Un saluto cordiale, un ricordo attuale

                                                            35  anni fa, quel freddo 2 novembre del 1975.

la grande abbuffata di Marco Ferreri

                                                           EROS , THANATOS e CONSUMISMO

                                                  voto: *** e mezzo       (Francia/Italia 1973)

Quattro notabili amici, quattro rispettabili professionisti in carriera: un raffinato cuoco (Tognazzi), un sanguigno pilota (Mastroianni), un colto giudice (Noiret) e un compito produttore televisivo (Piccoli) si riuniscono in un’ affascinante villa a Neuilly, vicino a Parigi, decisi a soddisfare i loro bisogni primari cioè quello di cibarsi e di avere rapporti sessuali in modo iperbolicamente continuo e disperato, senza sosta alcuna, decisi ad autodistruggersi, una sorta di harakiri comune che non lascia speranza. Le quattro vittime, lungo il loro viaggio verso la fine,  sono costantemente accompagnate da una giunonica e insaziabile professoressa (che acquisisce il ruolo di angelo della morte)-Andèa Ferrèol-che aiuta la loro lenta e nevrotica distruzione.

Diretto da M. Ferreri e scritto insieme a Rafael Azcona il film, che diede molto scandalo, per la sua progressione espressiva e sceneggiativa che non si ferma davanti a nulla, acquista le caratteristiche di un pamphlet satirico con toni cupi, situazioni penose e scenografie mai serene o spensierate ma sempre scure, peccaminose, caratterizzate da una tristezza noir. Il lirismo col quale viene narrata l’ autodistruzione dei protagonisti è lucido, freddo e non dà mai niente per scontato ma va fino in fondo, senza condizionamenti moralistici. Il film non fa altro che descrivere metaforicamente la società e la realtà storica del tempo, la fioritura del consumismo che mercifica e mistifica l’ uomo e di conseguenza i suoi bisogni primordiali come quello del sesso e del cibo e ciò non porta che all’ autodistruzione. I quattro protagonisti infatti sono il veicolo, il paradigma dell’ uomo sottomesso a questa terribile inclinazione sociale. L’ iperrealismo con il quale viene diretto il film è secco e immediato e porta anche a chiamare gli attori con il loro vero nome. Buonissime le interpretazioni dei quattro protagonisti con qualche dubbio verso Mastroianni che sembra l’ unico a non essere mai immerso fino in fondo nella sceneggiatura e nel suo personaggio. Possibile il parallelismo fra questo film e il “Salò…” pasoliniano anche se rispetto a quest’ ultimo, l’ opera di Ferreri è molto meno aspra e terribile e con un’ impostazione politica molto meno esplicita del capolavoro di Pasolini. Premio  Fipresci e fischi al festival di  Cannes nel 1973 e grande successo al botteghino.