Tradizione, Storia e Memoria #8

Due brani raccolti in un’ unica traccia che rappresentano uno dei vertici musicali e ritmici della raccolta. La fisarmonica ritorna con enorme insistenza, quasi come una chitarra elettrica in un concerto rock e le canzoni entrano più a fondo nel linguaggio petroso e profondo del dialetto bresciano colloquiale. La lingua, a poco a poco, si libera anche del vincolo morale, diventa più scurrile e si permette alcune licenze non proprio auliche. Nel secondo brano infatti la scena si apre con un tale “Giuanì” che comincia, letteralmente, a pestare i piedi sul solaio perché vuole qualcosa che lascia poco spazio all’ immaginazione dell’ ascoltatore.

popolari

La prima invece è una sorta di serenata versa questa donna la cui identità rimane in parte celata, l’ unica cosa che si sa per certo è che si chiama Antonietta. La passione che l’ uomo ha verso di lei invece emerge con grande forza.

Tradizione, Storia e Memoria #6

Qui, la conclusione anche morale della prima sezione di brani. Il tema amoroso come principio base delle canzoni  ha tracciato varie fasi dell’ innamoramento:  da quella più passionale e ingenua, a quella più disperata, passando dalla spensieratezza allo stupore.

A seguire l’ intro del lato B che lascia le tematiche amorose per tuffarsi nel pieno della tradizione bresciana. L’ ora ormai è tarda, come dice il narratore, ed è giunto il momento di smetterla con il romanticismo. Qui uno dei classici della nostra tradizione: “Cua me bela cua” (Coda mia bella coda).

Tradizione, Storia e Memoria #5

Siamo arrivati all’ Amore giovanile, quello passionale, che intriga e conturba. Quello fisico e sessuale che ottenebra corpo e mente. “Saresti ancor più bella distesa sul sofà” è, in modo non troppo implicito, un inno a quel tipo di sentimento semplice e assoluto che raccoglie in un vortice i due innamorati.

Tuttavia i rapporti cambiano col tempo. La fiamma della passione si affievolisce. Quell’ amore infallibile e perfetto lascia il passo a qualcosa di diverso che può tramutarsi anche in un vero e proprio inferno. Una sofferenza che può divenire odio e sfogare orribili pensieri e idee. Questa è “Vuoi tu condurla a Predore annegar”.

Tradizione, Storia e Memoria #4

mago

L’ amore è anche sofferenza. E in questo brano si racconta proprio quella sofferenza che una paradigmatica biondina può scaturire nell’ animo di un innamorato. Uno dei più classici amori non corrisposti che forse iperbolicamente rovina la gioventù di un giovane, lasciandolo da solo con la sua malinconia. Un topic sconsolato e infelice in completa antitesi con il ritmo della canzone: articolato, divertente e molto ritmato, esaltato da alcuni simbolici personaggi come uno strano mago che appare improvvisamente e spaventa il povero ragazzo ma che parallelamente esorcizza tutta la nostalgia di una delusione d’ amore.

Tradizione, Storia e Memoria #3

Forse il brano più divertente e stravagante della raccolta. “Una scimmia del Brasile” è il racconto di uno sfortunato incontro amoroso tra un euforico giovane e una provocante ragazza, bellissima in apparenza. La serata è piacevole e conviviale fino a che i due rimangono soli. Le luci si spengono e le  speranze del giovane pare si stiano avverando quando improvvisamente la  bella e gentile ragazza si mostra per quello che è in realtà. Sotto i procaci veli si nasconde qualcosa che non rispetta del tutto le attesa del giovane.

scimmia

Tradizione, Storia e Memoria #2

I brani che vi propongo oggi sono due:

Il primo è la prima canzone del lato A della consumata audiocassetta. L’ esordio. Un presentatore e un intervistato iseano si incalzano nella presentazione del ‘Gruppo Spontaneo’, una cerchia, nemmeno troppo ristretta, di veterani del paese che si ritrova in una delle varie osterie di Iseo. Oltre il presentatore, che è Riccardo Venchiarutti (attuale sindaco di Iseo),  i componenti dello storico gruppo spontaneo sono: Ugo Carrara detto “Ciöa”, Pepi Massussi, Tonino Lancini, Peppino Sgarbi detto “Paia”, Tullio Bonfadini, Beppe Bonfadini detto “Rocheta”, Roberto Marchesi detto “Meo”, Beppe Barezzani, Sandrino Balzarini “il Maestro” e Franco Cristini. Divisi in ruoli (prime e seconde voci, musica, versi ecc..), vengono presentati e raccontati come personalità conosciute in paese, quanto i ruoli che vengono rievocati: un pezzo del  paradigmatico presente sociale e culturale di un paese di provincia tra gli anni ’50 e ’80.

Il secondo è il primo brano ufficiale, quello con cui ci si scalda la voce. Parla d’ Amore, vero e proprio leitmotiv di tutto l’ album. Dalle note di un coro emerge la speranza di un amore futuro che inebria la fantasia dell’ uomo e lo travolge in un sinuoso vortice di illusori desideri.