Smile…

                                                                                        SERENI ISTANTI

Perchè certe pellicole sono immortali, certe sequenze cinematografiche sono uniche e, poi,  sorridere qualche volte non è poi così spiacevole…

miseria e nobiltà di Mario Mattòli

                    IN QUESTA CASA SI MANGIA PANE E VELENO. ANZI… SOLO VELENO!

                                                             voto: ** e mezzo          (Italia 1954)

miseriaDue famiglie squattrinate, quella dello scrivano Felice (Totò) e del fotografo Pasquale (Turco) vivono insieme un’ esisistenza difficile quanto faticosa, in cui non si riesce nemmeno a mangiare. Tutto sembra andare per il peggio quando miracolosamente si presenta la possibilità di saziarsi, fingendosi la famiglia del marchesino Eugenio (Pastorino), che vuole conquistare la mano della bellissima ballerina del teatro e figlia di don Gaetano, un signorotto locale. Comincerà così un siparietto irresistibile in cui i continui colpi di scena e equivosi danno ancora più sapore a tutta la pellicola.

Una commedia breve che parla in modo genuino e leggero della miseria più nera e della nobiltà più ostentata e che ha come obbiettivo la comicità stesso. I personaggi sono perfetti ed interpretati benissimo.La classe delle singole battute si percepisce perfettamente. Il film , però, non raggiunge mai dei momenti di comicità unica ed eccezionale ma si mantiene sempre ad un livello costante, senza sbalzi. La farsa, ben curata, insiste sull’ equivoco , mischiato perfettamente al tema secolare della fame. Storica, ormai, la scena in cui i protagonisti , davanti ad un piatto di pasta, ballano entusiati sulla tavola , infilandosi addirittura gli spaghetti nelle tasche, per non farseli rubare.

Sophia Loren, per cui nutro, onestamente, un’ avversione istintiva, in questo film è incredibilmente bella ed affascinante. Davvero stupenda!

Dai… Vi ripropongo la scena degli spaghetti. Davvero imperdibile.

47 morto che parla di Carlo Ludovico Bragaglia

                                                            NOBLESSE OBLIGE: LA NOBILTA’ E’ OBLIGATORIA…

                                                                                 voto: ** e mezzo       (Italia 1950)

47Storia originale e incredibile del barone Pelletti (Totò) che interpreta un nobile spilorcio a cui è morto il ricchissimo padre. Il testamento dice che il forziere colmo di denaro del padre dovrà andare per metà al nipote (figlio del barone) e il resto al comune per erigere una scuola ma misteriosamente lo scrigno non viene più trovato. Ovviamente è colpa del barone che riusce a nasconderlo e tenere allo scuro tutti. Ma il paese mormora e le voci girano e molti tra cui il sindaco, il macellaio e il medico, credono che dietro tutto ciò ci sia l’ avaro barone. E’ per questo che metteranno in scena una farsa per cui il barone prima morirà e poi si risveglierà all’ inferno e solo in quel momento confesserà il nascondiglio del forziere.

Un film che comincia bene, in modo fluido e ordinato ma che col passare dei minuti diventa sempre più confusionario e caotico, causa forse della difficile sceneggiatura da mettere in scena. Non si tratta assolutamente di uno dei migliori film di Totò anche perchè il ruolo del barone gli sta stretto. Lui è chiuso dentro ad un personaggio senza la libertà recitativa che lo ha contraddistinto è quindi diviene succube dell’ intreccio e non riesce mai a raggungere livelli altissimi, a parte in poche occasioni.

Film in cui vengono usate due espressioni passate alla storia e che ricordano Totò anche a coloro che lo conoscono meno: l’ immortale “E io pago…” e la battuta , eccezionale anch’ essa “Nobless oblige: la nobiltà è obbligatoria”.

e io pago…

                                                                                                  E IO PAGO…

Volevo condividere con voi un mio recente acquisto che, a mio parere, merita…

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Si tratta dell’ immortale Totò in “47 morto che parla”. In questo film il grande comico interpreta un avaro barone Antonio Peletti che eredita un’ ingente somma di denaro e pietre preziose dal padre. Ma nel testamento viene espressa la volontà di devolvere il patrimonio in parte al comune e l’altra metà al nipote. E’ per questo che il figlio Totò fingerà di non saper nulla della cassa , nascondendola.

Vi ripropongo la scena migliore del film, che può farci capire l’ essenza della comicità di un tempo, distante anni luce da quella volgare e squallida di oggi…