warrior di Gavin O’Connor

                                                                              SOGNO AMERICANO E LACRIME

                                                                                  voto :** e mezzo        (USA-2011)

Brendan (Joel Edgerton) e Tom Conlon (Tom Hardy) sono fratelli e non si vedono da molto tempo. Quest’ ultimo , dopo il divorzio dei genitori, è fuggito con la madre e si è arruolato nei marines, il primo è rimasto con la sua ragazza e ha messo su famiglia, diventando un docente di fisica. Entrambi non si rivolgono da tempo la parola e non parlano con il padre Paddy (Nick Nolte), ex alcolizzato. Queste tre vite ormai separate si rincontreranno grazie a “Sparta”,  un torneo di MMA (mix martial art) ad Athlantic City con un premio di cinque milioni di dollari , in cui parteciperanno i migliori combattenti al mondo. Tom decide di parteciparvi per mantenere la famiglia di un suo compagno di battaglia, caduto in Iraq e, tornato improvvisamente a casa, chiederà al padre di allenarlo. Brandon, ormai lontano dalla “gabbia” da anni, chiederà al suo ex allenatore Frank Campana (Frank Grillo) di allenarlo e portarlo al torneo per gravi problemi economici in famiglia e per mantenere sua moglie Tess e le sue due bambine. Tra sudore, lacrime e sangue i due guerrieri combatteranno, fino ad arrivare alla finale assoluta, che consegnerà il ricco premio solamente al vincitore, all’ ultimo rimasto in piedi.

Dopo un film sportivo sull’ hockey e la storia familiare di “Pride and glory”, Gavin O’ Connor (che nel film interpreta l’ organizzatore dell’ torneo, JJ Riley) cerca di sviluppare con “Warrior” queste due tematiche che non hanno nulla di originale, servendosi però   di un  double plot alternato in modo regolare e costante, riuscendo a dare grande vivacità e varietà alla pellicola. La macchina da presa, spesso a mano, è magistralmente condotta soprattutto negli incontri, dove viene reso lo scontro in modo molto chiaro e preciso, riuscendo a trasmettere grande tensione e adrenalina sportiva  allo spettatore. Scene di grande intensità che decollano chiaramente nella seconda parte del film , che danno una spinta considerevole alla sceneggiatura base di  una pellicola  che dura più di due ore e riesce a non stancare mai,  anzi l’ attenzione cresce sulla focalizzazione dei personaggi ripresi, affievolendosi solamente nel finale con lo scontro dei due fratelli poco incisivo  e poco convincente. La messa in scena è molto attenta e precisa come la cura dei personaggi, che fa emergere il carisma recitativo di Tom Hardy in modo diretto e netto, come capita spesso nei film che vedono lui come protagonista. La sceneggiatura è legata esplicitamente al format di  altre pellicola recenti o passate che hanno il combattimento come elemento base del film e mi riferisco a “Rocky”,  “Cinderella man” o “The fighters”, meno a “Million dollar baby” a cui è stato avvincinato spesso, tuttavia  si mostra dinamina e varia con colpi di scena presumibili ma ben girati e un’ umanità forte che percorre come filo conduttore tutto il film e tutti i suoi interpreti dal padre alla moglie di Brendan, dal preside della scuola dove Brendan lavora, all’ allenatore Frank, fino ad arrivare a Tom che nel film acquisisce il ruolo decisivo di maschera tragica della storia narrata. Sofferenza e fatica si mischiano in un film piacevoile e dinamico, forte e appasionante in cui molto è raccontato con l’ immagine più che con le battute e i copioni, con una grande attenzione alla scena e all’ impianto profilmico della ripresa. Pochissimo successo al botteghino ma buona critica.  Un’ ultima cosa, per tutti gli amanti del Wrestling, il temibile russo, campione assoluto della disciplina MMA, nel film  è interpretato da Kurt Eangle, campione di Wrestling storico.

the descent-discesa nelle tenebre di Neil Marshall

                                                                         BUIO, URLA E POP CORN

                                                      voto: * e mezzo        (Gran Bretagna-2005)

Sarah (Shauna Macdonald), un anno  dopo essere sopravissuta ad un terribile incidente stradale in cui hanno perso la vita la figlia di cinque anni e il marito, decide di partecipare ad una perlustrazione nelle grotte dei monti Catskill (New York, monti Appalachi), insieme alle amiche Juno (Natalie Mendoza) e Beth (Alex Reid), alle quali si aggiungono Rebecca (Saskia Mulder), Sam (MyAnna Buring) e Holly (Nora-Jane Noone). L’ avventura delle spericolate amiche ben presto (come ci suggerisce il titolo)si trasformerà in un incubo cruento e terribile a causa della scoperta dell’ esistenza, all’ interno delle grotte, di una tribù primordiale di mostri viscidi e feroci che provocano la separazione di tutte le ragazze nel buio più completo e poco a poco la morte delle medesime che si vedono, una dopo l’ altra, divorate da queste creature mostruose. L’ unica sopravvissuta sarà Sarah che, prima di essere anch’ essa divorata viva, è preda di un’ allucinazione in cui vede davanti a sé la figlia morta un anno prima che spegne le candeline del suo quinto compleanno.

Il film, diretto nel 2005, è diventato comunemente un cult degli amanti dell’ horror. Il che getta un alone inquietante sugli appassionati dell’ “horror moderno”, infatti questa pellicola non offre molto a livello stilistico. Le sei improbabili amiche più che delle speleologhe  sembrano inizialmente  delle cheerleader e poi le avversità le trasformeranno  in moderne “ Lara Croft” , ciniche e fredde come soldati veterani. La sceneggiatura è ripetitiva e eccessivamente scontata, essa si basa  solo ed esclusivamente su una suspance tanto costante quanto esasperata e sull’ inaspettata apparizione fulminea di queste creature (banale tendenza dell’ horror attuale per far saltare sulla poltroncina impaurito il povero pubblico eccitato), forma, del resto,  tutt’ altro che originale. La sceneggiature molto semplice, almeno tiene e non si sfalda come spesso avviene in alcuni horror recenti (ma ciò non può essere considerato un vero e proprio pregio, dovrebbe essere la normalità). Il finale, a differenza del resto del film, è inaspettato ma risulta forzato, costruendo un parallelismo tra la sofferenza di una madre che ha perso la figlia piccola e la terribile avventura della stessa donna, che dopo essere sopravvissuta a lungo a questi mostri si slega finalmente dal rimorso della morte dei suoi cari, volgendo il suo ultimo pensiero proprio alla figlia scomparsa. Una regia attenta e dei buoni effetti speciali non bastano a rendere il film accettabile nel suo complesso. Recitazioni mediocri e una quantità di sangue spropositata non aiutano a migliorare la pellicola. Lo slogan promozionale del film ne fa chiaramente percepire le caratteristiche, “Afraid of the dark? You will be!” oppure “Scream your last breath”.  Nel 2009 è uscito il sequel del film, intitolato “The descent  2” e nel 2010 sono iniziate (fortunatamente o meno lo  lascio decidere a voi) le riprese del terzo capitolo.

Premiato con tre premi, due “British Indipendent Film Awards 2005” per la miglior regia e miglior contributo tecnico e con un “Empire Awards” come miglior film horror. Premiazioni che testimoniano il livello del genere “horror” occidentale  degli ultimi cinque, sei anni.

Vi ripropongo qui il trailer del film, che mostra completamente il suo carattere commerciale.

bullet in the head di John Woo

                                                             SANGUE E MORTE NELLA RIVOLUZIONE

                                                                  voto: ****                (Hong Kong-1990)

Alla fine degli anno ‘ 60 a Hong Kong, in pieno clima rivoluzionario contro il colonialismo britannico, tre amici, Ben (Leug), Franck (Cheung) e Paul (Lee) fanno parte della malavita di quartiere, arrivando addirittura ad uccidere un uomo, capo della banda rivale. I tre decideranno quindi di fuggire in Vietnam, approfittando della guerra per arricchirsi. Essi , però, entreranno in un vortice di morte e disperazione. Verranno imprigionati dai Vietcong che li tortureranno.  Riusciranno a scappare ma subito dopo entreranno nella casa di un boss mafioso che , per la solita febbre dell’ oro, tradiranno cercando di sfidarlo per strappargli una nota cantante che egli usava per fini economici, obbligandola a prostituirsi. Tutti e tre usciranno da questo terribile vortice ma tutti e tre distrutti , ognuno a suo modo , accompagnando il film verso un epilogo tragico e drammatico.

John Woo ripropone in questo suo capolavoro tematiche e riflessioni spesso presenti nelle sue pellicole, come quella dell’ amicizia, della morte e della tragicità della vita ma riuscendo a strutturare un’ opera estremamente più matura e profonda di altre. Il nichilismo e l’ insensatezza raggiungono vertici espressivi incredibile. La pellicola è tesissima e non lascia un momento di respiro allo spettatore. La violenza e la tragicità sono estremizzati ad un livello assoluto. Le armi, il sangue e le scene cruente si sprecano e raggiungono un livello sceneggiativo davvero unico. Gli attori, a parte in qualche sequenza, non sono impeccabili ma non riescono mai a togliere brillantezza alla pellicola. L’ unhappy end è perfetto ed estremamente coerente con tutto il resto del film.

Ma la grandezza del film è anche quella di porre tutte le vicende in un contesto storico preciso, pieno di citazioni sociali e generazionali come il carro armato di piazza Tienanmen del 1989. Il contesto è la caduta degli imperi coloniali e la rivoluzione sociali di quegli anni in cui vivono la loro vita tre amici , le cui strade, alla fine, si divideranno ma si rincontreranno nella fine. Quindi la storia inizia dalla relazioni dei tre amici, allargandosi poi, fino a raggiungere riflessioni generazionali e sociali. Un progetto estremamente ambizioso che John Woo raggiunge indiscutibilmente.