the descent-discesa nelle tenebre di Neil Marshall

                                                                         BUIO, URLA E POP CORN

                                                      voto: * e mezzo        (Gran Bretagna-2005)

Sarah (Shauna Macdonald), un anno  dopo essere sopravissuta ad un terribile incidente stradale in cui hanno perso la vita la figlia di cinque anni e il marito, decide di partecipare ad una perlustrazione nelle grotte dei monti Catskill (New York, monti Appalachi), insieme alle amiche Juno (Natalie Mendoza) e Beth (Alex Reid), alle quali si aggiungono Rebecca (Saskia Mulder), Sam (MyAnna Buring) e Holly (Nora-Jane Noone). L’ avventura delle spericolate amiche ben presto (come ci suggerisce il titolo)si trasformerà in un incubo cruento e terribile a causa della scoperta dell’ esistenza, all’ interno delle grotte, di una tribù primordiale di mostri viscidi e feroci che provocano la separazione di tutte le ragazze nel buio più completo e poco a poco la morte delle medesime che si vedono, una dopo l’ altra, divorate da queste creature mostruose. L’ unica sopravvissuta sarà Sarah che, prima di essere anch’ essa divorata viva, è preda di un’ allucinazione in cui vede davanti a sé la figlia morta un anno prima che spegne le candeline del suo quinto compleanno.

Il film, diretto nel 2005, è diventato comunemente un cult degli amanti dell’ horror. Il che getta un alone inquietante sugli appassionati dell’ “horror moderno”, infatti questa pellicola non offre molto a livello stilistico. Le sei improbabili amiche più che delle speleologhe  sembrano inizialmente  delle cheerleader e poi le avversità le trasformeranno  in moderne “ Lara Croft” , ciniche e fredde come soldati veterani. La sceneggiatura è ripetitiva e eccessivamente scontata, essa si basa  solo ed esclusivamente su una suspance tanto costante quanto esasperata e sull’ inaspettata apparizione fulminea di queste creature (banale tendenza dell’ horror attuale per far saltare sulla poltroncina impaurito il povero pubblico eccitato), forma, del resto,  tutt’ altro che originale. La sceneggiature molto semplice, almeno tiene e non si sfalda come spesso avviene in alcuni horror recenti (ma ciò non può essere considerato un vero e proprio pregio, dovrebbe essere la normalità). Il finale, a differenza del resto del film, è inaspettato ma risulta forzato, costruendo un parallelismo tra la sofferenza di una madre che ha perso la figlia piccola e la terribile avventura della stessa donna, che dopo essere sopravvissuta a lungo a questi mostri si slega finalmente dal rimorso della morte dei suoi cari, volgendo il suo ultimo pensiero proprio alla figlia scomparsa. Una regia attenta e dei buoni effetti speciali non bastano a rendere il film accettabile nel suo complesso. Recitazioni mediocri e una quantità di sangue spropositata non aiutano a migliorare la pellicola. Lo slogan promozionale del film ne fa chiaramente percepire le caratteristiche, “Afraid of the dark? You will be!” oppure “Scream your last breath”.  Nel 2009 è uscito il sequel del film, intitolato “The descent  2” e nel 2010 sono iniziate (fortunatamente o meno lo  lascio decidere a voi) le riprese del terzo capitolo.

Premiato con tre premi, due “British Indipendent Film Awards 2005” per la miglior regia e miglior contributo tecnico e con un “Empire Awards” come miglior film horror. Premiazioni che testimoniano il livello del genere “horror” occidentale  degli ultimi cinque, sei anni.

Vi ripropongo qui il trailer del film, che mostra completamente il suo carattere commerciale.

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snatch-lo strappo di Guy Ritchie

                                                                DIVERTIMENTO AL VETRIOLO

                                                   voto: ***          (USA/Gran Bretagna-2000)

Franky “Quattrodita”  (Benicio Del Toro) ruba dei diamanti, tra cui una pietra enorme di ingente valore. Prima di recarsi a New York per consegnare questo diamante ad Abraham “Cugino Avi” Denovitz (Dennis Farina), un boss della malavita, va a Londra per smerciare altre pietre di minor valore. Qui, però, la sua esilarante febbre del gioco d’ azzardo lo porta a partecipare alle scommesse di un incontro truccato organizzato da Boris “Lametta” Yurinov (Rade Serbedzija) per rapinarlo. Parallelamente Tommy (Stephen Graham) e il “Turco” (Jason Statham) – narratore e voce fuori campo di tutto il film- sta organizzando un incontro truccato con un boss locale, “Testarossa” Polford (Alan Ford), che è solito uccidere chi lo truffa dandolo in pasto a maiali. Quando Micky O’ Neil (Brad Pitt), un simpaticissimo e furbo zingaro, manda al tappeto il loro pugile, per loro sembra la fine ma decidono di assoldare lo zingaro che, su richiesta di “Testarossa”, deve andare giù alla IV ripresa. Il pugile non riuscirà a sottomettersi e vincerà, mettendo in serio e pericoloso imbarazzo il boss. Intanto “Avi”, venuto a conoscenza del furto, parte con “Pallottola al dente” Tony (Vinnie Jones) per vendicare “Quattrodita” e riprendersi la pietra, che in modo molto rocambolesco finirà nello stomaco del cane degli zingari, che terrà l’ inconsapevole “Turco”.

Guy Ritchie in una delle sue massime espressioni. La velocità sorprendente della sceneggiatura accompagna l’ entrata e l’ uscita  dalla scena di moltissimi personaggi, ognuno affascinante per le  proprie caratteristiche, suggerite da soprannomi esilaranti e coerenti con la realtà. Malgrado tutta questa velocità, il filo conduttore del film non viene mai perduto e , pur essendo variegata e a sprazzi pindarica, la pellicola non risulta mai confusionaria e irrisolta, disordinata sì ma un disordine accuratamente ordinato, ancorato al personaggio centrale il “Turco”, intorno a cui gira tutta la storia. Ogni protagonista gode di forte personalità ed è narrato con preciso scrupolo, aspetto che crea dei ritratti tanto ironici quanto affascinanti e che suggeriscono una grande interpretazione da parte di tutto il cast, da cui emerge la figura di Brad Pitt. Il film parla anche in modo semplice e diretto  di una sorta di rivalsa sociale, quella degli zingari, che riescono a sottomettere il più importante boss della città. Ottima scenografia e fotografia che ricorda la fumettistica e continue gag all’ acido muriatico accompagnano un film piacevole e divertente, in pieno stile Guy Ritchie, che ha solo una pecca, quella di ripetersi a volte nel proprio linguaggio espressivo, ereditato dal Cinema gangster.