CULTURA E DIRITTI ALL’ IDRA

“DUE VOLTE GENITORI” DI CLAUDIO CIPPELLETTI

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Fra  le stazioni di Milano, Torino, Lecce e Palermo, lungo tutta l’ area nazionale  e le profonde varietà culturali che vestono il nostro paese, si aggirano varie reazioni e ideologie legate all’ omosessualità e ai suoi diritti. Ed è proprio  in dialoghi veloci e frettolosi sui vari treni, in situazioni quotidiane e ordinarie, che emerge spesso il profondo provincialismo e la gravosa ottusità ideologica della nostra società.  Inquadrature nascoste e clandestine, che raffigurano confronti e dialoghi intorno a questi temi,  connettono fra loro cinque capitoli narrativi , durante il film, che cercano di interpretare ed addentrarsi  ,  grazie a numerose testimonianze,  nelle  reazioni di genitori di ragazzi gay, dopo la presa di coscienza dei loro gusti sessuali e necessità sentimentali.  Si vanno a rintracciare e ricercare, lungo i vari discorsi  che si susseguono,  sentimenti e sensazioni,  in una prospettiva inusuale e poco conosciuta  come quella dei genitori,  che inaspettatamente si vedono dichiarare verità di cui non erano minimamente a conoscenza.

Servendosi di numerose interviste e conversazioni  spontanee, l’ intero film appare ruvido in certi passaggi inevitabili di genere ma la scelte in sede di montaggio aiutano il dinamismo dell’ intera pellicola, alternando sequenze drammatiche a  scene più leggere e divertenti, creando una buona armonia espressiva. Un documentario inchiesta che dà voce a molte persone e a una serie di famiglie, entrando anche in casa loro, riuscendo ad ottenere interventi diretti e  onesti, che descrivono le difficoltà quotidiane, davanti a certe realtà, ancora per lo più rifiutate o biasimate dalla collettività. Il realismo contenutistico ed artistico necessario  viene sempre rispettato e coerentemente perseguito, andando a rintracciare i vari momenti interiori e personali  in modo cronologico (iniziando dal rifiuto  fino all’ accettazione, passando dalla repressione, dall’ angoscia  allo scontro sociale, fino all’  ideo del sesso) vissuti  dai  genitori di alcuni ragazzi gay e ragazze lesbiche.

Progetto ambizioso e coraggioso, che risale al 2009, e che si serve di un documentario ampio e dai forti contenuti emozionali e intimi, per esprimere il principio fondamentale di parità dei diritti per tutti e soprattutto per moralizzare la società ed allontanarla da un’ omofobia  ancora incatenata alla nostra cultura.  Ambizione oltre che della pellicola anche  dell’ associazione “agedo” (parenti e amici di persone omosessuali) che ha prodotto  l’ intero film e si muove in tutta Italia e non solo, soprattutto fra i giovani,  per sperare ed augurarsi che ci sia un’ evoluzione reale nella società, nella politica  e nei diritti umani, anche per gli omosessuali.  Processo sicuramente lungo e faticoso ma che ha già dato risultati, se riflettiamo alla situazione sociale e culturale di alcuni anni fa.

Film vincitore di vari premi e proposto a Brescia presso la “Residenza di produzione teatrale Idra”, all’ interno della settimana (iniziata il 13 febbraio) dedicata al “Festival Wonderland”. Una settimana di eventi culturali dedicata al tema dell’ omosessualità e sulla realtà omosessuale italiana,  nella speranza futura che la lotta per i diritti di ogni cittadino, chiunque esso sia e qualunque siano le sue inclinazioni intime e sessuali, prosegua  grazie ad una maturazione cosciente e concreta della società che ci circonda.

draquila (l’ Italia che trema) di Sabina Guzzanti

                                               POTERI SPECIALI AD UN UOMO SPECIALE

                                                   voto: ** e mezzo                  (Italia-2010)

Un film documentario/ inchieta, il nuovo della Guzzanti, che studia le conseguenze politiche del disastroso terremoto che colpì l’ Aquila il 6 aprile 2009 alle 03:32, provocando 308 morti e danni inestimabili  all’ urbanistica, alle opere d’ arte e alla città, che ormai è divenuta una città fantasma. La Guzzanti, lungo tutto il film, cerca di andare oltre i cosiddetti “miracoli berlusconiani” che hanno dato una casa abitabile ad alcune delle vittime dell’ Aquila dopo solamente un anno, ricercando accordi, progetti e contratti leciti o meno tra il governo e le istituzione, quali la protezione civile, che si scopre avere un  potere politico/sociale immenso. La Guzzanti cerca di dimostrare quanto lo Stato e in particolare Berlusconi (sul quale la regista non risparmia la solita satira personale), ormai in caduta libera nei consensi nazionali, abbia cercato di imporsi nuovamente, sfruttando questa enorme calamità naturale e di tornare ad essere “amato” sulla pelle, però,  degli abitanti e della città dell’ Aquila, avviando progetti inutili e superflui e di un peso economico altissimo, solamente per migliorare a livello mediatico la propria immagine e riuscendoci in modo paradossale.

Un documentario tecnicamente ben fatto che ricorda moltissimo la tecnica di Michael Moore, alternando interviste a fotografie, immagini di repertorio, intercettazioni, comparse televisive e anche immagini animate, intervallate lungo la pellicola per fini comici. Anche se in modo meno elegante e più spartano  di Moore, la Guzzanti ha fatto nel complesso un buon lavoro a livello stilistico ma soprattutto a livello sociale. Infatti il film non si mostra particolarmente fazioso, poichè si basa su fatti e ricerche, fatti e ricerche, mostrando molta linearità e logicità strutturale. Solamente alla fine, nella conclusione, il documentario ha un grave scivolone: la regista esprime palesemente un concetto, su Berlusconi e il suo operato in Aquila, troppo estremo ma soprattutto superfluo e pleonastico ai fini della narrazione, poichè questa posizione si capiva già guardando il film, il quale, con questa conclusione, non fa altro che risultare più fazioso di quanto sia in realtà e di interessare solamente una parte di spettatori italiani (la solita, quella controberlusconiana) e di allontanarne altri, a cui gioverebbe guardare un documentario del genere.

Questo è un errore importante e non trascurabile. La satira può essere dura ma non deve mai eccedere altrimenti diviene faziosa e prolissa e rischia di perdere la propria efficacia.

Vi ripropongo qui il trailer del film.