incontrerai l’ uomo dei tuoi sogni di Woody Allen

                                                                AUTOREFERENZA STUCCHEVOLE

                                                                 voto : **                (USA/Spagna-2010)

Un’ anziana signora, Helena (Gemma Jones), frustrata e spaventata da una vecchiaia sempre più incombente, resa ancora più difficile dalla separazione col marito Alfie (Anthony Hopkins), decide di farsi aiutare da una medium fasulla, Cristal (Pauline Collins),  che non fa altro che riempirla di false speranze e promesse che le danno (insieme all’ alcool) la forza di tirare avanti. Intanto l’ ex marito Alfie, stimolato dalla separazione, cerca di rinascere e sposa una prostituta, Charmaine (Lucy Punch), che lui  spaccia per attrice di teatro. Parallelamente a questa storia, durante il film, se ne sviluppa un’ altra, quella della figlia di Alfie e Helena, Sally (Naomi Watts), costretta anch’ essa ad un matrimonio infelice con il fortunato (ma non talentuoso) scrittore Roy (Josh Brolin). Relazione resa difficile da una situazione economica instabile, complicata  dalla grande attrazione di Sally per il suo datore di lavoro, Greg (Antonio Banderas), e definitivamente rovinata dall’  innamoramento fanciullesco del marito di Sally, Roy, per la loro vicina di casa, la bellissima Dia (una bellissima Freida Pinto), che per seguire lo scrittore rovinerà oltre che a quello di Roy, anche il suo matrimonio con Alan (Neil Jackson).

Che negli ultimi quattro, cinque anni, Woody Allen non abbia più (per così dire) quella verve artistica di un tempo, non è una novità e sviluppare una critica semplicemente su quest’ aspetto risulterebbe oltre che stucchevole, piuttosto banale;  tuttavia  questa pellicola può essere catalogata come una delle peggiori performance del regista di “Annie Hall”. La sceneggiatura, che si basa sull’ entrelacement , risulta piuttosto movimentata ma troppo piatta, senza vigore, senza passione ma non tanto nella recitazione, che è buona per tutti gli interpreti, ma piuttosto nella direzione  e nella regia. Un cast del genere, che quasi mai si era visto nei film Woody Allen, non può fare miracoli e questa  sceneggiatura, stanca, noiosa e svogliata, emerge dopo non molto. I personaggi , almeno quelli principali, non sono mai stati così vicini a Woody Allen;  Helena, Alfie, e Sally, nei loro comportamenti, non fanno altro che impersonificare le classiche sfaccettature  dei personaggi del regista, che in altri film venivano inglobate solamente in uno dei protagonisti,  come avviene nel personaggio di Boris Yellnikoff in “Whatever Works”, dando così maggiore particolarità ai soggetti e di conseguenza migliore dinamicità alla storia. Sembra di essere di fronte ad un lavoro eccessivamente superficiale, un lavoro molto autoreferenziale e poco altro, che risulta ben presto quasi odioso allo spettatore per la sua arroganza espressiva, recrudescenza di una forma stilistica  presente anche nel suo penultimo lavoro “Whatever Works”,che però ha molte altre sfaccettature oltre a questa, che risulta essere quasi l’ unica del film, accompagnata da un citazionismo letterario spesso fine a se stesso. Un film stancante e parecchio deludente, che però si contraddistingue ovviamente dal classico clima stilistico che Allen riesce a dare alle sue pellicole, alle sue storie, ai suoi personaggi. Pochi sanno trattare e raccontare con l’ eleganza ironica e dissacrante di Allen i problemi quotidiani della classe medio alta occidentale, farcita di idosincrasie, ipocondrie, delusioni,passioni, amori… Ritratti magari non sempre realistici ma comunque splendidi.

Il titolo, che letteralmente sarebbe “Incontrearai uno sconosciuto alto e bruno” viene modificato nella traduzione italiana. Poco successo di pubblico, buon (ma ingiusto) trattamento da parte della critica.

 

 

 

I 25 migliori che?

                                                                                      OH MY GOD!

La situazione del Cinema Occidentale è già difficile di suo, se poi ci si mettono anche queste agenzie americane come EW, siamo costretti ad auspicarci un inevitabile collasso  futuro, a meno che non ci sia già  stato.

Riguardo alla lista, sulle posizioni non sono assolutamente d’ accordo e la metà dei nomi personamente li toglierei all’ istante. Quando ho letto i nomi di Paul Greengrass (in 23^ posizione), Sam Raimi (in 15^), Judd Apatow (in 14^) ho spento il computer, giurando di non accenderlo mai più ma ho resistito 3 minuti e mezzo. Ho quindi proseguito con la lista e quando mi sono visto Peter Jackson in 2^ posizione preceduto da Spielberg in 1^ con un artista come Eastwood in 19^ ho apprezzato il coraggio da un lato, ma dall’ altro mi sono vergognato per i giornalisti che hanno stilato questa lista.

Va bene che il Cinema dipende ormai da logiche di mercato e pubblicità ma a questi livelli, ha del redicolo. Che l’ Italia non sia presente in questa lista non è una novità ma, onestamente, non ci scandaliziamo sù. Ma che non ci siano nomi come Woody Allen, Francis Ford Coppola, Oliver Stone, Kim Ki Duk ha davvero dell’ incredibile…

Auguri Woody

Tanti auguri ad Allan Stewart Königsberg , il grandissimo Woody Allen, che è nato nel giorno di oggi nel lontano 1935 a New York, ovviamente. La sua città da sempre, con la quale ha un rapporto di continuo amore e odio…

1000 di questi giorno, con la speranza di rivederlo presto nelle sale, anche se le ultime realizzazioni denotano un po’ di vecchiaia del regista che, comunque, non smetto di amare.

Una delle maggiori menti del Cinema Occidentale…

basta che funzioni di Woody Allen

                                                                     PER ADESSO FUNZIONA… ANCORA.

                                                                               voto: ***       (USA-2009)

bastaBoris (Larry David) è un eccentrico, logorroico, ipocondriaco, presuntuoso e narcisista intellettuale solitario, un tempo grande fisico che, con il passare degli anni, è totalmente disincantato da tutta la realtà che lo circonda, tanto da aver cercato di suicidarsi, rimanendo, però, soltanto zoppo. Colmo di ideosincrasie ed ossessioni, la sua vita prosegue con un grande senso di inadeguatezza e paura (o speranza?) di morte, completamente isolato dal mondo, con cui ha dei rapporti soltanto per delle lezioni di scacchi a pagamento che dà a dei bambini, che tratta malissimo. La sua monotonia presuntuosa viene stravolta da una ragazza, Melodie (Evan Wood) che, per un’ “astronomica concatenazione di circostanze”, conoscerà Boris e stravolgerà la vita dell’ attempato luminare, ma non solo, anche dei suoi amici, rivoluzionando la vita dei protagonisti del film.

Una romantica dark commedy che comincia in modo repellente, con continui sproloqui infantili e a tratti retorici del protagonista che non è altro che una fotocopia perfetta di Allen e che fa venir voglia di alzarsi e andarsene dalla sala. Il film, però, prosegue in modo elegante e vivace. La sceneggiatura è tutto forchè originale. Per chi ha amato Allen e conosce il regista di Manhattan, dialoghi, sceneggiatura e scenografia sono comuni e già visti, già sentiti, ma certe gag, nel film, sono davvero divertenti, come non si vedevano da un bel pezzo. Il torpore degli ultimi film di Allen (anch’ essi copiati a loro modo da altri capolavori del regista) viene accantonato, cercando di realizzare una pellicola vecchia maniera, in cui il protagonista, in realtà, è Woody Allen, nessun altro. Ciò è dimostrato anche dalla location, di nuovo Manhattan come in “Annia Hall”. Superfluo dire che, come spesso è accaduto anche i n passato, l’ esperienza personale, intima di Allen si ripercuote clamorosamente sui suoi lavori. Anche qui accade.

Quasi un film testamento, poichè mai come quando si è vicini alla morte si è così spudoratamente autoassolutori. Classico finale, dove tutti i protagonisti si incontrano in un assurdo convivio per festeggiare il capodanno, in cui parlano della loro esperienza (anche questo già visto più volte nelle commedie di Allen). La filosofia di fondo del film è che davanti all’ assurdità della vita e al suo nichilismo, tutto converge in una sola frase: “basta che funzioni” e ho l’ impressione che questa “massima” Alleniana possa essere allargata anche alla Cinematografia del regista. Basta che funzioni e, onestamente, pur essendo poco originale, anzi pochissimo, funziona ancora. Eccome se funziona…

la fiamma del peccato di Billy Wilder

                                                                             LE ASSICURAZIONI CERTE VOLTE…

                                                                                      voto: ****         (USA 1944)

fiammaUn giovane assicuratore Walter Neff (Macmurray) con una provocatoria e perentoria eloquenza si innamora della moglie di un anziano molto ricco che deve rinnovare l’assicurazione dell’ auto. Ma l’amore è corrisposto e la donna induce l’uomo a far firmare al marito una costosa assicurazione sulla vita e di ucciderlo per ricavarne la grossa somma di denaro e vivere felici insieme. Il piano viene pianificato al dettaglio e tutto sarà compiuto. Ma per uno stretto collega assicuratore di Neff, Barton Keyes ( G. Robinson) , la storia non tiene e tutto andrà, poco a poco, sgretolandosi. Le utime scene sono anche quelle iniziali, in quanto tutto il film è raccontato in forma di flashback, per cui il protagonista, ormai ferito, lascia un messagio vocale in cui confessa tutta la sua storia.

Un grande film, un grande Noir, con tempi sceneggiativi perfetti, scenografie precise ed esatte (il film è quasi sempre girato di notte e spesso sotto la pioggia), fenomenali attori che interpretano il ruolo alla perfezione e dei dialoghi incalzanti ed estremamente affascinanti. La storia è appassionante e ricca di colpi di scena , dati anche da un tentativo da parte del regista di ricercare nei personaggi sensazioni, sentimenti e dubbi. Un ‘ottima introspezione psicologica. Grandissima l’ultima scena in cui il protagonista Neff , prima di morire si fa accendere una sigaretta dal suo amico assicuratore Keyes, che ormai ha scoperto tutto.

Uno dei film per cui nutro più affetto e che riguarderei ogni giorno (si fa per dire…). Ma se non vi fidate di me, sappiate che questo è il film preferito da Woody Allen. Infatti il regista lo cita nel film “Misterioso Omicidio a Manhattan” diretto nel 1993.

vicky, cristina barcelona di Woody Allen

                                                        E SE TI TROVASSI DAVANTI SCARLETT JOHANSSON…

                                                                                       voto: ** e mezzo    (Spagna-USA 2008)

Vicky-Cristina-Barcelona-Poster_midLe due amiche Vicky (Rebecca Hale) e Cristina (Scarlett Johansson) partono per Barcellona, invitate da degl amici di famiglia che le ospiteranno per il periodo estivo. Le due ragazze sono molto diverse fra loro. La prima è fidanzata, fedele e ordinaria, diciamo, dal punto di vista amoroso. La seconda invece è disinibita, provocante e alla ricerca continua di un amore travolgente. Oviamente quel simpatico bontempone di Allen le farà innamorare della stessa persona: l’affascinante e bravissimo Xavier Bardem che interpreta il bel pittore Juan Antonio, che propone alle due ragazze un rapporto a tre.

 Allen analizza e smonta un altro tabù sessuale e il suo coraggio è apprezzabile. Inoltre in un’ora e mezzo di pellicola riesce a trasmettere un calore scenico e, sceneggiativo e ambientale (per gran merito delle musiche) unico, che affascina estremamente lo spettatore, rendendolo partecipe perfettamente all’ intreccio. La conclusione tematica del film è buona e le due ragazze , profondamente diverse ma infatuate allo stesso modo del medesimo uomo, tornano a casa con gli stessi dubbi, desideri e prospettive di quando erano in partenza. Grandi musiche , in perfetta coesione con la sceneggiatura e fenomenali attori con una nota di merito per l’eccezionale Penelope Cruz che , per questa interpretazione, si è conquistata l’ Oscar per la miglior attrice non protagonista . Meritatissimo.

Tuttavia l’ Allen che conosco io e gli altri amanti del regista è un altro. Buone tematiche sviluppate, per carità, ma nel complesso il film risulta mediocre. Scusatemi ma dal regista di “Interiors”, “Un’ altra donna” e “Manhattan” mi aspetto sempre molto di più.

Ma forse mi devo convincere che quel regista, ormai, non esiste più…