videocracy di Erik Gandini

                                                                   ATTESE RISPETTATE?  NO GRAZIE.

                                                                              voto: *             (Italia-2009)

Videocracy-Poster-Italia_midUna voce narrante esordisce nel film in modo perentorio e misterioso per descrivere il fenomeno televisivo commerciale avvenuto in Italia dalla prima diretta delle televisioni private, in cui (avvenenti?) massaie si spogliavano, fino ad arrivare alla televisione di oggi che , secondo il regista, ha un indissolubile legame con il potere e la politica da cui emerge chiaramente la figura quasi mistica di uno spaventoso burattinaio che viene sempre chiamato con lo pseudonimo de “il presidente”. Si tratta chiaramente di Silvio Berlusconi, che nasconderebbe un preciso obbiettivo sociale e commerciale che gli ha permesso di comandare la televisione, la politica, fino all’ intera nazione.

E’ difficile analizzare un film come questo. Si tratta di un documentario e, inizialmente, lo è in tutto e per tutto, iniziando come vero e proprio studio asettico di un fenomeno antropologico che riguarda tutti noi ma , dopo i primissimi minuti, già cambia e parla delle condizioni vissute dai giovani moderni che vedono nella “scatola magica” un obbiettivo di vita, l’ unico modo per essere ricordati ma anche questa via non viene perseguita costantemente ma a intervalli poco ordinati. Potrebbe trattarsi quindi di un film di denuncia e critica sociale (alla Michael Moore) in cui si indaga sulla vita di una persona, in questo caso Berlusconi, cercando di mettere luce sulle sua esperienze spesso più nascoste, ma anche questa via è un vicolo cieco e alla fine si tramuta in un film che parla di Lele Mora e Fabrizio Corona, cercando di criticarli ma non facendo altro che esaltarne la figura, la popolarità, il potere che hanno.

Quindi di cosa si tratta?

Siamo davanti ad un enorme minestrone senza arte nè parte che cerca di raccontare troppe cose, dando un’ immagine dell’ Italia attraverso il mezzo meaggiore d’ informazione e intrattenimento: la televisione. Ma l’ eccessivo disordine strutturale e sceneggiativo non permettono di arrivare a nessuno dei precedeni obbiettivi, fermandosi in un’ evanescente superficialità che quasi arriva all’ effetto contrario cioè l’ ammirazione di questo mondo malato.

Siamo però ad un bivio. Il problema di cui si discute e di cui si cerca di fare una satira (mal riuscita) c’è e si percepisce , tanto da essere retorico. Sapendo ciò, è giusto combatterlo? Se lo è, questa è la via giusta da perseguire?  O si tratta di un’idea rivoluzionaria fasulla che non è altro che l’altra faccia della stessa medaglia, una “reazione” già concepita anzi voluta dallo stesso sistema e che non può portare ad altro che all’ affermazione continua del medesimo?

Poniamoci domande quando siamo a contatto con certi tentativi e cerchiamo di valutare con occhio critico quello che abbiamo davanti , cercando di evitare di farci prendere da una strana forma di reazionismo “anarchico” fine a sè stesso.

In questo “Videocracy” non ho visto altro che pubblicità gratuita, superficialità e inconsistenza. Poi magari sbaglio io eh  ma, se Gandini doveva tornare in Italia per realizzare un film del genere, poteva rimanere nella fredda e pragmatica Svezia…

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