Urlo di Rob Epstein e Jeffrey Friedman

                                                                                 URLO NEL VENTO

                                                                  voto: **                       (USA 2010)

Un giovane poeta scrive il suo primo libro di poesia. Questo sconosciuto scrittore è Allen Ginsberg (James Franco). Dopo aver conosciuto a fondo la miseria e la degradazione della “big generation” e della “cultura beat”, scrive e pubblica quest’ opera che scandalizzerà gli Stati Uniti, tanto da processare questo libro, intitolato “The Howl-L’ urlo”, come osceno e offensivo alla pubblica morale. Questo film si sviluppa secondo un triplice schema, una triplice sceneggiatura coesa e continua. Una parte riguarda il processo all’ opera, con tanto di avvocati, teste e prove, controversie, risposte e domande a sorpresa, colpi di scena ecc… (ciò che le pellicole americane ci hanno abituato a vedere…); seconda è la storia della crescita culturale e personale dello stesso autore e cosa lo ha portato a scrivere “The Howl” e a leggerlo in pubblico per la prima volta nel 1955 nella “Six Gallery” di San Francisco; ed infine una terza parte che immagina il poema in chiave animata e spesso pindarica, passando da scenografie diverse, immagine mitiche, oniriche e spesso terribili che cercano di trasmettere la vera essenza della  vita di quel periodo.  Questa scelta risulta affascinante e sicuramente originale all’ inizio della pellicola ma con i minuti si tramuta in qualcosa di stucchevole e ridondante, a tratti pleonastico e la noia fa ben presto capolini. Le sequenze del processo che vengono rese in pieno stile “americano” diventano paradossalmente le più attese, le più distensive e interessanti ma non tanto perché lo siano realmente ma perché le precedenti due non si rivelano così entusiasmanti anzi, a tratti parecchio statiche e monoespressive. Il protagonista,  James Franco, è eccezionale e realizza un’ ottima interpretazione; la scelta di introdurre parti animate è originale ma poco più;  alcune scelte nel processo sono scontate e aspettate, troppo vicine all’ “happy end hollywodiano”. Le uniche sequenze davvero apprezzabili sono quelle in casa di Ginsberg,  che sta rilasciando un intervista ad un giornalista ma che diventano sempre meno frequenti verso il finale. Buone musiche e buon finale ma una regia che dà pochissimo spazio all’ affascinante realtà sociale di quel  periodo storico che meriterebbe più spazio. Buona la scelta di utilizzare parole provenienti direttamente da “The Howl” che viene però spesso esasperata perché utilizzata in modo eccessivo durante tutto il film.