basta che funzioni di Woody Allen

                                                                     PER ADESSO FUNZIONA… ANCORA.

                                                                               voto: ***       (USA-2009)

bastaBoris (Larry David) è un eccentrico, logorroico, ipocondriaco, presuntuoso e narcisista intellettuale solitario, un tempo grande fisico che, con il passare degli anni, è totalmente disincantato da tutta la realtà che lo circonda, tanto da aver cercato di suicidarsi, rimanendo, però, soltanto zoppo. Colmo di ideosincrasie ed ossessioni, la sua vita prosegue con un grande senso di inadeguatezza e paura (o speranza?) di morte, completamente isolato dal mondo, con cui ha dei rapporti soltanto per delle lezioni di scacchi a pagamento che dà a dei bambini, che tratta malissimo. La sua monotonia presuntuosa viene stravolta da una ragazza, Melodie (Evan Wood) che, per un’ “astronomica concatenazione di circostanze”, conoscerà Boris e stravolgerà la vita dell’ attempato luminare, ma non solo, anche dei suoi amici, rivoluzionando la vita dei protagonisti del film.

Una romantica dark commedy che comincia in modo repellente, con continui sproloqui infantili e a tratti retorici del protagonista che non è altro che una fotocopia perfetta di Allen e che fa venir voglia di alzarsi e andarsene dalla sala. Il film, però, prosegue in modo elegante e vivace. La sceneggiatura è tutto forchè originale. Per chi ha amato Allen e conosce il regista di Manhattan, dialoghi, sceneggiatura e scenografia sono comuni e già visti, già sentiti, ma certe gag, nel film, sono davvero divertenti, come non si vedevano da un bel pezzo. Il torpore degli ultimi film di Allen (anch’ essi copiati a loro modo da altri capolavori del regista) viene accantonato, cercando di realizzare una pellicola vecchia maniera, in cui il protagonista, in realtà, è Woody Allen, nessun altro. Ciò è dimostrato anche dalla location, di nuovo Manhattan come in “Annia Hall”. Superfluo dire che, come spesso è accaduto anche i n passato, l’ esperienza personale, intima di Allen si ripercuote clamorosamente sui suoi lavori. Anche qui accade.

Quasi un film testamento, poichè mai come quando si è vicini alla morte si è così spudoratamente autoassolutori. Classico finale, dove tutti i protagonisti si incontrano in un assurdo convivio per festeggiare il capodanno, in cui parlano della loro esperienza (anche questo già visto più volte nelle commedie di Allen). La filosofia di fondo del film è che davanti all’ assurdità della vita e al suo nichilismo, tutto converge in una sola frase: “basta che funzioni” e ho l’ impressione che questa “massima” Alleniana possa essere allargata anche alla Cinematografia del regista. Basta che funzioni e, onestamente, pur essendo poco originale, anzi pochissimo, funziona ancora. Eccome se funziona…