanova consumato, Andrea (Raoul Bova) è uno splendido quarantenne,  affascinante e affermato. Stella  di un’ agenzia di Product Placement, che si occupa  soprattutto  di pubblicità da inserire in alcune pellicole per sostenerne i costi di produzione, il borioso immaturo pare sulla cresta dell’ onda e sfrutta la sua posizione soprattutto per sedurre giovani ingenue  con la smanie di diventare veline.  Osservatore sensibile della sua vita è Paolo (Edoardo Leo), suo amico , coinquilino e compagno di serate ma molto più umile e modesto,suo completo alter ego, in cerca continua di lavoro e col desiderio di occuparsi di  bambini. Tutto procede a leve spiegate per il baldanzoso Andrea , fra discoteche,  donne e lavoro,  fino a quando una mattina si presenta a casa sua,  senza nessun preavviso,  una curiosa ragazzina di nome Layla (Rosabell Laurenti) che, brandendo il diario segreto della madre, sostiene di essere sua figlia. La madre è morta poco tempo prima e lei, accompagnata dal singolare rockettaro  Enzo (Giallini), suo nonno, ha deciso di conoscere dopo molti anni il padre. L’ incredulità iniziale dello stupefatto Andrea è totale e infatti  lo porta da subito a  rifiutare in tutti i modi la possibilità di una paternità tanto inaspettata quanto indesiderata.  Tuttavia la prova del DNA parla chiaro ed è per questo che l’ agente decide di ospitare casa sua  la figlia e il suocero fino a quando il camper su cui i due vivono non verrà rimesso in sesto. Layla   rivoluzionerà la vita del padre  e anche grazie al lavoro dentro e fuori da scuola della professoressa di ed. fisica della ragazza,  Lorenza (Nicole Grimaudo) , egli scoprirà  quell’ affetto famigliare  inizialmente sgradito  e quell’ Amore che fino a poco prima era stato semplice e mero consumo.

Secondo film proiettato al Cinema per l’ esordiente Edoardo Leo  che,  dopo una carriera decennale da attore per lo più di TV,  si tuffa a piè pari nel Cinema con un ruolo di principale importanza in regia e sulla scena,  come personaggio di spalla ma decisivo per l’ economia  sceneggiativa del film. A livello recitativo infatti è il migliore insieme a Giallini nel ruolo comico, che distende in più occasioni una narrazione a   Continua a leggere

“Il lato positivo” di David O. Russell

FOLLIA E AMORE IN UNA COMMEDIA SENTIMENTALE ORIGINALE

voto: ** e mezzo

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Affetto da un disturbo bipolare,  cioè una psicosi maniaco-depressiva, Pat Solitano (Bradley Cooper) passa otto mesi in un Istituto psichiatrico dopo aver quasi ucciso l’ uomo trovato sotto la doccia con la moglie Nikki . Alla sua uscita si ritrova senza più moglie, che l’ ha abbandonato, senza casa e senza lavoro. Atterrito,  torna a vivere con i suoi genitori Dolores (Weaver) e Pat Sr. (De Niro), con i quali non è in ottimi rapporti, in particolar modo col padre, ma che rappresentano il suo unico punto di riferimento rimastogli. Malgrado insicurezze e idiosincrasie , il giovane cerca di riconquistare Nikki, nonostante l’ ordine restrittivo  che lo obbliga a starle lontano. L’ inaspettata conoscenza di Tiffany (Jennifer Lawrence) , una misteriosa quanto problematica ragazza vedova, gli stravolge la vita. La giovane gli offrirà il suo aiuto per riconquistare la ex moglie  soltanto se in cambio accetterà di partecipare insieme a lei ad una gara di ballo. Un’ empatia speciale ed un’  armonia unica si crea fra i due, che troveranno nei loro disturbi psicologici un aiuto reciproco ed un’ affinità unica che rivoluzionerà la loro esistenza. 

Tratto dal romanzo di Matthew Quick “L’ orlo argenteo delle nuvole”, la pellicola è diretta da David O. Russel, già regista del buon “The fighter” del 2010.

L’ enorme successo negli States, che ha portato il film a otto nomination all’ Oscar e la conseguente spinta mediatica europea e nazionale, che dentro i nostri confini ha portato a non parlare d’ altro radio e tv nell’ ultimo periodo, potrebbe deludere molti  spettatori  che si aspettano molto, forse troppo. Tuttavia “Silver Linings Playbook”, banalmente tradotto con “Il lato positivo”,  si dimostra un piacevole feel-good movie  che,  servendosi del genere della commedia e dei suoi canoni classici, riesce a focalizzare  una buona drammaticità espressiva che dà all’ intera pellicola una linearità molto quotidiana in un’ atmosfera fresca e spontanea. Le ostilità e le difficoltà della vita reale riescono ad essere piacevolmente raccontate  e veicolate con un filo conduttore romantico che trasporta e solletica lo spettatore, il quale  facilmente si immedesima nell’ imperfezione esplicita dei due protagonisti.  Essi  si dimostrano infatti perfetti nei panni di due problematici e insicuri vittime e non carnefici di una realtà complessa e articolata, in modo particolare nella figura di Tiffany, che ha portato la Lawrence ad aggiudicarsi l’ unico Oscar del film  come miglior attrice non protagonista. I tempi  narrativi  sono rispettati quasi perfettamente  e  accompagnati da un ottimo impianto prossemico ed uno sfruttamento ottimo dello spazio scenico soprattutto in alcune sequenze decisive per la conoscenza dei due personaggi e negli  snodi narrativi fondamentali.  Disordine e ordine, sia sceneggiativo che interpretativo si scambiano vicendevolmente  durante tutta la durata di tutte le scene e destabilizzano a tratti un racconto che appare piuttosto lineare e prevedibile, anche a causa del linguaggio ormai inflazionato della commedia romantica. Ma è proprio in quest’ ultimo aspetto che emerge la forza di questo film: nel suo essere una commedia romantica atipica, originale ma ordinata, squilibrata quanto i personaggi ma lineare e coerente. Sicuramente non il film dell’ anno, come è stato in varie occasioni definito,  ma senza dubbio piacevole e armonico.

Una nota di merito alla bellezza ,  alla freschezza  e  alla capacità inequivocabile  di Jennifer Lawrence, distante da Mystica dell’ “X-Men – L’ inizio” del 2011, ancora migliore che in “Hunger Games” dell’ anno scorso, che l’ ha consacrata icona e stella brillante del Cinema americano. E vedendola in questo film è difficile scommettere contro il suo successo.   Robert De Niro finalmente,  dopo un periodo sabbatico di quattro, cinque anni , ritorna in un ruolo non semplice e complesso, degno della sua grandezza.