blow di Ted Demme

                                                             COCA, DELIRIO E DISPERAZIONE

                                                                   voto: **              (USA 2001)

Ascesa e caduta di George Jung (Johnny Depp) che, dopo l’ adolescenza e la difficile situazione familiare  per i grossi problemi economici, nella maggiore età, cerca l’ emancipazione sia economica che personale, cominciando a spacciare marjuana  ma diventando poco alla volta, alla fine degli anni ’70, il più importante spacciatore degli Stati Uniti e colui che importa la maggior quantità di cocaina di tutto il Nord America, grazie anche all’ amicizia con Pablo Escobar (Curtis). Ma i grandi affari e  la quantità spropositata di denaro diventeranno un ricordo e ben presto il protagonista verrà tradito da “colleghi” lavorativi, dalla moglie (P. Cruz) e addirittura dalla madre, fino all’ ultimo tradimento che gli costerà l’ ergastolo.

Una tipica parabola del sogno americano, della scalata alla ricchezza  partendo dal nulla, tratta dal libro di Bruce Porter su George Jung , personaggio realmente esistito e ancora in carcere  e adattata da McKenna e Cassavetes, che racconta l’ ascesa di un uomo e la sua inesorabile caduta con la conseguente perdita delle persone care (come in questo caso l’ unica figlia) e la crescita di una costante disperazione per la vita buttata.

Un film diretto da Ted Demme (nipote del grande Jonathan  Demme) diventato icona generazionale e pellicola preferita per molti teenager che, però, non ha molto da dire. I personaggi sono eccessivamente stereotipati e poco originali, la sceneggiatura non è innovativa ma è vecchia, quasi logora. Finale esaltato da molti che però si rivela eccessivamente patetico e melodrammatico , in cui il protagonista dovrebbe essere compatito  e giustificato. Gli attori non riescono mai ad essere emblematici e la regia è spesso  vicina (forse troppo) a quella di Scorsese, non riuscendo ad arrivare all’ unicità espressiva e concettuale del regista di “Taxi Driver”. Storiche e ben concepite alcune scena come quella in cui Deep , quasi soffocato fisicamente dal denaro guadagnato non sa più dove riporre le banconote in casa.

Per chi, dopo aver visto questo film, fosse interessato, la figli di Jung (Kristina) andò a trovarlo in carcere nella primavera del 2002, affermando di essere dispiaciuta di non esserci mai andata prima.

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manolete di Menno Meyjes

                                                          PASSIONE AMOROSA E TAUROMACHIA

                                     voto: **        (Spagna, Gran Bretagna, Usa, Francia-2007)

Manuel Laureano Rodríguez Sánchez -Manolete- (Adrien Brody), uno dei migliori toreri di Spagna e del mondo, vede la sua celebrità decadere in favore di nuovi e più giovani “matador de toros”, che sembrano offuscare la sua leggenda. Uno in particolare è l’ arrogante Luis Miguel Dominguin (Nacho Aldeguer), bello e rampante che conquista, con la sua tecnica, la “Plazas de toros”. La resa dei conti è vicina e il 28 agosto 1947 tutto è pronto per la sfida finale fra i due toreri. Nell’ attesa di questa epica battaglia, Manolete ripercorre i ricordi  della sua passionale e tormentata storia d’ amore (ormai finita) con Lupe Sino (Penelope Cruz), la bellissima e promiscua donna che gli ha stravolto la vita e di cui si è innamorato perdutamente. La perdita dell’ amante causerà angoscia e un ineluttabile sentimento di disperazione nell’ affascinante e timido torero che, nella sua ultima sfida con la morte (il toro), resterà vittima e non carnefice.

 La narrazione , ricca di analessi e retrospezione, abbraccia l’ affascinante sentimento di “eros e thanatos” che attanaglia la psiche più profonda del protagonista. Sentimento causato dalla travolgente storia d’ amore che acquisisce , durante la pellicole, accezioni metaforiche affascinanti e poetiche, come la forza bestiale del toro accostata al delicato ma ugualmente devastante fascino dell’ amante, oppure il rapporto tra carnefice e vittima che si crea fra il torero e il toro, molto vicino a quello tra l’ amante e l’ amato . Il regista, prima sceneggiatore, vuole, però,  dare alla pellicola un taglio troppo narrativo, usa infatti molti flashback e retrospezioni in modo quasi ossessivo, rischiando in più punti di risultare confusionario e disordinato. Il cast è ottimo e il protagonista Adrien Brody è perfetto per il ruolo del taciturno e timido torero, insieme anche ad una Penelope Cruz  incredibilmente affascinante e sensuale  che riesce  a mangiare semplicemente una mela con una carica erotica sbalorditiva (come avviene in una sequenza del film). La pellicola è inoltre caratterizzato da molte frasi ossimoriche ad effetto che puntano sul contrasto e che risultano troppo artefatte e di troppa influenza hollywodiana, come per esempio “Per voi uomini niente è reale finchè non sanguina” dice Lupa a Manolete, oppure, sempre la donna all’ amante, “Sei il più bell’ uomo brutto che abbia mai visto”, accompagnate da accenni di oscurità storica che fanno trasparire  retroscena politici franchisti dietro la prematura fine del torero, che rimangono sempre troppo in superficie.