“Gravity” di Alfonso Cuaròn

UNA DRAMMATICA PASSEGGIATA NELLO SPAZIO

voto: ** e mezzo

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Nello spazio, in mancanza di ossigeno e a oltre 200 gradi sotto lo zero, la specialista Ryan Stone, un ingegnere biomedico, sta lavorando su un satellite insieme all’ astronauta Matt Kowalsky, ufficiale abituato a passeggiare nello spazio e prossimo al pensionamento. Mentre i due, accompagnati da un collega, sono fuori dallo Space Shuttle tutta la zona viene attraversata da numerosi detriti a grande velocità arrivati da un satellite colpito inavvertitamente da un missile russo. Lo scontro sarà durissimo e lo shuttle verrà gravemente danneggiato, uccidendo tutti i partecipanti alla missione fuorchè la terrorizzata Ryan, che sta sprecando poco a poco l’ ossigeno e l’imperturbabile Matt che riesce, malgrado il dramma e il pericolo, a mantenere la calma e riflettere su come tornare a casa.

Una missione maledetta che nasconde insidie e problemi, uno dopo l’ altro. Quando la situazione, che fin da subito si complica diventando pericolosissima, sembra diluirsi e risolversi, immediatamente un avverso e tragico imprevisto mette a repentaglio di nuovo la vita dei superstiti e l’ intera missione. Ben presto la protagonista è l’ unica a resistere e diventa la vera eroiana  della pellicola, lottando contro il tempo, il fato e lo spazio per riuscire a tornare a casa. Col trascorrere dei minuti, da una prospettiva incerta e impotente, la specialista, alla sua prima missione nello spazio, diviene una moderna combattente spaziale, vestendo sempre più quella fisicità immortale dell’ ufficiale Ellen Ripley di “Alien” (vera e propria icona di genere). Un racconto di formazione che modifica profondamente la protagonista, esaltandone il coraggio e la determinazione, ma non risultando immune dal melodramma che, ciclicamente, appare in maniera sempre più costante con il suo culmine nella scena in cui il capitano Kowalsky decide di tagliare la corda che lo lega a Ryan, sacrificando la propria vita. Una pellicola che in ogni caso ha nella visionarietà e nell’ immagine i suoi veri protagonisti con un’ inquadratura che oscilla frequentemente da semi soggettiva a soggettiva con delle visioni atteraverso profondissime e spesso nauseanti perché coerenti all’ assenza di gravità sofferta dai protagonisti. Grandi e spettacolari le inquadrature della terra e dei vari satelliti, posti in una scenografia virtuale curata nei minimi particolari ed esaltata da un 3D dinamico e armonico nel contesto. Happy end che rispetta il classicismo hollywoodiano e volitivo simbolismo finale con il quale si chiude la pellicola col titolo della stessa, che irrompe dopo l’ ultima scena quasi a ricordare di cosa trattasse il film. Ottima l’ interpretazione “alla Weaver” di una Sandra Bullock migliorata enormemente negli ultimi anni (siamo veramente distanti dai tempi di “Demolition Man” e “Speed”). Un’ attrice di grande forza drammatica che dimostra le sue enormi qualità nell’ apogeo espressivo del film in cui in una scena di rara bellezza, quasi incredula di essere sopravvissuta, si lascia cullare dalla gravità dello spazio come un feto nell’ utero materno, citando il finale di “2001 Odissea nello Spazio”, vero modello dell’ intero genere. Buona anche la performance di Clooney che equilibra l’ enorme tensione che fin da subito cresce nella sceneggiatura con una calma sempre molto distensiva e necessaria nell’ economia del film.
Il regista Alfonso Cuaròn è messicano , già direttore de “Uno per tutte” e de “Il prigioniero di Azkaban” , ha partecipato con questa pellicola al 70^ Festival di Venezia e ha vinto il “Future Film Festival Digital Awards”. La sceneggiatura è stata scritta dal regista e dal figlio ma solo nel 2010 è stata acquistata dalla Universal dopo anni di accantonamento. James Cameron l’ ha definito , forse esagerando, il miglior space movie mai realizzato.

 

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“Prometheus” di Ridley Scott

UN DISCRETO RITORNO AD UNA FANTASCIENZA D’ ALTRI TEMPI

voto: ** e mezzo

(USA-2012)

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Sull’ isola di Skye, in Scozia, nell’ anno del signore 2089, gli scienziati  archeologi Elizabeth Shaw (Noomi Rapace) e Charlie Holloway (Logan Marshall-Green)  scoprono in una grotta delle pitture di migliaia di anni prima  che raffigurano dei giganti che indicano una costellazione. Sovrapponendo questo disegno stellare a vari altri reperti storici,  dimostrano che in tutte queste scoperte appare la medesima immagine, che sembra essere una mappa stellare e , secondo la dott. Shaw, addirittura un invito a raggiungere i veri creatori del mondo e del genere umano: i cosiddetti “Ingegneri”. La Weyland Corporation finanzia, alla luce di queste scoperte, la costruzione della navicella “Prometheus” che con una équipe di scienziati raggiungerà nel 2093 la luna LV-223, l’ unico luogo ospitale  della disposizione di pianeti corrispondenti al disegno. Oltre alla presenza nell’ operazione dei due archeologi affiancati da vari altri scienziati,  l’ androide David (Michael Fassbender) si occuperà  della salute dei viaggiatori e della gestione di Prometheus, il comandante dell’ operazione è l’ affascinante e schietta Meredith Vickers (Charlize Theron) e la guida del vascello è affiata al divertente Capitano Janek (Idris Elba). La spedizione scientifica ha inizio con scoperte eccezionali che dimostrano la passata presenza di una civiltà molto più evoluta di quella umana, reperti alieni quasi perfettamente conservati, evoluzioni genetiche in atto e presenza di esperimenti scientifici inquietanti. La situazione tuttavia rimane sotto controllo fino alla  prevedibile  morte di due membri dell’ equipaggio, che si perdono nelle grotte anguste del sito ed entrano a contatto con strane forme di vita, somiglianti a rettili che entrano nel loro organismo, trasformandoli geneticamente.  Nel frattempo David decide di capire fino in fondo gli effetti dello strano liquido ritrovato nelle grotte sull’ uomo e decide di contaminare il bicchiere di Charlie. Continua a leggere

avatar di James Cameron

                                                     SPETTACOLO E RECORD. E LA QUALITA’ ?

                                                                  voto: * e mezzo        (USA-2009)

Nel futuro l’ uomo allarga i suoi confini. Arriva fino ad un nuovo pianeta: Pandora, distante 44 anni luce dalla terra. Ma l’ obbiettivo non è quello di conquistare e uccidere ma quello di venire in possesso di un materiale sconosciuto alla terra e quindi molto costoso e proficuo. Il problema è sempre lo stesso, quello dei nativi  (i Na’vi), che vivono sull’ albero posto proprio al di sopra del più grande giacimento del pianeta di questo minerale estremamente preziosa. Ovviamente i nativi non hanno intenzione di essere colonizzati. Tuttavia gli “invasori” cercano di conoscere questa popolazione, sperando di convincerli a spostarsi dal famigerato “albero-casa”. La scienza è molto sviluppata ed è riuscita a creare dei prototipi identici ai nativi di Pandora, chiamati Avatar, che possono essere controllati a distanza dall’ uomo che, intanto, si trova al sicuro nella base. Ciò per risolvere i problemi di atmosfera, insostenibile per l’ uomo e per avvicinarsi a quello strano popolo, per conoscerlo e capirlo e per studiare meglio il luogo in cui abitano. Uno dei migliori scienziati che guidava Avatar è però morto, per questo Jake Sully (Sam Worthington) , un marin costretto sulla sedia a rotelle e fratello gemello dello scienziato , lo sostituisce, trasferendosi sul pianeta e guidando il suo Avatar personale. Riuscirà a diventare uno di loro e si innamorerà della figlia del sovrano. Col tempo le sue convinzioni cambiano e la vita con i Na’ vi gli sembra sempre più autentica e da perseguire, a discapito della sua fasulla esistenza da umano. Riuscirà così a conquistare la loro fiducia e a porsi a capo di una rivolta di tutti i nativi del pianeta contro gli usurpatori.

Che dire di un film del genere?  Continua a leggere

ultimatum alla terra di Robert Wise

                                                         GORT  KLAATU  BARADA  NIKTO  

                                                             voto: *** e mezzo         (USA 1951)

ultimatumallaterracz1In un’ America capitalista ed economicamente avanzata , che sta per entrare nella Guerra Fredda , atterra, senza preavviso, un disco volante, precisamente a Washington (la città simbolo americana), impaurendo tutta la popolazione, intimorita all’ idea di una guerra galattica. Dalla stellare navicella spaziale, fuoriesce un enorme robot con sovrumani poteri e un extraterrestre con fattezze umane, Klaatu (Rennie). L’ inciviltà e la barbaria umana, malgrado l’evoluzione,  obbligheranno il marziano alla fuga ma, prima di tornare da dove era venuto, lancia un monito di allarme a tutta la popolazione sui pericoli delle guerre atomiche.
 
Un film fantascientifico, con effetti speciali davvero incredibili per quegli anni, che è in possesso di grande equilibrio e linearità  strutturale e sceneggiativa, senza mai sfilacciarsi. La scenografia è tipica degli anni ’50, insieme ai dialoghi e ai personaggi, da cui raramente fuoriescono sensazioni, sentimenti, caratteristiche psicologiche profonde. Rivoluzionaria anche l’ idea del protagonista in sè, un’ entità quasi “angelica” e provvidenziale che viene in soccorso alla terra per osservare l’ uomo e scoraggiare la tendenza espansionistica ed imperialista della società post guerra mondiale, aggredendo i pregiudizi della Guerra Fredda , ormai alle porte. Film che nasconde, quindi, profonde riflessioni politiche e che  ricoprì un ambizioso ruolo sociale nella realtà americana di allora.
Ottima regia che non sbaglia quasi nulla anzi è di un  rigore e precisione profondi.
 
Remake di basso livello del dicembre 2008 che ha dimostrato, per l’ennesima volta, che tali progetti non hanno altro che  infimi fini di mercato e poco altro. Io, personalemente, mi ricordo pochi remake ben fatti e che si sono ritagliati un importante ruolo nella moderna cinematografia, ma questa è un’ altra storia…
 
La strana frase, che dà anche il titolo al mio articolo, è una frase pronunciata durante il film che ormai è entrata nella storia del Cinema. Non è altro che una frase  per ordinare lo stop all ‘ incredibile robot e la utilizza appunto Klaatu per fermare l’ androide Gort. Frase citata in molti altri film di fantascienza tra cui “L’ armata delle tenebre” si Sam Raimi e “Starwars- La minaccia fantasma” di Lucas.