“Effetti Collaterali” di Steven Soderbergh

NULLA E’ SCONTATO NEL PREVEDIBILE

voto: ** e mezzo

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Dopo un felice periodo fatto soprattutto  di denaro e prestigio sociale, l’ inaspettato arresto di Martin (Channing Tatum), getta Emily (Rooney Mara), la sua ragazza,  in un profondo sconforto personale. La tanto attesa libertà del compagno  tuttavia non cambierà la situazione, anzi, la ragazza, pur cercando di aiutarsi  con psicofarmaci e pillole, non riesce a reagire ed entra in un vortice fatto di ansie , paure, insicurezze e depressione. Il culmine arriverà con un tentativo di suicidio fallito ma che la porterà alla conoscenza del dott. Banks (Jude Law), preparato e ambizioso psichiatra che deciderà di seguirla ed aiutarla. Le varie cure prescrittegli  portano la donna ad una  continua instabilità psicofisica, fino a quando, anche grazie alle sue pressioni, il medico le farà provare l’ Ablixia. Questo farmaco, appena messo  in commercio,  dona a Emily grande energia ed autostima.  Anche la relazione con il fidanzato migliora, tuttavia alcuni effetti collaterali cominciano a diventare sempre più prevaricanti , fino a quando, in preda ad un’ incoscienza apparente la donna accoltellerà mortalmente Martin al suo ritorno a casa, in preda ad una sorta di sonnambulismo omicida.  La notizia fa ben presto il giro della città e degli addetti ai lavori,  colleghi del dott.  Banks. Il caso è piuttosto grave: un farmaco prescritto da uno psichiatra ha reso una donna instabili e vulnerabile un’ assassina e causato un omicidio. Il processo ha inizio e la brillante carriera del medico comincia ad incrinarsi e molti cominciano a voltargli le spalle. Anche lo psichiatra  è in preda ad un disagio e ad un forte senso di colpa, fino a quando  comincia a sospettare della ragazza e ad indagare su un suo ardito e complesso piano, volto a cucire un’ inattaccabile  messa in scena per coprire un enorme progetto di insider trading, una truffa in borsa, che avrebbe reso ricchissima  la giovane Emily e la sua ex psichiatra, la dott.sa  Siebert (Zeta-Jones). 

Ampio e articolato, l’ ultimo film diretto da Steven Soderbergh si mostra in piena linea con lo stile accattivante e originale del regista. Una tecnica ben riconoscibile e  di forte impatto scenico che tende a raccontare ed indagare drammi esistenziali e personali che nascondono riflessioni sociali più ampie e generali. Il tutto, raccontando una storia apparentemente semplice , che però nasconde una cornice intricatissima e movimentata, di gran fascino se pur   Continua a leggere

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Il cavaliere oscuro- Il ritorno di Christopher Nolan

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                                 IL RITORNO DI BATMAN NON CONVINCE

                                          voto: * e mezzo    (USA-212)

In una Gotham City silenziosa e ormai ripulita dalla criminalità, a otto anni dalla morte di Harvey Dent (il temibile “Due facce”),  Bruce Wayne (Christian Bale)  vive da miliardario eremita nel  suo palazzo, acciaccato e indebolito dalle lotte del passato. La polizia, rinfrancata, sta cercando di togliere di mezzo l’ eroe  dei cittadini, il commissario  Gordon (Oldman)   e la battaglia ai criminali sembra ormai un brutto ricordo. Ma sotto la metropoli,  il male si annida e si diffonde inesorabile nel sottosuolo, lungo i sotterranei  dimenticati di Gotham,  dietro alla maschera inquietante e alla tenace crudeltà di Bane (Hardy), un’ energumeno malvagio e furioso che vuole dare alla città e ai suoi abitanti la lezione che si merita, seguendo il principio della setta  militare delle Ombre, capitanata un tempo da Ras’ al Ghul. Nel frattempo, il progetto sull’ energia pulita della Wayne Enterprises  ha costruito un reattore di  particelle per sfruttare l’ energia di fusione che sta mandando in bancarotta l’ intera azienda dopo averlo reso segreto per il rischio nucleare che il nucleo se diversamente programmato porterebbe con sé.  Rischio troppo invitante per passare inosservato dal guerriero delle ombre che utilizza la bomba per minacciare l’ intera città e diventarne il dittatore assoluto, creando una microsocietà “proletario-criminale”  in cui gli antichi potenti vengono giudicati da un tribunale popolare e condannati. La situazione disperata spingerà  l’ uomo pipistrello a tornare a combattere e, malgrado un’ inattesa sconfitta iniziale, riuscirà a portare di nuovo vita e prosperità alla sua gente, grazie all’ aiuto di una fatale Catwoman (Anne Hathaway)   e del neo promosso detective della polizia John Blake (Gordon-Levitt) ,  che rinuncerà alla sua carriera e  di cui si scoprirà il vero nome soltanto nel finale:  Robin.

Ampio e articolato, l’ ultimo capitolo (almeno così pare) del “Batman” di Christopher Nolan si rivela anche prevedibile e a tratti scontato, con un ritmo continuamente scivolante e monotono, malgrado alcuni lampi d’ azione, conditi sempre dal solito action slang tipicamete hollywoodiano, spesso veramente odioso.  Il profilo dei personaggi si mostra  complesso ma sgradevole:  Weine è stanco sia nel personaggio che nell’ interpretazione anche se chiude in crescendo, Catwoman è scontata , sconsideratamente arrogante e sognatrice (e,  se pur   bella, il paragone con la Pfeiffer del ’92 è inammissibile)  e il cattivo Bane  non è mai del tutto credibile a causa forse di una logorrea inarrestabile e spesso fuori luogo,  espressa da  dialoghi banalmente  e  gratuitamente crudeli.  Personaggio lontano anni luce  dall’ inquietante e affascinante Joker di Ledger  del primo “Cavaliere Oscuro”, che impersonificava quelle caratteristiche  fantastiche  e fumettistiche del personaggio ,  filtrandole magistralmente nel reale, senza mai sembrare inverosimile come accade invece a quest’ ultimo nemico.  La parte centrale, quella della reclusione di Batman e della sua rinascita è forse  l’ unica che ricorda lo stile eccitante e dinamico di Nolan, ma  purtroppo si schianta contro un finale colmo di colpi di scena incoerenti  e forzatamente prevedibili che rimettono tutto  in discussione fino alla fine. Finale in cui  Batman pare che salvi un’ altra volta la sua gente , immolandosi e rinunciando  però alla propria vita e chiudendo la sua storia con il sacrificio massimo . Il primo Batman della storia che si conclude con la morte da vero eroe del protagonista pensa lo spettatore ignaro , sorpreso da un finale così prevaricante e coraggioso e che avrebbe comunque  impreziosito l’ intera pellicola. Ma la delusione è dietro l’ angolo e  , di lì a poco,  tutto viene irrealmente capovolto  e l’ ultimo inesorabile colpo di scena conclude (finalmente) il film, isolandolo   in  un surrogato  prodotto hollywoodiano   scadente che non esalta l’ importante saga di “Batman” e nemmeno lo stile del buon regista Nolan.  Attendersi un sequel è scontato e sebbene molte delle voci dei creatori dell’ ultimo capitolo, tra cui quella dello stesso regista, remino contro quest’ idea, il film ha lasciato una sceneggiatura troppo in sospeso per non aspettarsi altro. Enorme record d’ incassi al botteghino che ha totalizzato soltanto nel primo week-end in Italia quattro milioni di euro ma probabilmente siamo di fronte ad uno dei peggiori Batman di sempre.

 

Lontana Bellezza

“Ci sono pochi attori tramite i quali Dio si esprime, ebbene Al Pacino è uno di questi”. Queste le parole di Martin Brest riferendosi al suo film “Scent of woman-Profumo di donna” del 1974,in cui Pacino interpreta il protagonista, il colonnello Slade, un ex marine, rimasto disgraziatamente cieco dopo lo scoppio di una bomba. Il colonnello è un uomo dalla personalità forte ma “ossimorica”,  rude e cinico ma anche divertente e sarcastico con una passione sfrenata verso il genere femminile e volenteroso di prendersi una vacanza per togliersi gli sfizi che gli restano. A seguirlo e sorreggerlo, un ragazzo, Charles Simms (Chris O’Donnell), uno studente che, impaurito inizialmente da questa ingombrante personalità, verrà trascinato in una vacanza unica, che lo porterà a conoscere a fondo Slade e a captarne tutta la propria umanità e dignità. Ma a prescindere da ciò, dalla sceneggiatura o da altre caratteristiche cinematografiche del film, tutto viene posto in secondo piano e offuscato da una delle interpretazione più complete nella storia di Hllywood. Al Pacino per preparare questo complicato personaggio ha preso contatti con l’Associated Blind e la Lighthouse, due rinomate associazioni per non vedenti di New York, incontrando regolarmente i loro clienti, ponendo loro domande su come hanno perduto la vista e come vivono senza di essa. Alla Lighthouse, ha inoltre appreso le azioni quotidiane di un cieco, dall’uso del bastone allo sviluppo del senso di orientamento, come versarsi da bere, accendersi un sigaro, trovarsi una sedia e servirsi di un’agenda telefonica. Ciò gli ha permesso di realizzare un’ interpretazione veramente superiore,stupefacente che ha pochi eguali nella storia di Hollywood,  riuscendo così a superare il primo protagonista originario di “Profumo di donna”, diretto da Dino Risi quasi vent’ anni prima, nel 1974. Questo film, tratto come il precedente dal romanzo di Giovanni  Arpino “Il buio e il miele”, ha come protagonista, nelle vesti del colonnello, un altro grande attore, questa volta italiano, Vittorio Gassman, che raggiunge con questa interpretazione la sua consacrazione nel Cinema, in Italia ma anche all’ estero.

Il  soggetto delle due pellicole è speculare, la sceneggiatura, soprattutto nella parte finale, è diversa e quella americana esalta maggiormente la figura del protagonista rispetto a quella italiana che risulta  più drammatica,  esasperata, soprattutto negli snodi narrativi. Due film di medio livello che non superano le tre stelle, che però offrono al pubblico in modo esplicito e netto l’ arte della recitazione nella sua purezza espressiva e completezza artistica. Da una parte la forza prorompente che sfiora la follia di Al Pacino e dall’ altra la calma apparenza che trasuda disperazione e sfocia nella miseria di Vittorio Gassman.

Un omaggio spontaneo e naturale a questi due enormi artisti che hanno contribuito in anni diversi ad esaltare l’ “ars recitatoria”, spesso troppo bistrattata e banalizzata in periodi  più recenti,  con l’ avvento della televisione o delle grandi produzione occidentali o forse soltanto per meri motivi economici, d’ altronde si sa, con l’ arte non ci si compra il pane tutte le mattine, no?!