Un saluto cordiale, un ricordo attuale

                                                            35  anni fa, quel freddo 2 novembre del 1975.

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mamma roma di Pier Paolo Pasolini

                                                                          BONTA’ MATERNA DI ROMA

                                                                        voto: *** e mezzo   (Italia-1962)

Dopo il matrimonio del suo protettore (Franco Citti), Mamma Roma (Anna Magnani), non più obbligata a prostituirsi, si vuole ricostruire una vita onesta  con il suo unico figlio Ettore (Ettore Garofalo). Ma la serenità e l’ allegrezza  iniziale vengono presto  scompaiono a causa del ritorno del  protettore, che vuole tornare sulla piazza, obbligando Mamma Roma a prostituirsi di nuovo e dalle scelte di Ettore che, deludendo le aspettative della madre, comincia a rubare e, ammalatosi in carcere, muore miseramente.

Sceneggiato con l’ aiuto di Sergio Citti per i dialoghi, aderenti al proletariato romano degli anni ’60, il film riflette sulla coscienza popolare dei sobborghi romani, fatti di prostituzione, furti, botte ma anche di umanità e profonda dignità. Il regista, che conosce bene questa realtà,  nobilita i protagonisti del film, toccando vertici di pathos scenici davvero unici, grazie anche all’ ottima interpretazione (forse una delle sue migliori) della Magnani  che  impersoni fica tutta la drammatica dignità di borgata, mischiata ad una bontà quasi materna verso la realtà in cui vive. Anche il giovane attore Ettore Garofalo, debuttante in  questo film, dimostra un naturale sconforto e una delusione profonda verso la vita che danno  ancora più drammaticità alla pellicola, riuscendo anche a creare una singolare antitesi fra lui e la madre. Il primo così giovane ma già così scettico, mentre la madre, ex prostituta ma così speranzosa nel futuro e colma di entusiasmo. La vicinanza di Ettore ad “Accattone” è chiara ma Pasolini riesce  tuttavia a creare presupposti e sviluppi diversi che non rendono il protagonista  un’ opaca copia del primo. Il secondo film diretto da Pasolini che, dopo il capolavoro “Accattone”,  riesce a compiere un’ opera non ai livelli della prima ma che della prima mantiene ambientazione, impostazione dei dialoghi, scenografia e filo conduttore della sceneggiatura e dei personaggi;  un ulteriore superamento del neorealismo che, con “Accattone” e con questa pellicola, è ormai un ricordo.

la nostra vita di Daniele Lucchetti

                       TRAGEDIA E HAPPY-END IN UN FILM DI LANCIO PER L’ ITALIA

                                                           voto: ** e mezzo       (Italia-2010)

Claudio (Germano) lavora nell’ edilizia come capo di una squadra di manovali (per lo più irregolari e assunti in nero) nella periferia romana in cui si convive abitualmente con prostituzione, droga e malavita. Sposato felicemente con sua moglie, il trentenne è un padre affettuoso e responsabile ma soprattutto molto innamorato della compagna Elena (Ragonese) e quando quest’ ultima muore disgraziatamente, dando alla luce il terzogenito Vasco, la sua vita viene sconvolta. La prematura perdita sconvolge il ragazzo che, preoccupato per la crescita dei figli, comincia a viziarli e a comprargli tutto ciò che vogliono. Parallelamente egli stesso inizia a pensare solo al denaro, unico motivo di emancipazione, di felicità, di vita, buttandosi a capo fitto in progetti lavorativi ambiziosi quanto pericolosi e dispendiosi che lo obbligheranno a chiedere prestiti a fratelli, famigliari e amici che gli staranno sempre vicino.

Un film che racconta varie realtà particolari dell’ Italia proletaria tra cui la vita popolare di Roma (un tempo la Roma delle borgate), la speculazione edilizia e le contraddizioni del sistema in cui lavora Cristiano e un amico suo edile, Porcari (Colangeli), il dramma umano di un ragazzo e le reazioni ad una tragedia famigliare, che si mescolano anche con la situazione degli extracomunitari in Italia. Un film che parla di molto, non riuscendo forse a concludere adeguatamente nessuno di questi discorsi iniziali. Una sceneggiatura complessa e lunga che, a volte, causa scompensi espressivi, passando da situazioni tanto commoventi e toccanti, quanto, a volte, semplici e comuni . Un’ happy-end non in linea col resto del film che lascia strascichi di speranza per la vita del ragazzo ed alcune sequenze con dialoghi eccessivamente retorici e morali, non aiutano l’ intera pellicola che, comunque si rivela accettabile.  L’  interpretazione eccezionale di Germano gli è valsa il premio a Cannes per il miglior attore protagonista ex aequo con Xavier Bardem (non proprio un principiante). Un film italiano di media qualità con buonissime interpretazioni, che può inaugurare una nuova stagione positiva per l’ intero Cinema italiano e forse anche una rinnovata corrente espressiva più realista e vicina ai problemi popolari e alle classi meno abbiette . Noi tutti ce lo auguriamo…