draquila (l’ Italia che trema) di Sabina Guzzanti

                                               POTERI SPECIALI AD UN UOMO SPECIALE

                                                   voto: ** e mezzo                  (Italia-2010)

Un film documentario/ inchieta, il nuovo della Guzzanti, che studia le conseguenze politiche del disastroso terremoto che colpì l’ Aquila il 6 aprile 2009 alle 03:32, provocando 308 morti e danni inestimabili  all’ urbanistica, alle opere d’ arte e alla città, che ormai è divenuta una città fantasma. La Guzzanti, lungo tutto il film, cerca di andare oltre i cosiddetti “miracoli berlusconiani” che hanno dato una casa abitabile ad alcune delle vittime dell’ Aquila dopo solamente un anno, ricercando accordi, progetti e contratti leciti o meno tra il governo e le istituzione, quali la protezione civile, che si scopre avere un  potere politico/sociale immenso. La Guzzanti cerca di dimostrare quanto lo Stato e in particolare Berlusconi (sul quale la regista non risparmia la solita satira personale), ormai in caduta libera nei consensi nazionali, abbia cercato di imporsi nuovamente, sfruttando questa enorme calamità naturale e di tornare ad essere “amato” sulla pelle, però,  degli abitanti e della città dell’ Aquila, avviando progetti inutili e superflui e di un peso economico altissimo, solamente per migliorare a livello mediatico la propria immagine e riuscendoci in modo paradossale.

Un documentario tecnicamente ben fatto che ricorda moltissimo la tecnica di Michael Moore, alternando interviste a fotografie, immagini di repertorio, intercettazioni, comparse televisive e anche immagini animate, intervallate lungo la pellicola per fini comici. Anche se in modo meno elegante e più spartano  di Moore, la Guzzanti ha fatto nel complesso un buon lavoro a livello stilistico ma soprattutto a livello sociale. Infatti il film non si mostra particolarmente fazioso, poichè si basa su fatti e ricerche, fatti e ricerche, mostrando molta linearità e logicità strutturale. Solamente alla fine, nella conclusione, il documentario ha un grave scivolone: la regista esprime palesemente un concetto, su Berlusconi e il suo operato in Aquila, troppo estremo ma soprattutto superfluo e pleonastico ai fini della narrazione, poichè questa posizione si capiva già guardando il film, il quale, con questa conclusione, non fa altro che risultare più fazioso di quanto sia in realtà e di interessare solamente una parte di spettatori italiani (la solita, quella controberlusconiana) e di allontanarne altri, a cui gioverebbe guardare un documentario del genere.

Questo è un errore importante e non trascurabile. La satira può essere dura ma non deve mai eccedere altrimenti diviene faziosa e prolissa e rischia di perdere la propria efficacia.

Vi ripropongo qui il trailer del film.

 

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