Tradizione, Storia e Memoria #2

I brani che vi propongo oggi sono due:

Il primo è la prima canzone del lato A della consumata audiocassetta. L’ esordio. Un presentatore e un intervistato iseano si incalzano nella presentazione del ‘Gruppo Spontaneo’, una cerchia, nemmeno troppo ristretta, di veterani del paese che si ritrova in una delle varie osterie di Iseo. Oltre il presentatore, che è Riccardo Venchiarutti (attuale sindaco di Iseo),  i componenti dello storico gruppo spontaneo sono: Ugo Carrara detto “Ciöa”, Pepi Massussi, Tonino Lancini, Peppino Sgarbi detto “Paia”, Tullio Bonfadini, Beppe Bonfadini detto “Rocheta”, Roberto Marchesi detto “Meo”, Beppe Barezzani, Sandrino Balzarini “il Maestro” e Franco Cristini. Divisi in ruoli (prime e seconde voci, musica, versi ecc..), vengono presentati e raccontati come personalità conosciute in paese, quanto i ruoli che vengono rievocati: un pezzo del  paradigmatico presente sociale e culturale di un paese di provincia tra gli anni ’50 e ’80.

Il secondo è il primo brano ufficiale, quello con cui ci si scalda la voce. Parla d’ Amore, vero e proprio leitmotiv di tutto l’ album. Dalle note di un coro emerge la speranza di un amore futuro che inebria la fantasia dell’ uomo e lo travolge in un sinuoso vortice di illusori desideri.

L’ Estate di Giacomo di Alessandro Comodin

                             CRESCITA E AMORE IN UNA FIABA IMPRESSIONISTA

                                    voto: *** e mezzo  ( Italia-Belgio-Francia 2012)

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Nelle campagne friulane, sulle rive del Tagliamento , Giacomo (Zulian), un ragazzo sordo di diciott’ anni e la sua amica d’ infanzia Stefania (Comodin), si perdono in una selva estiva durante una gita al fiume per un pic-nic. Raggiungeranno un laghetto splendido, un luogo paradisiaco fuori dal tempo, dove trascorreranno intere giornate insieme, trasportati quasi in un mondo fiabesco e intimo. Un microcosmo ideale in cui liberano la propria  spontaneità, affetto e  libertà, sullo sfondo di una crescita inesorabile, e percepita da entrambi, verso la maturità e il distacco dalla spensieratezza adolescenziale. Una crescita e un cambiamento che si dimentica davanti a quel luogo ameno che pare un’ angolo di mondo eterno ed innaturale, in cui il tempo si arresta e  dove Giacomo scoprirà anche l’ amore di una ragazza, Barbara (Colombo), anch’ essa sorda, che si innamorerà di lui.

Influenzato   dalla stagione  “Nouvelle Vague” francese e dal “Cinema Diretto”  anni sessanta, l’ emergente regista Alessandro Comodin realizza con stile apparentemente semplice ma consapevole e volitivo, di forte afflato cinematografico, un’ opera di grande livello sceneggiativo e buona consapevolezza tecnica, che va ad indagare le profonde dinamiche emotive del passaggio generazionale verso la maturità  sulla pelle di un protagonista affetto da un prevaricante handicap. Giacomo è consapevole del suo problema ma il suo disagio emerge in modo coraggioso, quasi aggressivo. Ama cantare e suonare la batteria, giocare  e scherzare senza sosta, anche con un linguaggio spesso e volentieri scurrile, probabile retaggio della sua emancipazione sociale nella sua primissima adolescenza. Davanti a lui, da una parte  un’ amicizia (quella con Stefania) intensa e di lungo corso, a cui non serve quasi nemmeno più la  parola e dall’ altra un’ amore insicuro e acerbo, quello di Barbara, fatto di effusioni accennate e fremiti giovanili.  Dinnanzi  allo spettatore una favola di eternità, fatta d’ innocenza e spontaneità, che si muove leggera lungo i sentieri della narrazione con una cinepresa che non invade mai il cosmo dei protagonisti ma lo indaga da vicino, con piani strettissimi e spesso riempiti totalmente dai soggetti, servendosi  di inquadrature in movimento con macchina a mano che accolgono lo spettatore nella stessa dimensione del personaggio . Quest’ ultimo infatti viene letteralmente seguito dalla camera,  come avviene per i primi dieci minuti di film  ed è sempre ripreso da   piani lunghi  che ricordano molto i “long take” della Nouvelle Vague a macchina sospesa sempre nella stessa posizione, malgrado i movimenti anche fuori quadro degli attori. Una regia influenzata anche dall’ esperienza documentaristica, che emerge in più scene anche grazie alla passata esperienza di genere dell’ autore con la pellicola “La febbre della caccia” , entrato nella sezione cortometraggi della Quinzaine des Réalisateurs di Cannes.  Un’ ottimo prodotto italiano, di una freschezza unica che poggia  su un genere drammatico complesso e articolato, che tuttavia riesce ad essere concreto e credibile sia a livello formale che tecnico. La spontaneità e la “normalità” degli attori danno alla pellicola   ancora più naturalezza e purezza estetica , da cui divampa in più occasioni una forte  umanità, catturata da  una sensibilità artistica non usuale e anche grazie ad una conoscenza tecnica cinematografica matura.  L’ organizzazione sequenziale sempre in “sequenza in tempo reale” equilibrata e costante, infatti,  lo dimostra. In ultima istanza, ottimo il lavoro alle musiche e alla fotografie, gestito in parte dallo stesso Comodin che firma anche la sceneggiatura. Una piacevole sorpresa nel panorama degli autori emergenti italiani che ha subito ricevuto un ottimo successo di critica , raggiungendo buonissimi risultati  con il “Pardo d’ oro Cineasti del Presente” al  Locarno Film Festival 2011, una Menzione speciale ed un “Premio Cinema italiano” al Festival dei Popoli 2011, un “Gran Premio della Giuria” e “Premio Documentario” al Belfort International Film Festival 2011 e un’ “Ovidio d’ Argento” per il miglior film al Sulmona Cinema film Festival. Un ‘ opera europea ed italiana di grande livello cinematografico  che, grazie ai riconoscimenti internazionali, ha ricevuto una buona e meritatissima attenzione distributiva  tutt’ altro che scontata, considerando il budget di produzione.

“sempiterno” di Daniel Gallizioli

                                                                                   “Sempiterno”

                                                                              di Daniel Gallizioli

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Cortometraggio “Acque” di Daniel Gallizioli

                                                                                         Acque

                                                                           di Daniel Gallizioli

 

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-Mediometraggio-“Dio vede e provvede” di Daniel Gallizioli

                                                                  I PRODUZIONE, I MEDIOMETRAGGIO

Il primo film. Un primo mediometraggio di 33′, di stampo comico paradossale. Una produzione “Esule Cinefilo” che ruota  intorno alla figura del protagonista Cristiano Diddio (Gianluigi Prestini) che dopo una serata di gozzoviglie e trasgressione , passata con l’ inseparabile amico Pietro, torna a casa stravolto e assonnato, non pensando minimamente che la mattina seguente so sveglierà con un’ aureola sulla testa. In preda al panico, cercherà conforto e consigli dall’ amico Pietro e da un prete che, però, non sapranno aiutarlo. Soltanto  alla  mezzanotte di questa singolare giornata, tutto si spiegherà…

 

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piccoli,timidi passi

web2

Il primo post… Qualcosa di importante, di delicato. Entro nel mondo del web e dei blog a piccoli passi,senza alcuna presunzione, guardandomi in giro un po’ così, quasi sperduto ,senza sapere con precisione dove sto andando, errando insomma… Un timido incedere che, mi auguro , mi porti a conoscenze e dibattiti con chi come me ha la passione per il cinema (ma non solo).                     Spero che questo cammino nel labirinto virtuale non si concluda come nel triste epilogo di “Shining” , in cui l’impazzito Jack Torrance finisce congelato, guarda caso, nel labirinto del memorabile Overlook Hotel. Ringrazio quindi, in anticipo, chi mi visiterà, mi commenterà e criticherà anche se nella terza ipotesi è meglio che ci pensi bene…                                          

                                                                                              Quindi

                               DICHIARO UFFICIALMENTE APERTO IL BLOG: L’ESULE CINEFILO